“Nothing Lasts Forever/Nulla è per sempre” è un docufilm sui diamanti costruito sulla Dezinformatsiya a stelle e strisce in salsa berlinese

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 17 nel 2023. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

Vede, Signor Direttore e Produttore Cinematografico Jason Kohn, in Grillolandia siam rimasti tutti basiti dal suo film-documentario “Nothing Lasts Forever/Nulla è Per Sempre”, divulgato sulla piattaforma Netflix dallo scorso febbraio 2023. Lei intende fare a pezzi l’industria dei diamanti. Ma qui, nel Vecchio Continente, siam stati così a lungo assoggettati agli afrori venefici e narcotizzanti che i sentori del sensazionalismo e della cattiva informazione fulmineamente li subodoriamo: sa, cose come le “spiritose invenzioni” (da certuni tradotte come bugie), i travisamenti della realtà (altrimenti dette menzogne), la manipolazione dei fatti (presentata come rivelazione di segrete verità), la mesmerizzazione del son (musica evocativa ed emotiva) et lumière (immagini scenicamente impattanti e montate in modo strumentale) le captiamo all’istante.

NOTHING LASTS FOREVER
Figura 1 – (Foto: Courtesy of Showtime Documentary Films and Kilo Films, via Dogwoof Press Release)

Il Grillo non si fida delle recensioni benevole e il film lo ha visto e rivisto con attenzione

Cosa vuole, 20 anni di Minculpop (Ministero della Cultura Popolare) a Roma, 12 anni di Reichministerium für Volksaufklärung und Propaganda a Berlino, e 73 di Otdel Propagandy i Agitacii (Agit-Prop) del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica a Mosca — tutti che invariabilmente si rivolgevano alle mitiche “Masse”, al Popolo voglio dire — ci han scafati di quel poco. Per cui, vede Illustre, mica ci siamo accontentati delle recensioni apparse sul britannico The Guardian(1), sullo Showtime Review(2), sul Jewelers’ Circular Keystone(3)(4), sul Midgard Times(5), sullo Screen Daily(6), sul The Hollywood Reporter(7), e sul portale online Josh at the movies(8). Oh, no. Le abbiam lette tutte, ci mancherebbe: siam rispettosi della pluralità di pensiero. Ma il fatto stesso che — salvo alcune eccezioni — le reazioni si sintonizzassero tutte sulla narrazione da Lei proposta e le tesi che la sottende, senza analizzarne criticamente il contenuto, ci ha messo in allarme: troppa similitudine con l’effetto di quegli olezzi di cui sopra. Sa, non c’è nulla di più sospetto dell’omologazione al pensiero unico, della cantata in coro: si tratta di cervelli portati all’ammasso o forzatamente o volontariamente. Nel caso in essere, visti i tempi storici, scarteremmo la prima ipotesi, ammettendo la seconda. Interessante capire la genesi del fenomeno.

Il Grillo ha dissezionato il suo film, l’uso del montaggio e della colonna sonora, le estrapolazioni fuori contesto. Martin Rapaport appare come un imbonitore, Lussier sembra montato e smontato da Blob

Lei ha scelto, per la Sua inchiesta/denuncia, le testimonianze di due insiemi di personaggi antitetici.

Il primo insieme, eterogeneo, è formato da accesi sostenitori del Suo “J’accuse” (il gemmologo Dusan Simic, la designer Aja Raden, il produttore di pietre sintetiche John Janik), si esprime senza diretto contradditorio, però, e ciò infrange la regola del “fair play” in un giusto confronto. Lei, così facendo, ha privato l’auditorio, lo spettatore, della capacità di formulare un equilibrato giudizio. Dalle nostre parti (le tane dei Grilli), ciò passa per faziosa manipolazione.

Dell’altro insieme fanno parte rappresentanti del “Consolidato Establishment” (lo dobbiamo chiamare The BIG DIAM?): il CEO della De Beers Stephen Lussier, l’editore dell’internazionalmente accettato listino prezzi Rapaport, Martin Rapaport, il già presidente del GIA Bill Boyajian. La crème de la crème dei biechi capitalisti, la personificazione degli avidi e truffaldini “Diamantari” da additare al ludibrio delle Masse, le deposizioni dei quali son consistite in estrapolazioni fuori contesto — in un indecoroso taglia e cuci — di dichiarazioni (puranche su argomenti non attinenti) risalenti addirittura ad anni prima (vedi M. Rapaport e B. Boyajian), il tutto “shakerato” con un mix di immagini ed un sottofondo musicale evocativi di drammaticità che nulla hanno a che fare con la realtà contingente della trattazione in essere.

