Un viaggio dal Madagascar al Mozambico, dalla natura al sintetico. Grazie a tutti

Una visione gemmologicamente manichea ha relegato le pietre sintetiche in un reparto d’isolamento frequentato solo da camici bianchi guardinghi e premurosi, come se il mercato dovesse essere salvaguardato da un pericoloso contagio. In altri casi, invece, le scienze dei materiali realizzati in laboratorio hanno ricevuto incoraggiamenti ad imitare i prodotti naturali, ottenendo risultati funzionali, economici e perché no, anche belli.

Altrove spesso si plaude alle nuove scoperte, ad esempio, di tessuti che sostituiscono le pellicce animali: sono altrettanto confortevoli e non causano morte ad essere viventi. Ci dovrebbe far piacere ridurre le pressioni sull’ambiente evitando utilizzi intensivi delle risorse. Costruire in laboratorio dei cristalli assai simili a quelli naturali è invece considerata un’operazione più sospetta che intrigante, una sorta di male necessario a propiziare il libero arbitrio della distinzione virtuosa: da questa parte le gemme sacre, autentiche e non intaccate, dall’altra parte quelle manipolate, costruite ad imitazione.

L’avvincente scorribanda di un grande esperto come Alberto Malossi nell’Atene dei fratelli Douros o nella California della famiglia Chatham ci restituisce un registro di narrazione e divertimento che mancava alle pietre sintetiche assieme a degli scatti di una bellezza che, oltre ad ammonirci professionalmente, ci sorprende.

Oltre ad Alberto Malossi i contenuti di questo numero si sono giovati dell’aiuto di Dick e Billie Hughes. Il titolo del loro articolo purtroppo non è traducibile. La Crystal Blue Persuasion è, tra l’altro, un pezzo della colonna sonora di Breaking Bad, la folgorante serie TV in cui la metanfetamina blu la fa da protagonista. Insomma, gli zaffiri blu del Madagascar sono uno sballo. Il messaggio è arrivato grazie a Dick che ne è lo studioso più importante al mondo e a Billie che ci offre una superba copertina e scatti nitidi che hanno il dono di sintetizzare con abbagliante immediatezza fiumi di parole. Grazie.

Grazie anche a Vincent Pardieu. Senza la sua documentazione e l’ampio spettro della sua testimonianza diretta non sarebbe stato possibile tentare di ricostruire nel modo più bilanciato possibile la vicenda delle tensioni e dei presunti abusi su minatori intorno alle concessioni di rubini a Montepuez in Mozambico. Il destino delle risorse preziose in paesi ancora deboli e svantaggiati può in controluce raccontare la storia della fragilità dei paesi africani alle prese con modernità e globalizzazione. I governi dovrebbero proseguire politiche minerarie autonome ed accettare uno sfruttamento precario ed inadeguato o farebbero meglio ad allearsi a grandi ed esperti gruppi multinazionali quotati in borsa? E questi ultimi possono conservare una verginità etica di fronte agli scompensi territoriali conseguenti al proprio insediamento? La Tanzania sta cercando la terza via e diamo conto del muro costruito a difesa della cintura produttiva di Tanzaniti.

Continua la rassegna dei minerali italiani, una guida che speriamo utile per gli appassionati ed i collezionisti, mentre proseguono le lezioni di avvicinamento al mondo delle inclusioni di Luigi Costantini, per noi italiani il guru della didattica. Buona lettura.

Di Paolo Minieri, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 4, Estate 2018.

Rivista Italiana di Gemmologia

La Rivista Italiana di Gemmologia è un network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose. Rivista Italiana di Gemmologia, the Italian Gemological Review, is a communication project masterminded by Trasparenze Group aiming to start in Italy a broad information framework for Gemologists as well as professionals involved daily in the gemstone business.

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