L’edizione Spring 2025 di Gems & Gemology (Volume 61, Numero 1) offre un’analisi approfondita di alcune delle principali tematiche del panorama gemmologico attuale. Tra i contenuti di rilievo figurano lo studio delle caratteristiche diagnostiche del corindone, il diamante rosso Winston e l’analisi di un gioiello rinascimentale ornato da smeraldi.
Nell’articolo “The 3309 cm-1 Series in Sapphire and Ruby: A Focus on FTIR Peak Position Variation”, Wasura Soonthorntantikul e Aaron C. Palke indagano le correlazioni tra le posizioni dei picchi nella serie a 3309 cm-1 e le concentrazioni degli elementi in tracce in rubini, zaffiri di laboratorio e zaffiri blu metamorfici e di origine basaltica. La serie a 3309 cm-1, composta da tre picchi principali a circa 3309, 3232 e 3185 cm-1, con due picchi deboli aggiuntivi a 3367 e 3295 cm-1, è di particolare interesse per i gemmologi. Questa serie è collegata alle vibrazioni di stiramento dei gruppi idrossilici associati localmente agli ioni di titanio nella struttura del corindone. La sua presenza può essere un indicatore diagnostico di trattamento termico post-formazione per zaffiri blu metamorfici, rubini provenienti da alcuni giacimenti (ad es. Mozambico) e zaffiri rosa del Madagascar. Lo studio ha rilevato una relazione lineare positiva tra le posizioni dei tre picchi principali della serie e le concentrazioni di ferro per lo zaffiro blu, o la somma di ferro e cromo per il rubino. I picchi si spostano di circa 1,7–3,6 cm-1 dalle posizioni minime con l’aumentare del contenuto di ferro e/o cromo.

L’articolo “A Study of the Winston Red: The Smithsonian’s New Fancy Red Diamond”, di Gabriela A. Farfan e colleghi, presenta il primo studio scientifico e storico condotto sul diamante Winston Red da 2,33 carati, il quinto diamante fancy red più grande esistente. Il Winston Red è un diamante di taglio old mine, con un diametro di circa 8 mm, una classificazione di colore Fancy Red e purezza I2. I diamanti di questo tipo presentano spesso colori più saturi e omogenei. La sua storia è stata tracciata fino al settembre 1938, quando Jacques Cartier lo vendette al Maharaja di Nawanagar, Digvijaysinhji. Basandosi sulle sue caratteristiche mineralogiche e sulla sua storia, l’origine geografica più probabile della pietra è stata ristretta a Venezuela o Brasile, anche se la sua origine precisa rimane sconosciuta.
Infine, lo studio “Emeralds in Catherine de’ Medici’s Pendant: An Unexpected Geographic Origin”, guidato da Gérard Panczer, investiga la natura e l’origine geografica di due smeraldi incastonati in un pendente del XVI secolo legato a Caterina de’ Medici, Regina di Francia dal 1547 al 1559. Precedentemente, uno storico aveva ipotizzato che gli smeraldi fossero di origine colombiana, senza alcuna documentazione o prova scientifica. Utilizzando osservazioni microscopiche, analisi spettroscopiche e chimiche non distruttive, lo studio ha rivelato che i due smeraldi sono in realtà provenienti dal Pakistan (Swat Valley). Le caratteristiche includono alte concentrazioni di cromo e ferro, basse concentrazioni di vanadio, e livelli rilevabili di scandio e rubidio, oltre alla presenza di inclusioni (probabilmente di mica), che sono coerenti con gli smeraldi della Swat Valley e differiscono da quelli colombiani. La presenza di smeraldi pakistani in un gioiello europeo del XVI secolo fornisce una prova dell’esistenza di rotte commerciali tra Asia ed Europa in quel periodo.
Il numero presenta anche le sezioni abituali, che offrono ulteriori approfondimenti e aggiornamenti dal mondo delle gemme, come il report dedicato a Tucson 2025 che mette in evidenza una crescente attenzione verso gemme di tonalità verdi e colori caldi, oltre alla scoperta di nuove località di provenienza per minerali come ametista, fluorite e pezzottaite. Il numero dedica inoltre spazio a innovazioni nel design dei gioielli e a iniziative etiche che sostengono le comunità minerarie.
Il numero completo di Gems & Gemology è disponibile a questo indirizzo: https://www.gia.edu/doc/spring-2025-gems-gemology.pdf



