Mi spiego: qual è il messaggio subliminale che Lei, Esimio Direttore, vuol convogliare alle turlupinate “Masse”, col tagliare l’intervista al CEO della De Beers, Lussier — intento ad illustrare gli innegabili e dimostrabili benefici che son derivati dall’associazione della Compagnia al Botswana — inserendo di botto un filmato di esplosioni e d’un leone che sbrana un elefante(1)(3), oltre che d’un leone pittorescamente intento ad urinare(8)? A Lei interessava appurare se quanto asserito dal Lussier corrispondesse o meno alla verità dei fatti(3), o allegramente non gliene poteva fregar di meno? Anche se, di mezzo, vi sono le sorti d’un Paese (Botswana) in via di sviluppo(3)? Tutto quel che a Lei sta a cuore è distruggere il Suo nemico, a qualunque prezzo? Ma lo sa che le stesse tecniche — benché condotte dal vivo e non tramite spezzoni di filmati bensì con altri mezzi e criteri — facevan la gioia del Procuratore Generale dell’URSS Vyšinskij, detto il giudice/boia di Stalin, in auge durante i noti processi delle famose Purghe? Mai visto, in filmati, qualche requisitoria? Inquietanti (e sinistri) riscontri, no?

Quali sono le corde emotive che Lei, Egregio, intende far vibrare nello spettatore, col sovrapporre alla voce del sopraddetto Lussier la colonna sonora — nel suo ipnotizzante motivo principale composto dal famoso Riz Ortolani — del film dell’orrore, datato 1980, “Cannibal Holocaust”(5)? Quelle atte ad indurre un semplice riflesso pilomotorio (pelle d’oca), o che? A qual fine, di grazia, col relazionare magari questo tema musicale alla “rivelazione” delle “pluridecennali nefandezze” perpetrate dai moguls del marketing di quella “fraudolenta fuffa” (il Diamante), ai danni degli sprovveduti consumatori? Geniale!

E che mi dice di Martin Rapaport? Estrapolare delle battute da sue conversazioni o presentazioni e scientemente approntare una scenografia ambientale poco confacente in cui porlo, talché s’ingeneri nello spettatore l’impressione d’un imbonitore da film di Woody Allen, non è proprio il meglio, in fatto di fair play(6). Dipingerlo poi — sempre per bocca d’altri (uno spettatore alla premiere del Film Festival di Berlino del febbraio 2022)(3), mi raccomando! — come un venale furfante, senza riportare il di lui diniego ad includere — nel suo noto listino — i Diamanti Sintetici (che ne avrebbero ancor più gonfiato le tasche), ci pare tendenzioso anzichenò(3). Al pari di non menzionare la battaglia che il medesimo soggetto ha sempre condotto contro i “Diamanti Insanguinati”. Bagatelle di poco conto, Monsieur le Directeur? Ovvero teoremi a senso unico intesi non solo a screditare il personaggio ma un’intera categoria?

Morale: alla luce di quanto sopra, Lei è credibile oppure no? Le concediamo il beneficio del dubbio, se la disamina di quanto accampato dai Suoi sostenitori risulta pure credibile.

Arrivano i “buoni”, le colonne portanti della Sua narrazione, gli infervorati apologeti della Sua Rivelazione. La prima Star del film, Dusan Simic

NOTHING LASTS FOREVER
Figura 2 – Dusan Simic in un frame del documentario. (Foto: Courtesy of Showtime Documentary Films and Kilo Films, via Dogwoof Press Release)

