Il penultimo numero del Journal of Gemmology (Volume 40, nr. 1, 2026) presenta una serie di ricerche che ampliano i confini della caratterizzazione gemmologica, integrando analisi mineralogiche multiscala, geochimica avanzata e algoritmi di intelligenza artificiale per rispondere alle sfide di un mercato sempre più complesso. Dai legni opalizzati dell’Indonesia alle sorgenti di smeraldo della Cina centrale, fino ai quarzi metamorfici della Tanzania, il volume offre un panorama scientifico di straordinaria varietà.
Lo studio “Green Opalised Wood from West Java, Indonesia” di Maxence Vigier, Simon Gouzy, Benjamin Rondeau ed Emmanuel Fritsch descrive una varietà rara di legno opalizzato verde scoperta di recente nella regione di Garut, a Giava Occidentale. Le analisi multiscala condotte tramite XRD, Raman, SEM e TEM hanno rivelato che il materiale è composto principalmente da opale-CT, con l’insolito colore verde attribuito a inclusioni di glauconite/celadonite disperse nella matrice. La vivida luminescenza verde sotto raggi UV è invece causata dalla presenza di gruppi uranili.
Yu-Yu Zheng, Bo Xu, Xiao-Yan Yu, Shi-Yuan Cui, Zi-Liang Zhang, Le Li e Ying Yan in “Emerald from Zhen’an (Shaanxi, Central China): Gemmological Characterisation and Origin Determination Using Machine Learning” documentano una nuova e promettente fonte di smeraldi nel distretto di Zhen’an, nella provincia dello Shaanxi. Questi esemplari di tipo V-dominante presentano caratteristiche geochimiche distintive, tra cui alti livelli di cesio e gallio e bassi livelli di ferro, che li differenziano nettamente da altre provenienze mondiali. La novità metodologica di rilievo è l’applicazione di algoritmi di machine learning — in particolare il modello XGBoost — per distinguere questi smeraldi da quelli di altre otto località, raggiungendo un’accuratezza classificatoria del 98,52%.

Con “Rose Quartz from the Hamedan Region, Western Iran: Mineralogy and Gemmology”, Nazanin Barzegar, Mohammadreza Hosseinzadeh e Vartan Simmonds presentano per la prima volta il quarzo rosa di qualità gemma proveniente dall’Iran occidentale, estratto da dicchi pegmatitici. La caratteristica colorazione rosa-violacea è riconducibile a micro-inclusioni fibrose di una fase simile alla dumortierite, con il colore generato dal trasferimento di carica Fe²⁺–Ti⁴⁺ all’interno di tali inclusioni.
Lo studio “Discovery and Characterisation of ‘Jaguar’ Quartz from Tanzania”, di Alessandra Altieri, Giorgia Confalonieri, Giovanni O. Lepore, Marco Torelli, Carmine Allocca e Michele Macrì, descrive una nuova varietà di quarzo denominata “Jaguar”, scoperta alla fine del 2022 nel distretto di Mpwapwa, in Tanzania, e composta da cristallo di rocca con inclusioni di flogopite e quarzo rosa contenente magnesio-orneblenda. Queste inclusioni scure, che variano morfologicamente da tabulari e pseudo-esagonali (flogopite) a prismatiche e allungate (orneblenda), presentano spesso un orientamento preferenziale all’interno dei materiali ospiti, conferendo alle gemme un aspetto unico adatto alla gioielleria di design.
Le analisi condotte tramite micro-sonda elettronica (EPMA) e diffrazione di raggi X su polveri (PXRD) hanno confermato l’origine singenetica delle inclusioni. In particolare, la flogopite si sarebbe cristallizzata in stadi precoci ricchi di fluidi, mentre la magnesio-orneblenda si sarebbe formata successivamente a temperature più elevate, riflettendo l’evoluzione termica e chimica del sistema geologico di Mpwapwa. A differenza di molti quarzi rosa tipicamente associati ad ambienti pegmatitici, il quarzo “Jaguar” ha una genesi chiaramente metamorfica, rendendolo un materiale gemmologico tracciabile e di notevole interesse per il mercato dei collezionisti.
Le sezioni tecniche del numero arricchiscono ulteriormente il quadro scientifico. Le Gem Notes documentano rarità mineralogiche come l’austinite gialla del Messico e la ganite blu con cambiamento di colore, oltre a casi critici di identificazione: tra questi, uno zaffiro metamorfico che mostra le bande FTIR della “serie 3309 cm⁻¹” — solitamente indicative di riscaldamento — ma che conserva inclusioni di diasporo intatte, suggerendo che la temperatura non abbia superato i 500 °C. Viene inoltre segnalato un rubino trattato con un insolito vetro contenente bario e zirconio, e introdotto il “Crysilliz”, un nuovo materiale artificiale in silicio puro policristallino dal lustro metallico.



















