Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 19 nel 2024. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Il problema della mancanza di trasparenza nella divulgazione delle caratteristiche delle gemme non è un fenomeno che affligge esclusivamente l’Italia. Sul tema la Rivista Italiana di Gemmologia (IGR) ha intervistato rinomati gemmologi di livello internazionale. Ne è venuto fuori che frodi, valutazioni abnormi e informazioni fuorvianti rappresentano minacce estese a livello mondiale che minano la credibilità del settore. Assieme ad altre azioni di responsabilità sociale d’impresa, come la sostenibilità ambientale e la tracciabilità, la corretta esposizione delle caratteristiche delle gemme (fair disclosure) costituisce una sfida decisiva. Il settore, nel suo assieme, deve decidersi ad affrontarla.

Sulla carta, quanto sia necessario regolamentare il mercato e proteggere i consumatori è un impegno ampiamente riconosciuto. Ma raggiungere nella pratica questo obiettivo è una cosa complessa e tuttavia l’industria della gioielleria italiana, se vuole continuare a far scuola a livello mondiale, deve affrontare con urgenza questa criticità e adottare standard di regolamentazione gemmologica adeguati al proprio livello. Il bisogno urgente di dotarsi di norme è un processo che può partire dal basso. Infatti, anche se il sistema giuridico in vigore non è ancora dotato (lo sarà mai?) di normative specifiche per combattere il “Far West gemmologico”, la comunità degli addetti ai lavori ed i protagonisti del settore possono adottare misure proattive e dare un esempio positivo.
In attesa di quel disegno di legge nazionale che stagna da un ventennio nelle secche dei lavori parlamentari e che potrebbe non tramutarsi mai in ordinamento giuridico, uno sforzo significativo è rappresentato dalla proposta di adozione volontaria delle “Linee Guida per la corretta commercializzazione delle gemme”.
Queste Linee Guida sono state elaborate nel 2023 col coordinamento di un gruppo di gemmologi italiani sotto la supervisione di autorità accademiche imparziali, Sapienza Università di Roma e altre università italiane, con il coordinamento di Eugenio Scandale e di Michele Macrì, in collaborazione con alcune associazioni di categoria.
Si ispirano a numerose fonti di regolamentazione gemmologica, cercando di armonizzare e meglio contestualizzare le regole e di evitare le sovrapposizioni. Ogni sistema giuridico infatti affronta le frodi e le controversie secondo le proprie strutture e tradizioni.
Riusciranno le Linee Guida italiane a vincere questa sfida della trasparenza? Per rispondere alla domanda, è necessario osservare come vanno le cose in altri paesi.
La situazione oggi. La terminologia corretta viene applicata poco e male

La Federal Trade Commission (FTC), che lavora per prevenire pratiche commerciali fraudolente, ingannevoli e sleali, è il principale organismo di regolamentazione negli Stati Uniti e ha il compito di evitare abusi e scongiurare situazioni disdicevoli. Teri Brossmer, Presidente dell’Accredited Gemologists Association (AGA), la più autorevole comunità internazionale di gemmologi, affronta senza mezzi termini i problemi di lunga data del mercato statunitense: «Il nostro mercato è stato sconvolto per decenni da imprecisione ed approssimazione per quanto riguarda l’identificazione, l’etichettatura, la determinazione delle zone di reperimento e delle proprietà delle gemme e, più recentemente, anche dei diamanti».