Dusan Simic: Diplomato in Scienze Naturali e Matematica all’Università di Belgrado nel 1983; Certified Gemologist presso la German Gemological Association, Idar Oberstein, Germania (1989); Scientific Gemologist Certificate presso lo Swiss Gemological Institute, Basilea, Svizzera (2004); per 6 anni Research Gemologist presso l’European Gemological Laboratory; per 2 anni Developer General Manager presso Gemology Headquarters International, India; per 25 anni Research Gemologist presso l’AG&J/LLC Analytical Gemology and Jewelry. Un ben nutrito ed impressionante CV, niente di che dire(9). Un pezzo grosso della gemmologia, par di capire, Lei s’è andato a scegliere come testimonial, Signor Direttore. Dalle di lui labbra Ella raccoglie il distillato della verità ch’Ella svela: «I Diamanti Naturali e quelli Sintetici son a tutti gli effetti identici. Dal punto di vista gemmologico, non c’è realmente differenza alcuna»(6)(2)(5). Ma davvero, Gospodine Simic*? Da un punto di vista gemmologico (scientifico), non all’osservazione ad occhio nudo, abbiamo capito bene? Ed allora, se non v’è differenza alcuna da un punto di vista gemmologico, su che cosa si basa — secondo lei — la strumentazione messa a punto dalla DTC (De Beers) ancora nel primo quinquennio del 2000, per l’identificazione del Diamante Naturale dal Diamante Sintetico (HPHT e CVD)? Mai sentito parlare di marchingegni come il “Diamond View” ed il “Diamond Sure”? Il primo per la rilevazione della diversità nelle configurazioni d’accrescimento — tra Naturale e Sintetico — avvalendosi della Fluorescenza ad Onde Corte inferiore ai 253,7 nm; il secondo per accertare la presenza o l’assenza dell’assorbimento ai 415,5 nm oppure dell’assorbimento dei Centri N3 tipici dei Diamanti di Tipo IaAB (pure in Diamanti montati e di piccole dimensioni)? Mai sentito nominare roba come Spettrofotometria all’Infrarosso (FTIR), Fotoluminescenza PL, Fluorescenza a Raggi X? Aggeggi al di fuori della portata del normale operatore commerciale, dati gli elevati prezzi, dice lei? Certo, ma tutti gli Istituti Gemmologici di primaria importanza, in giro per il mondo, se ne son dotati, già da quegli anni, ed un sensato operatore del settore non avrebbe omesso di ricorrere ai loro servigi. A protezione della propria reputazione ed a garanzia dei propri clienti. Oggi, poi, col “Natural Diamond Detector Magilab EXA” (€ 9.300) oppure col “Dia True CX CVD/HPHT Detector” della OGI (± € 7.000), anche il gioielliere o il gemmologo tuttofare non han più problemi a risolvere “in casa” i loro dubbi. Pensi, li vendono persino in Italia, questi aggeggi, da “anni annorum”. E non mi verrà mica a dire, Mr. Simic, che per l’HPHT non s’è mai avvalso d’un semplice microscopio a 10–70 ingrandimenti per il riconoscimento delle tipiche inclusioni del Sintetico, o d’una coppia di polarizzatori incrociati per visualizzare “l’Effetto Tatami” o, ancora, delle reazioni differenziate di Luminescenza agli UV, alle Onde Lunghe ed alle Onde Corte, nel Naturale e nel Sintetico? A questo punto, potremmo — di grazia — esser messi al corrente del metodo da lei, Mr. Simic, messo a punto per differenziare il Diamante Naturale dal Sintetico, metodo descritto dal “Showtime Review” come frutto della di lei “considerevole competenza scientifica”(2), oltre che un breve résumé su quel Diamante Sintetico da lei concepito e capace di dar scacco matto anche al suo stesso metodo identificativo(8)? Sa, qui non è mai giunta eco, né di questo né di quello. Strano, dacché nulla sfugge all’occhio vigile del Grande Fratello BIG DIAM ed alla sua stampa specialistica. Insomma, Insigne Direttore Kohn, pare proprio che la figura chiave (una delle Star del film, dice Rob Bates del JCK(3)) su cui s’impernia tecnicamente la Sua escatologica denuncia, non regga la prova del nove, in quanto a credibilità. E, se tanto mi dà tanto, sorge pure il dubbio che il motivo per cui il poveretto (Dusan Simic) è finito a fare il taxista con la Uber nell’East River di New York(7) non risieda nelle bieche manovre, ai suoi danni, della cattivona De Beers(6), quanto invece in una più banale conclusione facilmente traibile anche da parte dei meno dotati di Q.I. Ovvìa, Direttore, come mai non ha scovato una “colonna portante” scientificamente di maggior valenza, anche se tampoco così titolato? Qui casca il palco, casca!

