Sentiamo spesso parlare di “gemmologia scientifica”, ma non sarebbe sottinteso che lo sia?

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 21 nel 2025. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

Perché, soprattutto nel mondo accademico, si sente ancora la necessità di ribadire che la gemmologia deve essere scientifica?

La risposta sta nel fatto che, quando questa disciplina è nata un secolo fa, era vista dagli studiosi come un azzardo, una specie di replica eterodossa della mineralogia, ma priva di solide fondamenta.

E, a dirla tutta, a far uso di questa nuova branca non era un rassicurante professore d’epoca positivista con pizzetto, pince-nez e gilet, ma George Frederick Kunz, un collezionista e mineralista americano che, partendo dal basso, era riuscito a farsi socio di Tiffany. Insomma uno che le pietre preziose non si limitava a studiarle, ma le vendeva.

L’uso di tecniche mineralogiche per favorire il commercio di gioielli portò l’ambiente accademico a considerare questa “contaminazione” come un pericoloso cedimento al mercato, un “matrimonio di convenienza”.

Non sorprende, quindi, che i gemmologi dei laboratori più prestigiosi e delle pubblicazioni più autorevoli preferiscano continuare a concentrarsi sull’identificazione e la caratterizzazione delle specie minerali, visto che le fondamenta mineralogiche sono sinonimo di validazione scientifica. Insomma, studio dei minerali interessanti per i gioielli e niente fughe in avanti.

Credo che la VII Conferenza Nazionale di Gemmologia, tenutasi a Napoli il 16 e 17 giugno 2025, abbia dimostrato che la gemmologia può e deve essere una disciplina scientifica anche quando, per esplorare altri ambiti, si distacca dalla sua missione originaria, l’identificazione dei minerali.

igr 21 ita copertina
IGR nr. 21

Quando si trattano gemme biogeniche come il corallo, la biologia (Rui Galopim de Carvalho, Anna di Cosmo) offre certezze; le politiche di sostenibilità per il corallo sono supportate dai modelli economici (Lorenzo Turriziani); le implicazioni legali di un report gemmologico si ancorano alla dottrina giuridica (Marco Calabrò); le collezioni di specimen per determinare l’origine geografica devono essere pubbliche e verificabili (Vincent Pardieu); i nuovi master ibridi per i diamanti, pur essendo standard convenzionali, si basano su dati oggettivamente misurabili di colorimetria (Alberto Scarani).

La stessa fotomicrografia (Liviano Soprani) non è un mero esercizio tecnico-pedagogico ma un universo regolato dalle stesse leggi estetiche che governano tutte le altre immagini create dall’uomo.

Se la nostra rivista è riuscita a infondere alla Conferenza il coraggio di rendere questi “sconfinamenti” non solo affascinanti ma anche legittimi e fondati, non possiamo che esserne lieti. Non c’è affatto bisogno che la gemmologia si stracci le vesti per configurarsi come una non scienza a sé. Non lo è. È una disciplina di cerniera che non si limita a un singolo aspetto del mondo, ma crea connessioni tra diverse branche del sapere, offrendo così una prospettiva più completa e integrata. Ma sempre scientifica.


Editoriale di Paolo Minieri pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 21, Autunno 2025.

spot_img
spot_img
Paolo Minieri
Paolo Minierihttps://www.rivistaitalianadigemmologia.com/autori/
Contenuto realizzato per IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose. // Content created for IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), a broad information framework for Gemologists as well as professionals involved daily in the gemstone business.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

NEWS

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Dal Magazine