Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 23 nel 2026. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Negli ultimi anni il settore dei diamanti naturali ha attraversato una fase complessa, tra crescita dei sintetici, scorte elevate e domanda in calo soprattutto nelle fasce commerciali.
Anche in Italia i giornali più importanti lo segnalano. Secondo le stime riportate da “Il Giornale”, il prezzo dei diamanti grezzi è sceso a 99,3 dollari al carato già a fine 2025, contro i 128,8 dollari dell’anno precedente. Il “De Beers Diamond Report 2026” segnala però una tenuta della domanda e un mercato ancora sostenuto dal valore delle pietre naturali, pur in un contesto di forte trasformazione.
Rapaport da parte sua insiste nel far presente che il mercato sta cercando un nuovo punto di equilibrio. Dopo una fase prolungata di debolezza, i segnali più recenti non indicano ancora una vera ripartenza, ma suggeriscono una progressiva normalizzazione delle dinamiche commerciali.
Anche dal lato produttivo si osserva un cambio di rotta. La filiera sembra orientarsi verso un controllo più attento dei volumi, con l’obiettivo di difendere la redditività e ridurre l’asimmetria tra disponibilità di prodotto e capacità di assorbimento del mercato.
La fascia alta continua a mostrare maggiore resistenza. Le pietre più importanti per dimensione e qualità, quelle superiori ai 2 carati, mostrano una tenuta più solida rispetto al prodotto standard, confermando una polarizzazione sempre più netta tra eccellenza e categoria commerciale.
Il cambiamento più importante riguarda però il posizionamento del diamante naturale. Il forte calo dei prezzi dei diamanti sintetici sta ampliando la distanza tra i due prodotti: i “lab-grown” si affermano come soluzione industriale; caratterizzata da ampia disponibilità e prezzi in continua discesa mentre il naturale come bene raro e limitato per disponibilità, con caratteristiche di unicità che costituiscono il principale elemento di valore.

Per la gioielleria questa evoluzione è una sfida, ma anche un’occasione. Il valore del diamante naturale non si racconta più solo con le “4C”: contano sempre di più origine, rarità, tracciabilità, certificazione indipendente e responsabilità della filiera.
In questo scenario cresce anche l’importanza del gemmologo, chiamato a spiegare le differenze, interpretare correttamente le certificazioni e accompagnare il cliente in una scelta consapevole.
Articolo di Sergio Sorrentino, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 23, Autunno 2026.



