La seconda Star del film, Aja Raden, ovvero la storia dell’arciduca d’Austria Massimiliano d’Asburgo scambiato per il Duca di Borgogna e la negata preziosità dei diamanti e dell’oro

Aja Raden, la seconda architrave della Sua Buona Novella, o Stimato Direttore(8): data da Macmillan Publishers come “Scienziata Qualificata, Storica Colta (Storia Antica e Fisica all’Università di Chicago), per 7 anni Senior Designer di Gioielleria (Tacori Co., Los Angeles), a capo della Divisione Aste della famosa Casa Kahn” e perciò “Espertissima” del settore(10). Qual è il Verbo professato da questa matronale Sacerdotessa della Rivelazione, che sintetizza il leit motiv dell’intero Suo filmato? Sommariamente: “La De Beers ed i Poteri Forti che controllano l’Industria del Diamante (i BIG DIAM, diciamo noi, ndr) han creato un’illusione così spettacolare da divenire realtà e verità”(8). «Una bugia su d’una bugia che tratta d’una bugia riguardante una bugia»(8). Una tradizione, quella del Diamante come simbolo di perduranti sentimenti e come epitome d’elevato valore, senza fondamento alcuno, poiché, a detta della Colta Storica: «Il dono d’un Diamante incastonato nell’anello di fidanzamento (circostanza che dette l’avvio alla costumanza), da parte del Duca di Borgogna alla di lui futura moglie Maria, nel 1477, non stette a significare il simbolo d’un eterno amore bensì uno strategico omaggio al di lei padre (al quale l’anello, in realtà, fu dato) in vista di accordi politico-diplomatici su d’una spartizione di terre»(6). Ora, o le parole della Colta Storica son state mal riportate, o è la Colta Storica che ha mal studiato o ricordato, fatto sta che la promessa sposa era Maria di Borgogna, unica figlia del Duca Carlo, ed il futuro sposo non era il Duca di Borgogna, bensì (nel 1477) l’Arciduca d’Austria Massimiliano d’Asburgo divenuto poi (nel 1508) Imperatore del Sacro Romano Impero assumendo il nome di Massimiliano I. La spartizione di terre consistette, invece, nell’acquisizione — per via ereditaria in virtù del contratto matrimonio — della Contea di Borgogna e dei Paesi Bassi. Tanto dovevo alla Colta Storica, per la precisione. Metti ch’ella abbia ragione nel sostenere che non si trattò d’un pegno d’amore, ma d’una ben calcolata ed opportunistica mossa sottesa da interessi meramente economico-dinastici. Interessante, però, rimane il quesito: come mai il buon Massimiliano, per meglio capitalizzare, non recò in dono un paio di begli scrigni ricolmi d’oro e d’argento, come s’usava in simili circostanze, ma — come riferisce, in base alle impressioni riportate, il recensore del “The Hollywood Reporter” dopo aver visionato il film — «un pezzo di roccia, neanche quel granché rara, che è stato impregnato di poteri soprannaturali mediante un po’ di taglio, un po’ di sfaccettatura e lucidatura, un sacco di fissazione di prezzi ed una delle campagne di marketing di maggior successo, rispetto a qualsiasi altro prodotto, nella storia dell’umanità»(7)?

Aja Raden in Nothing lasts forever
Figura 3 – Aja Raden in un frame del documentario. (Foto: Courtesy of Showtime Documentary Films and Kilo Films, via Dogwoof Press Release)

