Joshua Freedman, per Rapaport, evidenzia gli ultimi sviluppi delle riduzioni di prezzo in corso da parte di De Beers, notando un calo dal 10% al 15% per la maggior parte delle categorie di diamanti grezzi. La vendita di dicembre segna il tentativo della società mineraria di affrontare la debolezza della domanda sul mercato.
Tuttavia, i produttori sostengono che i tagli non sono sufficienti a ripristinare la redditività. Freedman sottolinea che i costi di produzione dovrebbero ancora superare il valore dei diamanti lavorati, lasciando molti acquirenti riluttanti a impegnarsi negli acquisti.

Secondo Freedman, gli aggiustamenti contribuiscono a ridurre il divario di prezzo tra De Beers e il mercato, dove i diamanti grezzi dell’azienda erano dal 20% al 25% più costosi di quelli venduti attraverso appalti e aste. Sebbene De Beers abbia rifiutato di commentare direttamente i ribassi, ha notato una certa stabilizzazione dei prezzi dei diamanti lavorati e un calo dei livelli delle scorte nei settori retail e midstream, suggerendo una possibile ripresa dopo il Diwali.
Gli addetti ai lavori avevano previsto tagli significativi dei prezzi a gennaio 2025, ma si ipotizza che De Beers abbia agito prima per attenuare il potenziale sentimento negativo del mercato derivante da un adeguamento più ampio. Nonostante la riduzione di dicembre, permane l’incertezza su ulteriori adeguamenti dei prezzi nel nuovo anno.
De Beers ha anche rivisto le sue politiche di riacquisto, consentendo ora ai clienti di restituire fino al 20% dei diamanti più grandi e ripristinando una franchigia del 10% per i beni più piccoli. Ciononostante, i titolari di quote chiedono riduzioni di prezzo più consistenti, citando le continue perdite.
«Abbiamo già perso così tanto», ha dichiarato a Rapaport un ‘sightholder’. «Quanto possiamo ancora perdere?».
Le riduzioni di prezzo riportate da Rapaport ancora una volta sollevano inevitabilmente la domanda che tutti si pongono: De Beers sarà venduta nel 2025? E se sì, chi la comprerà?



















