Le vostre amiche inclusioni. Il detective al party dell’identificazione. Prima puntata

Identificare quasi “biblicamente” le vostre amiche inclusioni è un’operazione necessaria ed essenziale ai fini del riconoscimento del naturale dal sintetico, come un thriller in più puntate. Da dove prenderà le mosse il lavoro investigativo? Farò in modo d’applicare la regoletta che mi son sempre imposto, nei miei trent’anni di divulgazione gemmologica, e cioè di propinare dei concetti scandalosamente ridotti al semplicismo, in modo da non annoiare. Ci vogliamo provare? Ecco qua. Chiedetevi semplicemente:

  1. Che forma, che colore e che trasparenza ha l’inclusione che sto osservando?
  2. È possibile ricondurre queste caratteristiche a qualche specifico minerale, oppure no?
  3. L’inclusione che sto esaminando si presenta associata ad altre aventi lo stesso aspetto, oppure d’aspetto diverso?
  4. E, di quest’ultime, m’è possibile ripetere i rilievi e le conclusioni di cui ai precedenti punti 1 e 2?
  5. Nel loro insieme, le inclusioni presenti nella gemma si connotano per associazione, posizione, orientamento, aspetto globale, e di che tipo?
  6. La forma, il colore, la trasparenza, la posizione, l’orientamento, l’associazione con altre inclusioni aventi caratteristiche eguali oppure differenti, nonché l’aspetto globale del tutto, mi riconduce ad un ambiente genetico naturale oppure no?
  7. Che tipi d’ambiente genetico possiamo avere, e come questo influisce sulla forma, sul colore eccetera eccetera, della/e nostra/e inclusione/i?

Cominciamo da quest’ultimo quesito. Prima però vorrei fugare una più che legittima suspicione, e cioè: se non ho una compiuta formazione in mineralogia ed in geologia, come diavolo farò mai a prender dimestichezza con tutti quegli astrusi nomi e concetti che mi si parano innanzi? Niente paura. Siete mai stati invitati ad un ricevimento ove la maggior parte dei convenuti non rientrava nel vostro usuale giro di conoscenze e dove avete stretto mani a non finire ripetendo il vostro nome a dei perfetti sconosciuti che vi propinavano il loro?

Alla fine del party, al netto dei beveraggi a tasso alcoolico, quanti son stati i nomi ed i cognomi che siete riusciti ad associare ad un volto? Se mi dite ‘tutti’, o siete degli incalliti tombeur de femmes o delle accanite ed insaziabili mangiauomini. Bene, se non appartenete a quest’ultime categorie, sappiate che lo stesso vi capiterà con le inclusioni. Solo al secondo o terzo o quarto incontro, i nomi ed i cognomi vi s’imprimeranno nella memoria, ben connessi a determinati volti. I volti, nel caso in essere, son le fattezze delle vostre inclusioni (vedi sopra), i cognomi saranno le specie mineralogiche ed i nomi le varietà delle specie mineralogiche. Per lo più, vi basterà ricordare il solo cognome. Esempi: corindone (cognome) in corindone (cognome); pirite (cognome) in quarzo (cognome) o corindone; apatite in spinello; olivina in spinello. Però potremmo avere spinello (cognome) in rubino [varietà (nome), della specie corindone (cognome)] birmano, oppure actinolite in smeraldo (varietà della specie berillo).

Se poi vi dovessi sussurrare all’orecchio che ai fini del riconoscimento non è tanto l’identità dell’inclusione ad essere determinante, quanto invece la sua età rispetto al cristallo ospitante, età desumibile dall’aspetto esteriore dell’inclusione e dal tipo di collocazione e giacitura nel cristallo ospitante, dovreste già mettervi cheti cheti. Ciò (doverosamente) detto, torniamo all’ambiente genetico. È, questo, strettamente connesso col processo (naturale od artificiale) che ha dato origine al formarsi delle sostanze (naturali, sintetiche od artificiali), e quindi anche delle inclusioni in esse sostanze contenute. Ma qui vi dobbiamo lasciare col fiato sospeso: scoprirete il resto nelle prossime puntate.

Di Luigi Costantini, pubblicato su Rivista Italiana di Gemmologia n. 2, Settembre 2017.

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