Già, come mai il detto Massimiliano elargì un pezzo di roccia al netto di tutto il resto, visto che, nel 1477, tutto il resto era ancora al di là da venire, consistendo i tagli in primordiali forme (a tavola, a carré, a rosetta, ad ottaedro smussato), ben lontani dal taglio Mazzarino (1661), Peruzzi (1680), Tolkowsky (1919), il solo — quest’ultimo — ad esibire appieno il potenziale ottico del materiale Diamante, grazie alle scoperte di Von Röntgen (Raggi X, 1895) e Von Laue (Diffrazione a Raggi X, 1914)? Elementare, Watson! Per il semplice motivo che, con l’Oro, il Diamante è l’unico materiale naturale — ciò riconosciuto sin dai tempi biblici — a cui son state attribuite proprietà di inalterabilità e, pertanto, durevolezza (non durezza) nel tempo. Infatti: il primo è inattaccabile dalla maggior parte dei composti chimici, reagisce in pratica solo con l’Acqua Regia (miscela costituita da una parte di Acido Nitrico e tre parti di Acido Cloridrico) e con lo Ione Cianuro; il secondo, altrettanto resistentissimo agli agenti atmosferici, non è fusibile, è inattaccabile da acidi ed alcali e da qualsiasi altro agente chimico, fatta eccezione per il Nitrato di Potassio o il Carbonato di Sodio fuso. Che poi l’Oro fosse (ed è) un metallo tenero, pesante, duttile, malleabile e d’un bel colore (giallo) atto alla lavorazione anche fine, mentre il Diamante fosse (ed è ancora) la sostanza naturale più dura che si conoscesse (conosca), da cui la denominazione di Yahalom in ebraico e di Adamas in greco, nelle loro accezioni di “pietra che non si poteva colpire od infrangere con nessun altro materiale conosciuto” (ma con cui si potevano lavorare tutte le altre pietre conosciute) ovvero “l’invincibile”, non è da considerarsi una contraddizione in termini, ma la ragione stessa della loro preziosità, perennemente riconosciuta.

Tanto da trovar citazione, come pietra preziosa per eccellenza (col termine Yahalom) nei libri Esodo (20,18) ed Ezechiele (28,13) dell’Antico Testamento; come Adamas in opere del poeta greco dell’VIII secolo a.C. Esiodo; nei testi lapidari indiani Ratnapariska di Buddhabhatta (anteriore al VI secolo) e Brihatsamhita di Varahamihira (del VI secolo) e nel De Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (I secolo d.C). Ma, soprattutto — udite, udite! — nell’antico manoscritto del IV secolo a.C. in sanscrito Arthashastra (tradotto come “Scienza dell’Utile”) di Kautilya, ministro del Re Chandragupta Maurya, manoscritto che dà conto del fiorente commercio, in atto nel Regno, del Diamante proveniente dalle miniere di Golconda (India), oltre che della regolare imposizione fiscale e doganale che ne derivava. Ci vuol tanto a capire come mai Oro e Diamante (materiali rari, inalterabili e durevoli nel tempo) assursero al rango di materiali preziosi aventi valenza di valuta di scambio? A questo punto, Preclara e Colta Storica Aja Raden, risulta puntualmente dimostrato che l’asserzione a lei attribuita «Una bugia su d’una bugia che tratta d’una bugia riguardante una bugia»(2)(3), relativamente alla “creata illusione” circa la tradizione ed il valore del Diamante è — non dico, essa sì, una bugia — ma talking s**t (benevolmente tradotto come parlare a vanvera).

Stephen Lussier,
Figura 4 – Stephen Lussier, ex Executive Vice President for Brands & Consumer Markets del gruppo De Beers, in un frame del documentario. (Foto: Courtesy of Showtime Documentary Films and Kilo Films, via Dogwoof Press Release)

L’architrave della narrazione perde credibilità in toto. E così pure tutti i palingenici sproloqui di Aja Raden (Scienziata, Storica ed Espertissima)

Aja Raden dice: «La tradizione del Diamante come simbolo del ‘Per sempre’ è un’invenzione della De Beers che ha capitalizzato sul boom economico del secondo dopoguerra; è capitalismo mascherato da tradizione»(2).

