Decenni di lavoro per il più accurato repertorio sui corindoni. “Ruby & Sapphire. A gemologist’s guide”, di Richard W. Hughes

Recensione Ruby & Sapphires HughesCominciamo prosaicamente. Avete in mente quando vedete per la strada un nuovo modello, mettiamo, di una Mercedes? Vi domandate come sia stato possibile migliorare senza snaturare la vettura precedente che era già un bel guardare. Richard W. Hughes ci è riuscito: ha rinvigorito ed aggiornato un testo che già era assurto a livello di standard internazionale. Un lavoro meticoloso che, dal 1997, è divenuto un classico per i gemmologi, un must per gli operatori che dei corindoni fanno il loro business. L’impianto del nuovo volume resta invariato: 12 capitoli che pongono i rubini e gli zaffiri vuoi naturali, trattati o di imitazione sotto i riflettori aggiornati della ricostruzione storica, delle indagini chimiche, fisiche, geologiche, ottiche. E sfogliandolo ci si rende conto immediatamente di quanto in vent’anni il mondo dei rubini e degli zaffiri sia cambiato. E in che modo poi ce lo dice lo stesso autore a pagina 240: “Due eventi hanno rotto l’equilibrio. Il primo è stato lo sviluppo della diffusione al berillio dei corindoni nel 2001… Il secondo elemento proviene da una direzione completamente diversa, la Cina continentale”. Infatti l’immissione sul mercato di zaffiri con trattamento di diffusione profonda di elementi in traccia s’è compiuta nei primi tempi in modo commercialmente ingannevole. A ciò ha fatto seguito l’alluvione di acquirenti nuovi, i ricchi cinesi, inesperti ed allarmati dall’aumento delle manipolazioni. Questi due fattori combinati hanno determinato la crescita della domanda di gemme quanto più possibili “naturali” ed un’impennata conseguente dei prezzi soprattutto dei corindoni non riscaldati.

Questi mutamenti del mercato e l’avanzamento delle tecniche di investigazione del ventennio passato sono rispecchiati nell’accresciuto numero delle pagine (734, cioè 222 in più della precedente edizione) del volume. Non ne serviva una di meno: oggi ci sono migliori strumenti di misurazione per documentare e rappresentare i fenomeni e quindi il corredo fotografico si fa più vasto ed esauriente, ora illustrando con migliore resa grafica quelle trattazioni che restano invariate, ora ampliando con chiarezza gli argomenti inediti. L’apporto scientificamente più intenso risiede nell’aggiornatissimo catalogo dei luoghi di reperimento visitati con meticolosa frequenza e sondati a grande scala, quasi – viene da pensare – miniera per miniera. I nuovi siti sono tanti, svettano quelli del Mozambico e del Madagascar, sostanzialmente delle new entries. Lo studioso però troverà singoli resoconti virtualmente da tutte le aree del pianeta in cui si siano rinvenuti corindoni. Ma il capitolo che più si arricchisce è ovviamente il quarto, “Colore, spettri e luminescenza”, redatto da una squadra d’eccellenza a supporto dell’autore: John Emmett, Emily V. Dubinsky e K. Scarratt. Si tratta in effetti di una disanima che, partendo dai fondamenti della spettrofotometria, porta il lettore per mano alla scoperta sia degli spettri (UV-Vis-NIR) rivelatori degli elementi cromofori caratteristici di una vasta serie di corindoni i cui colori adesso sono mappati e elencati, che degli spettri (FTIR) utili per investigare i trattamenti termici. Beh, forse i più giovani non si renderanno conto, sfogliando la sezione dei trattamenti, che lo studio della diffusione profonda nel reticolo cristallino, ormai familiare agli addetti, è materia di cui nel 1997 non si aveva neanche una pallida idea. Nel volume d’oggi l’argomento è esaurientemente trattato nella parte riservata alle alte temperature, laddove primeggiavano una volta i geuda dello Sri Lanka.

 


Molto accurati sembrano tutti gli approfondimenti che fluiscono nell’alveo della puntuale rendicontazione tecnica ma che pure dipanano l’arte sottile di Hughes di saper apparentemente divagare con lo scopo però di arricchire di contenuti quei temi laterali ed interessanti che altrove non troverebbero spazio. Una fra tante: come si potrebbe fare a meno della Dick’s Law a pagina 212? Il rischio cioè di trovare materiali non autentici aumenta in modo proporzionale all’avvicinamento alle aree minerarie. Hughes stesso è un eccellente fotografo. Ed attraenti e rivelatrici percepiamo le immagini scattate sul campo delle tante escursioni (spesso in compagnia dell’indimenticato Dana Schorr) insieme a quelle della nuova covata di giovani microfotografi delle inclusioni (Nathan Renfro, Danny Sanchez, sua figlia Billie, ma non manca un omaggio al maestro John Koivula). Gli amanti dei primati e delle classifiche, che in un ramo ad alto tasso di sindrome da Guinness Record come il nostro non mancano, trovano una nuova sezione con le gemme da record tra cui quelle aggiudicate alle aste.

 


Questo testo è soprattutto uno strumento di lavoro. In esso si scorge l’approccio metodologico che tutti ormai riconoscono in Richard Hughes. Ogni capitolo pone le lenti dell’indagine da un’angolazione differente: l’obiettivo del gemmologo per lui deve rifuggire dallo stallo di una posizione statica e predefinita. Tutto ciò che ha a che fare con i rubini e gli zaffiri ha diritto di cittadinanza. Ne consegue un lavoro svolto con eclettismo sincero, con lo scrupolo entusiasta dei naturalisti ottocenteschi, con la frequentazione e la documentazione dei luoghi dell’estrazione in uno sforzo di raggiungere lo stato dell’arte per ogni sezione. Nella compilazione Hughes ricorre poi al lavoro di gruppo e si fa talora felicemente confortare da specialisti che gli permettono di ottenere una rendicontazione sempre disinvolta e sicura degli aspetti geologici, chimici e fisici. Ma sullo sfondo, a ben guardare in trasparenza Hughes, pone la relazione che rubini e zaffiri intrattengono con i gruppi e con i contesti sociali. Senza il desiderio, la curiosità, la passione e la vanità degli uomini, la trattazione gemmologica perderebbe di senso perché sarebbe solo una mera compilazione. In questa chiave l’autore, seppur rispettoso dei padri nobili dell’indagine gemmologica, manifesta apertamente la sua eterodossia e la sua indipendenza di giudizio. Basta andare a vedere “l’eretica” idiosincrasia per i sistemi di classificazione del colore ed il suo scetticismo circa la corsa alla determinazione delle origini geografiche delle pietre preziose. Insomma – potremmo dire – un repertorio esauriente sui corindoni per l’autore non vuol diventare un’enciclopedia: sullo sfondo ci sono sempre e solo gli esseri umani.

Richard Hughes - Ruby & Sapphire

 

“Ruby & Sapphire. A gemologist’s guide”

Autore: Richard W. Hughes, con Wimon Manorotkul e E. Billie Hughes
Pubblicato a Bangkok da Lotus nel 2017

816 pagine, 240 x 280 mm
Copertina rigida

Acquistabile su www.lotusgemology.com al costo di 285$

 

 

 

Di Paolo Minieri, pubblicato su Rivista Italiana di Gemmologia n. 0, Gennaio 2017

Rivista Italiana di Gemmologia

La Rivista Italiana di Gemmologia è un network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose. Rivista Italiana di Gemmologia, the Italian Gemological Review, is a communication project masterminded by Trasparenze Group aiming to start in Italy a broad information framework for Gemologists as well as professionals involved daily in the gemstone business.

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