Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 7 nel 2019. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
L’attuale processo di modernizzazione dell’estrazione mineraria degli smeraldi in Colombia è caratterizzato dall’ingresso di due gruppi stranieri, la statunitense Mineria Texas Colombia e Fura Gems, impresa con base a Dubai e nel listino azionario di Toronto, che ha acquistato nel 2017 i diritti di sfruttamento dei depositi di smeraldo di Coscuez per 10,2 milioni di dollari. Il corso politico di Bogotà incoraggia questo trend.
In questo scenario ha attratto l’attenzione della stampa specializzata la notizia che Fura Gems ha assunto negli ultimi tempi 48 donne. Nessuna sorpresa dunque, il passo di Responsabilità Sociale vuole stabilire relazioni distese e corrette con la popolazione locale ed è coerente con quanto suggerito dal Programma di Socializzazione sviluppato subito dopo l’acquisizione, pubblicamente annunciato a Bogotà durante il Second World Emerald Symposium.
La strategia di Fura Gems mira a dare un taglio netto col passato. Alle donne nelle compagnie minerarie era consentito solamente occuparsi di servizi generali, le si credeva addirittura di cattivo augurio nel delicato lavoro di ricerca degli smeraldi. Solo nel 2015 un decreto ha modificato la legge resa esecutiva dal 1987 che proibiva i lavori minerari sotterranei alle donne di qualunque età. “Amiamo il modello De Beers” – ha dichiarato David Shetty, CEO di Fura Gems – “sono venuti molti anni fa e hanno reso i posti organizzati”. Ma l’economia locale è già pronta a rispondere a quest’impulso di riorganizzazione? Nella realtà delle cose le comunità locali non si basano che in parte sullo sfruttamento industriale e potrebbero opporre resistenza alla campagna operativa posta in essere da forze esterne per organizzare il luogo. Infatti le piccole attività minerarie artigianali ed informali nei villaggi del Boyacá occidentale come Muzo, Maripí, Pauna, Santa Bárbara, Otanche e San Pablo de Borbur ancora possono offrire lavoro ad una grande quantità di abitanti, in competizione con l’estrazione industriale.

L’assunzione di 300 persone, di cui solo il 17% sono donne, è solo un primo passo per venire incontro alle richieste delle comunità locali che in qualche maniera riescono a ricavare sostentamento dagli smeraldi con un sistema di rinvenimento ancora fondato su basi tradizionali. Donne ed uomini lavorano da molte decine d’anni – in condizioni pesanti e pericolose – nella cosiddetta “guaqueria”, alla lettera caccia al tesoro o saccheggiamento di tombe. Quest’attività consiste nell’esplorazione di gallerie abbandonate ma anche nella ricerca e nell’individuazione delle pietre nei campi aperti (voladoras) dove camion di minatori informali depositano tonnellate di terreno prelevato nei vecchi siti e una folla di cercatori passa al setaccio il materiale. “I vecchi metodi aiutano l’economia locale” – ha detto a Bloomberg Maximiliano Barbosa, presidente di Asobarecol, associazione di minatori indipendenti locali – “perché i minatori artigianali vendono quello che trovano ai locali in cambio di alimentazione e servizi”.
D’altro canto sin dagli esordi del proprio insediamento Fura Gems si sta concentrando su una politica precisa, quella di procedere agli investimenti garantendo al contempo in cambio il miglioramento delle condizioni sociali. Insomma, se c’è sviluppo, i benefici si condivideranno.
Il Sustainability Team dell’azienda ha capito che le donne desideravano lavori più stabili e sicuri. “Non c’è mai stato tanto lavoro qui intorno” ha detto a Bloomberg Carmen Delgado, al momento impiegata presso Fura Gems ma precedentemente minatore indipendente. Fura Gems intende dare inizio allo scavo di una grande galleria per sfruttare i depositi più ricchi, al momento non accessibili ai minatori, con un obiettivo di produzione che varia tra 350.000 e 400.000 carati. Ma allo stesso tempo l’impresa ha tappato 4 tunnel su 49. “Ufficialmente non permettiamo l’estrazione mineraria informale ma in pratica le cose restano le stesse” ha detto Shetty. “Non possiamo sorvegliare con forze di sicurezza tutta la montagna”. Lo sfruttamento minerario informale e poco sicuro in assenza di investimenti e con tecnologia molto arretrata ha di fatto portato ad esaurimento le aree con smeraldi di più facile reperimento. Ma la chiusura delle gallerie può anche comportare reazioni violente se i benefici promessi da parte dello sfruttamento moderno non faranno presa sugli abitanti dei villaggi.
Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 7, Estate 2019



