«La scarsità del Diamante è una cavolata» (traduzione edulcorata di bullshit)(2). Spiacente, cara amica Espertissima e Scienziata Qualificata: il Diamante Naturale è una delle forme più rare di uno degli elementi più comuni in Natura (il Carbonio). Dei tre milioni di composti che contengono Carbonio, per la maggior parte di origine organica, due sole sono le forme di Carbonio cristallizzato, d’origine inorganica, costituite quasi interamente di quest’elemento: Diamante e Grafite. Il primo (la sola gemma costituita da un solo elemento) formato al 99,98% dell’elemento Carbonio, cristallizza nel Sistema Cristallografico a maggior simmetria, ovvero nel Sistema Cubico o Isometrico. La cristallizzazione avviene solamente a temperature comprese tra i 1100 ed i 1625 °C ed a pressioni varianti tra le 46.000 e le 60.000 atmosfere, quali si possono avere a profondità, nella Litosfera, oltre i 150 km. La sua genesi si fa risalire alle prime fasi della formazione del nostro pianeta, iniziatasi circa 5 miliardi di anni fa, in un’età geologica compresa tra gli 800 milioni ed i 1800 milioni di anni addietro. Il Diamante Naturale, pertanto, è un prodotto irripetibile di Madre Natura, in quanto generatosi in un irripetibile processo geologico naturale (di segregazione magmatica, ovvero di raffreddamento della crosta terrestre), in presenza di particolari condizioni ambientali di temperatura e pressione. In questo, cara amica, risiede l’unicità e la rarità dei Diamanti Naturali, che stanno alla base del loro valore. Non certo nel fatto che, come lei asserisce, «la De Beers li accumula in segreti caveaux per poi lentamente immetterli sul mercato al fine di gonfiarne i prezzi». Questa è una politica seguita per mantenere in tensione i prezzi, garantendone quindi la stabilità, ma non certo la loro ragione. E questo è il motivo per cui i Diamanti Sintetici, producibili ad libitum in laboratorio, potranno imitare nel loro aspetto esteriore la controparte naturale, ne potranno avere la stessa composizione chimica e molte delle proprietà fisiche ed ottiche (non tutte), ma non potranno mai esser considerati un prodotto irripetibile e raro (e quanto sopra esposto dovrebbe render giustizia anche all’asserzione «[…] cos’è che rende un diamante naturale un oggetto di valore? La sua bellezza? Le sue dimensioni?»). È un po’ come dire: cos’è che rende un oggetto di valore “La ragazza col turbante” di Johannes Vermeer o “La notte stellata” di Vincent Van Gogh, rispetto alle loro contraffatte imitazioni(4)(1)? Talché non ci saran né Santi né Madonne capaci di tenerne (dei Sintetici) stabili i prezzi, tant’è che è notizia della fine d’agosto di quest’anno (2023) che detti Sintetici stanno scontati al 99% rispetto al Listino Rapaport (riferito ai Naturali). 99% off, capite? (JCK Online Aug 28, 2023). Tant’è che a Filadelfia (USA) v’è un gioielliere che s’è messo a regalar via — ad ogni cliente che gli acquisti un anello da fidanzamento montato col Naturale, valore minimo $ 548 — un Sintetico da un carato. Nuova del 24 agosto scorso, su Idex Newsletter(11).

Ci si deve chiedere come mai, o no? Semplice questione di legge della domanda e dell’offerta: se quest’ultima sopravanza di gran lunga la prima, i prezzi scendono. Visto che, negli ultimi anni, c’è stato l’assalto alla diligenza del Sintetico da parte d’un nugolo di bande armate (armate di presse BARS o altro e/o di camere plasmatiche a microonde), senza calmieramento alcuno, questo è il risultato. E pure, Stimato Direttore, da parte di bande di maneggioni installatisi in abbandonati impianti industriali cinesi ridotti a cumuli di ferro vecchio, come da Lei lasciato intendere nel suo pregiatissimo docu-film. C’è da meravigliarsi se la produzione di Diamante Sintetico ha assunto le proporzioni delle colate laviche dell’Etna?

A John Janik, un illustre sconosciuto (nel settore), laureato con tanto di PhD in “Crystal-Making” (boh?) è stato affidato il compito di sputtanare la De Beers

Janik è un produttore di pietre sintetiche varie incluso Diamante, da Lei, Direttore, intervistato in quel di Salt Lake City, Utah(7)(2). A costui Lei affida il compito di sputtanare la De Beers (forse magari vorrebbe prenderne il posto, visto che questa è dal 1958 che produce Diamante Sintetico per usi industriali e, negli ultimi anni, anche per la gioielleria, con tanto di etichettatura?), ricorrendo ad inconsistenti interlocuzioni mascherate da una pennellata di scientificità. Non riportiamo e non replichiamo alle di lui affermazioni, la cui consistenza può esser valutata da frasi come: «il valore del Diamante (Sintetico) risiede nella capacità tecnologica […] ha lo stesso potenziale di trasformazione che aveva il silicio e penso che probabilmente entro 15–20 anni vedremo dei transistor a Diamante incredibilmente veloci in molti dei nostri dispositivi personali […] lo consideriamo una pietra preziosa, quindi devo fare quello che devo fare e cioè fare soldi distruggendo l’industria delle gemme per creare una nuova industria più preziosa […] è distruzione creativa, non lo diceva Shiva?». Per quanto concerne le prime predizioni, può darsi che queste si verifichino. Lui, come produttore di Sintetico, ci spera proprio. Per il resto, il lettore ne giudichi lo spessore e la congruità.