In Europa, con l’eccezione della Francia, le normative rientrano generalmente in codici civili più ampi che non prendono in esame specificamente le gemme in quanto tali. Di conseguenza, un’eventuale frode in questo ambito deve essere interpretata e fatta rientrare nei margini nei quali queste regole generali possono effettivamente essere applicate. «In Spagna», nota opportunamente Almudena Gómez Espada, Direttrice dell’Instituto Gemológico Español (IGE), «non vengono rilasciate informazioni sulla natura e sui trattamenti delle gemme. Alcune aziende vendono quarzi o altre pietre senza che si precisi se siano naturali o sintetiche. Per esempio, un noto marchio di gioielli vende smeraldi sintetici come smeraldi naturali “ricristallizzati” di origine colombiana».
In Italia, gli organismi giudiziari si affidano agli specialisti e i casi di frode sono interpretati su base discrezionale. Marco Calabrò, giurista ed esperto di gemmologia forense, ritiene che strumenti aggiuntivi, come le Linee Guida proposte, possono snellire i processi decisionali ed alleggerire il lavoro dei giudici.
«La prassi seguita da lungo tempo nei tribunali italiani è questa: il giudice e il consulente tecnico – ha dichiarato a IGR Marco Calabrò – collaborano per inquadrare il caso e trovare la soluzione più adeguata. Col tempo, questa collaborazione ha portato all’istituzione di regole di giudizio de facto. Nuove Linee Guida specifiche, come queste proposte, possono sicuramente meglio supportare il sistema giudiziario e fare giurisprudenza».
Alla fine, in qualche modo, i tribunali italiani hanno finito per assumere un ruolo di supplenza. In Italia, però, il percorso rimane tortuoso e tutto ciò spesso si traduce nell’impossibilità di ricorrere ad un insieme di regole idonee che possano tempestivamente tradursi in misure antifrode. Non esiste ad esempio lo strumento dell’“ammonizione” alle aziende che comunicano in modo sleale le caratteristiche dei gioielli e delle pietre.
In questo quadro di indeterminatezza, persiste un certo scetticismo su come si possano arginare gli abusi. IGR ha evidenziato che in Italia alcune aziende, anche ben rinomate, spesso adottano un approccio a dire poco superficiale nelle loro comunicazioni commerciali, causando confusione tra pietre naturali e sintetiche.

«Ma sfortunatamente, anche se si riesce a denunciare un caso con successo, – sostiene amaramente Alberto Scarani, noto produttore di attrezzature gemmologiche, direttore editoriale di IGR impegnato nella fase di sviluppo delle Linee Guida – molti altri abusi rimangono nascosti nell’ombra. Tanti, purtroppo, chiudono un occhio. C’è sfiducia e rassegnazione, che porta la gente a pensare che nulla cambierà veramente».
Nel 2021 una nota azienda italiana di gioielli ha dichiarato sul quotidiano “La Repubblica” a proposito di un proprio diamante sintetico: «È un vero diamante naturale, non una pietra sintetica». Questo caso fa ben capire che né i dipartimenti di marketing che comunicano ai media i prodotti di gioielleria con pietre sintetiche da lanciare, né i giornalisti di quotidiani affermati che li intervistano, siano abituati a verificare con gemmologi esperti affermazioni sfacciatamente inesatte e fuorvianti.
Inoltre, nessuna autorità pubblica in Italia ha il potere di indirizzare un reclamo nei confronti delle aziende che commettono tali errori. In queste condizioni molti operatori onesti e rispettosi del consumatore si trovano isolati e raramente prendono posizione contro gruppi strutturati o colleghi prepotenti: ne verrebbero fuori grane e complicazioni.
Anche se impossibilitati ad agire, i commercianti e i gemmologi seri trovano inaccettabile che lassismo e sciattezza nel necessario lavoro di riscontro di informazioni così delicate come la natura delle gemme sia un’abitudine così diffusa.
Cresce inoltre la preoccupazione per la superficialità e l’inaffidabilità di un numero sempre più grande di report gemmologici redatti in modo approssimato e scriteriato da persone con scarsa qualificazione professionale.
«Abbiamo visto report relativi a diamanti fancy – dice Almudena Gómez Espada – emessi da laboratori gemmologici che li classificano come naturali senza verificare l’origine del colore. Ad esempio, un diamante blu irradiato certificato come un diamante blu naturale senza specificare se sia stato trattato o no».

Michele Macrì, uno dei fondatori di IGR, docente di Gemmologia e Curatore del Museo Universitario di Scienze della Terra (MUST) di Sapienza Università di Roma, offre una vivida sintesi: «L’efficienza di un laboratorio dipende dall’avanzamento e dall’aggiornamento delle sue attrezzature. Quando ci fanno notare che siamo ingrassati ci mettiamo tutti a dieta; ma quando ci fanno notare che siamo ignoranti nessuno si mette a studiare! Di fronte alle continue novità che avvengono in ambito gemmologico (nuove scoperte, nuovi giacimenti, nuove sintesi, nuovi trattamenti), un gemmologo è sempre ignorante, e per esserlo il meno possibile è costretto a studiare e ad aggiornarsi costantemente. Inoltre, un gemmologo non è fatto solo dalle proprie competenze, ma dalla responsabilità che gli deriva dalla sua formazione e dalla sua onestà, in particolare da quanto riesca ad aderire alla corretta terminologia raccomandata da fonti autorevoli e ampiamente accettate».
Non spiegare bene natura e caratteristiche delle pietre è come rilasciare lentamente un veleno che alla fine intossicherà una filiera basata sulla fiducia

