Liberarsi di De Beers vuol semplicemente dire che il rame vale più dei diamanti

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 19 nel 2024. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

Le prime indicazioni sono arrivate il 14 maggio 2024. Un documento del gigante minerario Anglo American parlava esplicitamente di “trasformazioni del portafoglio”. Alcuni settori, come il carbone siderurgico e il nickel, dovevano essere dismessi. Ma c’è stata una sorpresa: De Beers, che appartiene per l’85% ad Anglo-American e per il 15% al governo del Botswana, è anch’essa nel mirino del ridimensionamento. E potrà essere scissa o venduta.

A ben vedere però lo Year End Financial Report di Anglo American del febbraio 2023 aveva già destato qualche allarme. Il valore contabile aggregato aveva superato l’importo recuperabile e dunque s’è dovuto stimare il bilancio al ribasso, a 7,6 miliardi di dollari. Nell’esercizio precedente, gli utili del gruppo erano diminuiti del 94%.

Qualcosa era nell’aria. Ma sembrava riguardare la galassia delle materie prime di Anglo American nel suo insieme. Pochi s’aspettavano che nella rimodulazione si proponesse un colpo di mannaia proprio sul ramo dei diamanti. Certo, alla sofferenza del gruppo corrisponde una sofferenza della controllata De Beers. Ma per la verità il fatto che anche De Beers non se la passasse bene e le vendite fossero andate giù del 36 per cento, a 3,63 miliardi di dollari (con i prezzi per carato scesi del 25% a 147 dollari) non aveva fatto gridare allo scandalo. Alti e bassi sono una costante di un mercato difficile e capriccioso come quello delle materie prime che alimentano la produzione dei beni di lusso.

Invece si tratta di una doccia fredda. L’intera filiera della gioielleria e delle pietre preziose ha sempre funzionato come se, al riparo da bruschi rivolgimenti, se la potesse cavare sempre per il semplice fatto che l’andamento delle economie su scala planetaria segue continui processi di ridistribuzione della ricchezza. Per il comparto del lusso la via d’uscita consiste nel fatto che i volumi stagnanti delle economie in declino sono compensati dalla crescita del potere d’acquisto delle economie rampanti. Bisogna solo che i mercati emergenti siano “educati” al consumo di diamanti e che le culture locali li assumano come simboli di prosperità. Basta vedere quanto ha fatto negli ultimi decenni in Cina il marketing del diamante per fare con successo concorrenza alla giada.

Ma quanto l’outlook dell’intero comparto deve essere fosco se Anglo American ha messo i diamanti tra i rami da tagliare? Perché ha ribassato la valutazione dei propri asset? Cosa sarà dei diamanti se Anglo American ha tanta urgenza di liberarsi di De Beers? Queste sono le domande decisive che si fanno in tanti.

Ci sarà un segnale di fiducia e di riscatto da parte di chi comprerà Anglo American? Dopo settimane di tesi colloqui BHP, la più grande società mineraria al mondo (opera in 25 paesi con 36000 dipendenti, oltre i 62 miliardi di dollari il fatturato nel 2021), si è recentemente tirata fuori dall’operazione di acquisizione dopo che tre proposte di offerta sono state respinte.

Attenzione però: indipendentemente da chi metterà le mani su Anglo American resta comunque il fatto che l’eventuale acquirente molto probabilmente troverà i diamanti di De Beers già scorporati prima dell’acquisizione. Il Presidente del Botswana Masisi ha fatto al proposito sapere pubblicamente che il suo paese potrebbe aumentare la sua partecipazione in De Beers.

Per gli operatori del comparto, De Beers ha rappresentato un tradizionale punto di riferimento ed un elemento di stabilità, un player così autorevole da monopolizzare per quasi un secolo il mercato, ergendosi come un baluardo per la difesa ed il controllo del valore. E così, vedere in trasparenza dietro le grandi manovre di Anglo American che il settore della gioielleria è diventato un peso di cui liberarsi, per il mercato è un vero shock.

Questa percezione di debolezza deve essere stata recepita nei quartieri alti dell’impresa che una volta fu degli Oppenheimer. Nel giugno 2024, in un evento durante la JCK Conference di Las Vegas, Al Cook, CEO di De Beers, ha presentato un documento per il rilancio. Ha sottolineato che gli investimenti proseguono nei Venetia Underground e nel progetto Jwaneng Underground. Ha pure annunciato la riduzione del 25% delle spese.

