È il momento delle leggi minerarie. Rubini e giada in Myanmar restano in mano alle grandi imprese controllate

Chi abbia esperienza di gemme risalendo da Bangkok lo sa. Il sistema birmano è chiuso e, a differenza dalla Thailandia, non si è articolato sul territorio in una diffusione di piccole imprese estrattive, produttive o commerciali dinamiche e coordinate. Cambia il vento in Myanmar? Sotto il profilo della gestione economica il paese ha imboccato una relativa politica di liberalizzazione che ha messo in marcia uno sviluppo per lungo tempo rimasto al palo. L’ultimo quadriennio ha visto il PIL crescere in media del 7,5%, i giorni grigi della pianificazione forzosa, dell’isolazionismo, della brutale repressione sembrano ormai lontani. Ma allo sviluppo si associa uno stallo politico che, non diversamente dai vicini Vietnam, Thailandia e Laos, impedisce una piena transizione democratica. Lo scenario minerario delle gemme non fa eccezione e la situazione appare contraddittoria.

Il Myanmar si candida ad implementare l’adesione all’EITI (The Extractive Industries Transparency Initiatives) e ciò accrescerà la trasparenza nella gestione. Ma chi gestisce il banco è sempre un gruppo di imprese controllate dallo stato insieme ad altre formalmente private, ma nelle mani di personalità riconducibili ai militari (Myanmar Imperial Jade Company and Myanmar Ruby Enterprise). Il Parlamento ha approvato in prima istanza nel giugno del 2017 una nuova legislazione sollecitata in sostituzione di quella del 1994 che aveva di fatto ha consegnato giada e rubini sotto il rigido controllo delle élite di stato. Questo nuovo disegno però non soddisfa le condizioni per attrarre capitali stranieri ed è alquanto discriminatorio nei riguardi delle aziende artigiane di piccole dimensioni a cui sono preferite le grandi aziende estrattive già insediate e per lo più gradite all’establishment di Yangon. Il criterio si basa sul valore della produzione precedente e sull’anzianità della presenza, fattori che escludono i piccoli soggetti. Questa situazione influenza molto le operazioni nell’area della valle di Mogok nella quale s’è formato un comitato che si propone di far modificare la Legge proposta. Uno dei suoi componenti, il parlamentare U Ye Aung ha segnalato che ben 500 aziende con le licenze scadute hanno chiuso i battenti a Mogok.

Gem News a cura della redazione di Trasparenze News, pubblicato su Rivista Italiana di Gemmologia n. 2, Settembre 2017.

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