«Le relazioni tra le imprese di gioielleria – hanno puntualizzato Victoria Gronwald ed Estelle Levin-Nally (CEO di Levin Sources, un’impresa che sostiene l’approvvigionamento responsabile nell’industria mineraria) – sono tradizionalmente basate sulla fiducia». Le pratiche ingannevoli e la mancanza di divulgazione della qualità tramite una terminologia accurata minano le fondamenta di un’industria che si basa massicciamente su rapporti fiduciari lungo tutta la catena di approvvigionamento. Il comparto della gioielleria deve la propria credibilità alle radici profonde innervate nel terreno etico della conformità alla correttezza (compliance). «Ma se perdiamo la fiducia dei nostri consumatori e, così facendo, sminuiamo il valore del nostro prodotto», aveva dichiarato già nel 2017 Gaetano Cavalieri, Presidente della CIBJO, «è chiaro che non resteremo in attività, né tantomeno potremo prosperare».

È cruciale salvaguardare questa eredità di valori basati sull’onestà e, per farlo, non si può evitare di aderire a regole basate su solide basi scientifiche. «Le Linee Guida proposte in Italia nel giugno 2023 mirano a garantire che i consumatori ricevano informazioni basate su parametri scientifici e terminologia appropriata. È tempo di reagire contro tutte le dichiarazioni arbitrarie e fuorvianti» ha dichiarato ad IGR Rocco Gay, vicepresidente dell’ICA (International Colored Gemstones Association).
Le vittime delle frodi derivanti da informazioni opache e ingannevoli non sono le uniche a perderci; l’intera industria, compresi produttori e commercianti, ne soffre le conseguenze. «Quando la scelta di un acquirente si basa su informazioni false o fuorvianti», osserva sagacemente Teri Brossmer, «è la reputazione dell’intero mercato delle gemme e dei gioielli a essere danneggiata. Il problema vero è la mancata comunicazione delle caratteristiche delle gemme. I prezzi gonfiati esisteranno sempre, però un acquirente avveduto prende le sue decisioni sulla base delle informazioni fornite».
Almudena Gómez Espada concorda: «A mio parere, la mancanza di trasparenza è dannosa perché può scoraggiare la clientela potenziale». Ci sono anche casi in cui le caratteristiche sono indicate correttamente, ma il prezzo è gonfiato in modo fraudolento. «E comunque la mancata trasparenza nel rendere note le caratteristiche delle gemme per quanto riguarda i trattamenti, l’origine sintetica o le vere e proprie imitazioni», osserva Jeffery Bergman, «è un problema molto più grande rispetto ai prezzi gonfiati in modo scandaloso».