Ma l’essenza della visione ottimistica di Cook risiede piuttosto nell’aspettativa che ci sarà un riassestamento successivo alla biforcazione dei mercati dei naturali e dei sintetici. Con il crollo verticale dei prezzi di questi ultimi la separazione sembra ormai cosa fatta. E questo è il punto. C’è infatti chi teme che il modello costituito da due poli, distinti l’una dall’altro per effetto di questa biforcazione — e cioè la gioielleria con naturali dal lato top e la Fashion Jewellery con i sintetici da quello commerciale — non suggellerà affatto il trionfo dei primi e la resa incondizionata dei secondi. L’erosione di quote dei naturali si protrarrà e si aggraverà, soprattutto nel melee? La biforcazione sarà pure avvenuta ma la confusione tra i consumatori resta una spada di Damocle, tanto è vero che il programma di Al Cook prevede, tra l’altro, una stretta collaborazione con i dettaglianti per la rilevazione immediata dei sintetici. E questo è un segno che la minaccia per i diamanti naturali sussiste e permarrà.

diamante
(Foto: License Freepik Premium)

A biforcazione avvenuta i diamanti sintetici sembrano non interessare più le strategie future del CEO. Dopo il clamoroso lancio del 2018, nel maggio 2024 De Beers ha prima ridotto significativamente i listini dei propri diamanti sintetici Lightbox per poi annunciarne a giugno la fine della produzione. «Crediamo che il valore dei diamanti accresciuti in laboratorio – ha dichiarato Al Cook – risieda nella tecnologia piuttosto che nella gioielleria… Vedremo dove andrà il marchio, e vedremo cosa succederà». A questo punto, pochi resterebbero stupiti se Lightbox, coi listini in picchiata, fosse posta in vendita a breve: quello che si poteva raccogliere s’è raccolto. Resteranno in produzione i diamanti per uso industriale.

Le fluttuazioni stagionali nel consumo dei diamanti naturali sono e rimarranno una costante da decenni: a questo i grandi gruppi estrattivi sono preparati, nessuno scenario vede in calo la desiderabilità dei diamanti naturali. È l’impatto causato dalla cessione ormai inevitabile, nel medio e lungo termine, di quote del mercato globale ai sintetici a costituire un allarme che non può più essere ignorato, come pare evidente dalla depressione degli investimenti per l’estrazione.

Questo ridimensionamento dell’outlook dell’estrazione mineraria dei diamanti si sta concretizzando proprio quando non è un mistero che gli scenari dell’industria mineraria del futuro stanno cambiando. Non a caso Anglo American il proprio portafoglio nell’estrazione del rame e del ferro non intende proprio intaccarlo. Sebbene sia tradizionalmente utilizzato nell’edilizia e nell’elettronica, la nuova frontiera del rame è l’energia “verde”. Questo settore consuma attualmente il 25% della domanda globale di rame e si prevede che questa cifra salirà al 61% entro il 2040, data la nostra crescente dipendenza dall’energia eolica, solare e dai veicoli elettrici. Il rame è un minerale che nel 2023 ha fatto registrare un volume di vendite di 308,67 miliardi di dollari, quasi dieci volte più di quanto hanno venduto complessivamente tutte le pietre preziose (32,38 miliardi). Insomma il rame oggi come oggi è più strategico dei diamanti e le grosse imprese estrattive se lo tengono ben stretto.

Serviranno mesi per ridisegnare il nuovo contesto delle materie prime preziose per la gioielleria. Ma tutti i nodi verranno al pettine, a cominciare dagli esiti del conflitto ucraino e del conseguente embargo ai diamanti russi. E su questo scenario, contraddistinto da una tendenza al calo dell’estrazione di diamanti, si delineerà l’esito delle grandi operazioni finanziarie come quella per l’acquisizione di De Beers all’interno della collocazione di Anglo American. Ma un elemento pare incontrovertibile. Le strategie minerarie si stanno riconfigurando secondo nuovi modelli e l’intera industria dei diamanti deve misurarsi con i tempi che cambiano.


Gem news pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 19, Autunno 2024

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IGR Team
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Contenuto realizzato dal team editoriale di IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose.

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