NOTHING LASTS FOREVER
Figura 5 – (Foto: Courtesy of Showtime Documentary Films and Kilo Films, via Dogwoof Press Release)

Ancora la novella Cassandra Aja Raden. Dice: «Tutti i diamanti sono uguali e nessuno di loro vale niente»

Se abbiam capito il senso della frase e se la “nostra” Espertissima si riferisce al Sintetico, stando alle informative di fine agosto 2023 (vedi sopra), magari ci ha azzeccato. Chapeau! Si direbbe che lei, o Scienziata Qualificata, abbia il dono della preveggenza, visto che il film è stato girato nel corso dei dieci anni precedenti la sua uscita(8).

Che poi lo sia, una novella Cassandra, Aja Raden, lo si può pure evincere dalla campana che fa suonare per il Diamante Naturale (o si tratta di qualche altro intervistato?). Ci sovvien, a questo proposito, un certo Epstein che, nel 1982, se ne uscì con un libro imperniato sulla predizione della fine del Cartello De Beers e del Diamante (Naturale). Ci fece qualche bel soldino, il “nostro” Epstein, data la dirompente (per allora) novella. Il suo libro è finito in discarica, di lui non s’è più tanto sentito parlare, ma il Diamante è ancora qua, “vivo e vegeto” si potrebbe dire. Vediamo un po’ con la nuova Cassandra, come la si metterà…(4)

«Non tutti i Diamanti provengono dalle gallerie di quella miniera in Botswana. Vi sono, mescolati coi ‘veri’ Diamanti, anche dei Sintetici che tutti i Dusan Simic di questo mondo avrebbero grossi problemi ad individuare»(2). Nostro impietoso commento: Dusan Simic e quanti come lui, senz’altro avrebbero grossi problemi. Vedere sopra, alla voce Dusan Simic. Per tutti gli altri (seri e preparati), no. Vedere sempre sopra.

Mi permetta, Insigne Direttore, di farLe inoltre notare che i suoi dati non sono aggiornati. La narrazione mischia surrettiziamente i piani temporali

Per quanto concerne “Il Cartello” monopolistico della De Beers, o Lei è rimasto indietro di qualche decennio oppure scientemente sta passando carte false, facendo credere che le cose siano ancora messe a questo modo: l’asserito controllo dell’80–90% del mercato del Diamante (Naturale) risale agli anni ’80 del secolo scorso. Oggi siamo a meno del 25%, per vari motivi(3)(4).

Idem per quanto riguarda la messa al bando della De Beers negli States, in base alle locali leggi anti-trust: acqua passata da mo’. E Lei lascia intendere che la faccenda stia ancora in piedi. Come definirebbe tutto questo cumulo di bugie? Se la vorrebbe cavare dicendo, papale papale, che «la fine del Cartello della De Beers non è rilevante ai fini della Sua narrazione»(3)? Questa, in Grillolandia, la chiamiamo disonestà intellettuale(3).

Per quanto attiene quel 20% di Diamanti venduti in gioielleria come Naturali e che invece son Sintetici, come stimato da un Suo intervistato(1), e l’asserzione che quest’ultimi — irrintracciabili, a detta sua — si son già talmente infiltrati nel mercato che gli operatori commerciali preferiscono non parlarne(1)(6), potrebbe cortesemente spiegarci:

  • In base a quali dati statistici il Suo intervistato ha quantificato quel 20%?
  • Poggiando su quali fondamenta lo stesso personaggio (che si fa megafono del messaggio generale del filmato) definisce i Sintetici non rintracciabili, se da buoni 20 anni è stata messa a punto tutta una gamma di strumenti atti alla loro (anche del melée) individuazione, e di tale strumentazione si son dotati — da 20 anni — tutti gli Istituti Gemmologici primari che rilasciano “Certificati” ed, anzi, pure “Certificati” specificatamente dedicati al Diamante Sintetico?
  • Perché mai, se gli operatori commerciali preferiscono sottacere “il problema”, non passa mese — da decenni, da quando cioè il Sintetico di qualità gemmifera ha fatto la propria comparsa in quantità ed a costi apprezzabili ed accettabili — che le riviste periodiche del settore d’almeno tre continenti non dibattano ampiamente “il problema”, che “il problema” non venga trattato nei convegni, nelle conferenze del comparto gioiellier-orafo, internazionalmente?
  • Come spiega Lei, Eccellenza, la natura del “problema”, se “il problema” non è un problema, dacché esiste una specifica richiesta — da parte del pubblico (specialmente nella fascia giovanile a corto di dané o non in vena d’aprire tanto il portafoglio) — di Diamanti Sintetici, tant’è vero che ad Anversa lo si “certifica” e lo si può identificare dalla metà degli anni 2000, e che il dibattuto problema è circoscritto ai patenti casi di disonestà di pochi approfittatori?
  • Perché mai Lei getta indiscriminatamente fango su d’una intera categoria di operatori, ben sapendo che — come in tutti i settori delle umane attività — anche in questa vi sono dei furfanti e dei lestofanti che però vengono emarginati e banditi dai colleghi la cui reputazione professionale (di basilare importanza in tale tipo d’attività) si fonda tutta sulla fiducia?
Il filmmaker Jason Kohn.
Figura 6 – Il filmmaker Jason Kohn. (Foto: Kimberley Hassett, via Dogwoof Press Release)

Per concludere: il film “Nothing Lasts Forever/Nulla è per sempre” non è che un esercizio di puro sensazionalismo costruito sulla manipolazione e la disinformazione

Per concludere, Esimio Signor Direttore e Produttore Cinematografico Jason Kohn, il Suo minestrone da un’ora e 27 minuti di “bugie su delle bugie che trattano di bugie riguardanti delle bugie” – giusto per parafrasare una delle Sue Star, non si rivela altro che quel che è: sensazionalismo realizzato con magistrale tecnica manipolatoria e fuorviante, degno d’un Premio Oskar a Mosca (Alrosa permettendo), patria di consolidata tradizione della Dezinformatsiya. Se ad Hollywood, per questo Suo capolavoro, nessuno se La dovesse filare, e se a Berlino la consacrazione non fosse avvenuta, provi lì. Nel frattempo, ci lasci almeno un recapito di casella postale, poiché un indirizzo mail, un numero di cellulare, o qualcosa insomma ove contattarLa personalmente per ulteriori spiegazioni, non è dato avere. Visto anche che da nessuna parte s’è riusciti a sapere, di Lei, più di così. Neanche l’attuale luogo di residenza, giusto quello di Sua venuta al mondo (New York), l’anno di nascita, il 1984 (o il 1979?), e la recensione dei Suoi tre film, incluso questo (tutti d’incassi piuttosto miserandi, parrebbe)(12)(13). Come mai tanta reticenza?

Un deferente saluto,

Grillo Sparlante


Note

(1) https://www.theguardian.com/film/2023/feb/08/nothing-lasts-forever-review-lab-grown-v-authentic-in-murky-diamond-biz-doc

(2) https://decider.com/2023/02/10/nothing-lasts-forever-showtime-review-stream-it-or-skip-it

(3) https://www.jckonline.com/editorial-article/showtime-diamond-nothing-lasts

(4) https://www.jckonline.com/editorial-article/why-the-diamond-business-keeps-getting-slammed

(5) https://moviesr.net/p-nothing-lasts-forever-netflix-review-a-captivating-documentary

(6) https://www.screendaily.com/reviews/nothing-lasts-forever-berlin-review/5167322.article

(7) https://www.hollywoodreporter.com/movies/movie-reviews/nothing-lasts-forever-review-1235090066

(8) https://joshatthemovies.com/2022/03/12/sxsw-2022-nothing-lasts-forever

(9) Profilo LinkedIn di Dusan Simic.

* Gospodine Simic: Signor Simic, in serbo.

(10) MacMillan Publishers, Aja Raden: https://us.macmillan.com/author/ajaraden

(11) http://www.idexonline.com/Memo?Id=48826

(12) https://www.rottentomatoes.com/celebrity/jason-kohn

(13) https://pro.imdb.com/name/nm1161623


Gemmologia controcorrente dal “Grillo Sparlante” Luigi Costantini, pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 17, Autunno 2023

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Luigi Costantini
Luigi Costantinihttps://www.rivistaitalianadigemmologia.com/autori/
Contenuto realizzato per IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose. // Content created for IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), a broad information framework for Gemologists as well as professionals involved daily in the gemstone business.

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