Bergman è un divulgatore di gemmologia di livello mondiale nonché un paladino della lotta contro le frodi. Si è occupato ampiamente delle valutazioni sproporzionate delle gemme, rivelando i meccanismi alla base di tali pratiche. «Le gemme fornite di descrizioni errate e vendute su eBay, Etsy e altre piattaforme online», afferma Bergman, «sono un problema dilagante che getta discredito e sfiducia sul commercio di gemme e gioielli».
Nel numero 18 di IGR, Jeffery Bergman ha trattato il caso della collezione Ophir, dimostrando come la speculazione finanziaria e la sopravvalutazione delle pietre possano contribuire a gonfiare artificialmente i bilanci delle aziende. «Le truffe delle pietre sfacciatamente sopravvalutate da periti, in particolare gemme grezze di bassa qualità valutate fino a 10.000 volte il valore di mercato, sono un problema in continua crescita e sono state riportate dalla stampa tradizionale in tutto il mondo».
Il problema delle informazioni sbilanciate. Le persone comuni non sanno niente di quello che i gemmologi invece danno per scontato
È anche possibile che le caratteristiche delle gemme e la loro denominazione siano formalmente corrette ma non completamente oneste. Ci sono infatti situazioni di ambiguità che permettono ai venditori più astuti e meno onesti di sfruttare aree grigie. «Molti pensano che i diamanti neri abbiano un alto valore economico», osserva Almudena Gómez Espada, «ma poi quando portano un diamante nero nel nostro laboratorio dobbiamo spiegare che quelli neri non sono diamanti comparabili in valore ai quelli incolori in qualità e prezzo. Questo errore comune è dovuto alla mancanza di informazioni su quanto offre il mercato».
Questo è solo uno dei tanti esempi. Il prestigio associato a nomi come diamante, rubino, smeraldo o zaffiro porta spesso gli acquirenti meno consapevoli a percepire qualunque pietra possa essere definita gemmologicamente con uno di questi nomi come preziosa in sé e di sicuro di valore assai più alto di quello effettivo. Questo si collega al paradosso provocatorio di Bergman quando parla di valutazioni commerciali esagerate: fino a 10.000 volte più care del valore di mercato effettivo!
Gli operatori del settore danno per scontato che il consumatore abbia le medesime conoscenze che hanno potuto accumulare loro grazie all’esperienza. «Poche persone al di fuori del settore delle gemme hanno le conoscenze gemmologiche per sapere cosa stanno realmente acquistando», ha sottolineato a IGR Antoinette Matlins, esperta di gemme e gioielli e relatrice stimata a livello internazionale, «e, peggio ancora, non hanno idea dei molti modi in cui diamanti e gemme possono essere alterati, duplicati e imitati. Anche quando viene fornita una documentazione, gli inesperti non hanno modo di sapere se questa sia affidabile o se la pietra corrisponda alle informazioni riportate».
Secondo Matlins, i nemici della trasparenza non operano solo in zone grigie e ambigue, ma si avventurano anche nella vera e propria illegalità.
I casi che lo dimostrano non mancano. Recentemente, in Italia, il Laboratorio Gem-Tech ha denunciato casi in cui diamanti sintetici sono stati fraudolentemente contrassegnati da inscrizioni laser con dati falsi per farli corrispondere a report GIA autentici destinati ad altre pietre con lo stesso peso e le stesse misure.
È tempo di agire: i laboratori gemmologici e le associazioni possono dare una mano
Casi come questi hanno spinto il GIA (Gemological Institute of America) e l’IGI (International Gemological Institute) ad adottare misure immediate che consentano di rispedire le pietre già certificate per sottoporle a un nuovo esame. I laboratori gemmologici affidabili hanno tutto l’interesse a isolare le frodi basate su iscrizioni falsificate.
«Tutti nel nostro settore devono essere vigili», ha dichiarato recentemente Tehmasp Printer, CEO dell’IGI International Gemological Institute. «Con l’aumento dei tentativi di frode, la necessità di una verifica continua è un passo necessario per proteggere i consumatori dall’acquisto di gemme e gioielli falsificati».
Le istituzioni gemmologiche possono indubbiamente dare una mano grazie all’impegno delle associazioni di categoria e alla costante diffusione delle informazioni necessarie al mercato, e soprattutto ai consumatori finali, al fine di aiutare questi ultimi a orientarsi tra i numerosi materiali gemmologici e a scegliere solo quando le informazioni siano esaustive.

«Le linee guida sono istruzioni, definite soft law (autoregolamentazione volontaria)», ha dichiarato ad IGR dopo averle consultate sotto l’aspetto giuridico Gennaro Mincione, Amministratore Delegato di Oromare, un polo di produzione di gioielli esteso su una superficie di circa 69.000 metri quadrati (con sede a Marcianise, in Italia) che ospita ad oggi oltre 150 aziende specializzate nella manifattura orafo-gioielliera. «Sono regole che diventano sempre più utili per la normativa di riferimento quanto più vengono diffuse e adottate. In casi come questi, l’unione fa la forza! Ecco perché è importante dare il buon esempio e iniziare. È opportuno ricordare, tra l’altro, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) dispone il diritto alla trasparenza a tutela dei consumatori. Come amministratore e gestore di uno dei maggiori centri produttivi di preziosi in Italia mi sembra molto opportuno proporre la loro adozione su base volontaria. Le aziende che si sentono pronte a farlo possono adeguarsi sin da subito, mentre i dettaglianti potranno ricevere una informativa che permetta loro di capire prima la tematica e di aderire poi all’iniziativa».

«Ogni azione che possa contribuire a proteggere il consumatore finale dall’inganno ha il nostro sostegno», osserva Arduino Zappaterra, Presidente Nazionale Oreficeria della CNA, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato. «La nostra associazione raccomanderà agli associati di adottare le Linee Guida».

È chiaro che se si vuole promuoverne l’adesione il passo più importante è quello di implementare la formazione. Gli operatori dovranno prima familiarizzare con la terminologia. «Sono impegnata nella formazione gemmologica, nella diffusione e nella condivisione della corretta nomenclatura da oltre 35 anni e sono consapevole che non è mai abbastanza e che il lavoro non finisce mai», ha dichiarato ad IGR Loredana Prosperi, Direttore dell’Istituto Gemmologico Italiano (IGI) e una delle autrici delle Linee Guida italiane.
La formazione non deve limitarsi a deboli segnali di allarme solo quando si verifica un caso palese di frode. Deve invece diventare un vero processo ed alimentare percorsi di sensibilizzazione. Prosperi non ha dubbi al riguardo: «Tutti gli operatori seri dovrebbero pensare alla loro formazione in modo continuativo e non dovrebbero avere paura di raccontare e spiegare ai loro clienti che esistono materiali gemmologici sintetici, nonché trattamenti che le gemme subiscono per migliorare il loro aspetto».
Torna a emergere il fattore educativo come fattore chiave. «Siamo favorevoli all’introduzione di linee guida a garanzia dell’acquirente», ha dichiarato Raffaella Cancellieri, presidente di Federpreziosi Confcommercio Campania. «Questo potrebbe diventare un punto di forza per il commerciante che vuole adeguarsi volontariamente. I consumatori hanno poche garanzie. I venditori spesso non sono adeguatamente formati, non hanno un codice di condotta e informazioni chiare da parte dei loro fornitori, di cui spesso si fidano in virtù di rapporti di lunga data. La nostra associazione si è già interessata a questo tema, tanto che è in preparazione un corso di formazione in gemmologia per i rivenditori».
Dritti al punto

In cosa consistono effettivamente le Linee Guida e come può un commerciante di gemme metterle in pratica, al di là delle dichiarazioni di principio e delle buone intenzioni? I punti sono otto, estremamente concisi. «L’estrema brevità non impedisce in alcun modo alle Linee Guida di essere precise e facili da applicare», afferma ad IGR Gary Roskin, Direttore Editoriale del Roskin Gem News Report, ex CEO dell’International Colored Gemstone Association e Senior Gemstone Editor per le riviste JCK. «Un quadro così estremamente flessibile permette di presentarle come uno strumento semplice piuttosto che un altro compito gravoso da adempiere».
Il concetto principale consiste nel garantire che le pietre e la gioielleria con pietre siano accompagnate da documenti che le descrivano accuratamente ogni volta che le transazioni e le comunicazioni promozionali/pubblicitarie riguardino materiali gemmologici. «Infatti – continua Michele Macrì – gli operatori dovranno mettere per iscritto esattamente ciò che ogni azienda seria già oggi mette in pratica: garantire chiarezza sulla reale natura delle pietre, specificando la loro specie minerale (se applicabile, altrimenti il gruppo), varietà, origine (naturale o artificiale), indicazioni sui trattamenti e massa. L’origine geografica non è obbligatoria, ma una gradita indicazione aggiuntiva opzionale».
Quindi, chi si conforma dovrà produrre rapporti gemmologici? «No», precisa Alberto Scarani, «in pratica è richiesta solo una semplice e adeguata ‘descrizione dei beni’. Tale descrizione, in molti casi, sarà emessa dai produttori o dagli importatori alla fonte e trasmessa lungo la catena di approvvigionamento. Non è necessario produrre sempre estesi report di laboratorio gemmologico». Tuttavia, il testo chiarisce che «qualora la transazione riguardi gemme, lotti di gemme o gioielli di elevato valore, per una maggiore protezione dell’acquirente finale e a tutela del sottoscrittore sprovvisto di adeguata strumentazione, si raccomanda che la transazione avvenga mediante rilascio di un’estesa dichiarazione di analisi gemmologica (Report) emessa da laboratori riconosciuti».
In sostanza, c’è sintonia completa tra gli autori del testo così come da coloro che lo hanno ispirato, sul fatto che il ricorso a report autorevoli è una pratica che avviene già oggi e non è certo un caso che sia il mercato, e non altri fattori o interessi, a riconoscere l’importante ruolo dei laboratori preparati al compito. Se il materiale gemmologico ha un valore significativo, questi possono fornire sicurezza e consolidare il valore a vantaggio dell’utente.
Nella diffusione della Fair Disclosure, gemmologi e laboratori svolgono un ruolo chiave, poiché possono migliorare la conoscenza, non solo a livello avanzato, ma anche a livello base, in un settore che in Italia conta più di 29.000 dipendenti (che rappresentano il 27% del totale degli addetti nell’Unione Europea), alcuni dei quali hanno sicuramente bisogno di migliorare le proprie competenze gemmologiche. Una documentazione chiara e completa a protezione di tutte le parti coinvolte nella catena di approvvigionamento, in particolare del consumatore finale, possono diffondere buone pratiche attraverso un effetto moltiplicatore: più aziende aderiscono alle Linee Guida, più altre saranno disposte a seguire l’esempio.

Ma la conformità può anche diventare un vantaggio competitivo ed un catalizzatore per aumentare le vendite. «Da un po’ di tempo – afferma Giacomo Esposito di Agemina, un produttore di gioielli con sede nel Centro Orafo Oromare di Marcianise – forniamo i nostri pezzi di gioielleria corredati da un report gemmologico di un laboratorio conosciuto. Inizialmente lo facevamo perché una parte terza garantisse che le pietre preziose rispettassero i nostri standard di qualità. Poi abbiamo scoperto che i nostri clienti vedevano il report come un valore aggiunto ed erano ben felici di consegnarlo ai rivenditori che poi lo avrebbero girato col prodotto al consumatore».

Le fonti
Per raggiungere l’obiettivo principale, che è l’applicazione di una nomenclatura appropriata per descrivere correttamente i materiali gemmologici, le Linee Guida si basano principalmente sulle direttive dell’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), un’organizzazione privata di standardizzazione nazionale riconosciuta dall’Unione Europea. Le norme emesse sono concordate da comitati specializzati, in questo caso composti da gemmologi. Molti dei gemmologi che hanno contribuito alla stesura delle Linee Guida hanno precedentemente lavorato nei comitati UNI. Essenzialmente, per sviluppare le Norme sulla terminologia e classificazione delle gemme, si sono ispirati alle principali regolamentazioni in uso a livello internazionale.

La gemmologia, come ben sanno gli specialisti, è una disciplina in continua evoluzione. È per questo che sono incluse nelle dispositivo italiano proposto altre fonti riconosciute a livello internazionale, come i preziosi Blue Books della CIBJO e i Bollettini LMHC. Anche questi documenti sono Linee Guida e hanno il vantaggio di essere continuamenti aggiornati per chiarire i trattamenti che continuamente appaiono sul mercato. Inoltre, sono raccomandati i Codici dell’ICA (International Colored Gemstone Association) e del RJC (Responsible Jewelry Council).

Se è vero che fonti abbondanti possono portare a diverse interpretazioni e possibili discrepanze, va anche detto che gran parte della terminologia è condivisa. «Può essere difficile usare i Blue Books e le Schede LMHC – ha detto a IGR Gary Roskin – poiché penso che non concordino su un paio di aree (o deviano un po’ l’una dall’altra). Penso che l’uso del termine ‘Paraiba’ sia tra quelli un po’ discordanti, ma in questo caso ciò non dovrebbe rappresentare un problema. Si potrebbe migliorare qualcosa specificando meglio in che modo un laboratorio può essere considerato ‘qualificato’, ma tutto il resto mi piace — le Linee Guida italiane sono concettualmente molto complete».
«Il gruppo che ha redatto le Linee Guida italiane», conclude Michele Macrì, «è consapevole che esse sono soggette a interpretazione. Le normative devono essere applicate e un periodo di rodaggio è necessario. Bisogna avere buon senso. Ma il fattore chiave che può garantire il successo delle Linee Guida è il coinvolgimento di organismi pubblici indipendenti e imparziali, come le università. Penso che il modello italiano possa essere un esempio da seguire».
Articolo di Paolo Minieri, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 19, Autunno 2024.




















Eccellente articolo del dott. Paolo Minieri , aggiungo con estrema umile esperienza di tanti anni di questo lavoro che il mercato necessita di pubblicità di cose esatte e i corsi di formazione devono essere accessibili a tutti, non come adesso che si possono permettere la formazione solo in pochi , inoltre come diceva uno dei pionieri della divulgazione gemmologica con cui ho avuto il piacere d’imparare e apprendere ( prof. Edmondo leone , e prof. Carlo Cumo ) sostenevano senza mezze parole che le informazioni scientifiche vanno divulgate e non è l’istituto che rilascia il titolo a dare le credenziali ai gemmologi, ma, semplicemente quello che si apprende , pertanto a mio modesto parere creare un albo e convegni specialistici è la strada migliore perseguire , e mi complimento con il dott. Macrì per la divulgazione di cose complesse tramite la rivista ed sicuramente un punto cardine per il settore . ( Chiunque ha conseguito un titolo a prescindere dell’istituto frequentato deve accedere ad aggiornamenti teorico pratici a basso costo. Solo in questo modo si ottengono persone che divulgano e operano correttamente nel settore gemmologico salvaguardia il mercato da chi……