Resoconto dal campo sulla corsa alla tormalina Paraíba nei dintorni di Abuloo, Etiopia

Ho sentito parlare per la prima volta della scoperta di tormaline Paraíba in Etiopia il 25 maggio 2026, quando uno dei miei contatti di Shakiso mi ha parlato di “Paraíba”. Era alla ricerca di compratori e voleva anche una conferma da parte del nostro laboratorio, l’Africa Gemological Training Institute (AGTI), che le pietre fossero effettivamente tormaline Paraíba. Dopo aver studiato al GIA di Bangkok nel 2018, ho fondato l’Africa Gemological Training Institute qui in Etiopia nel 2024; l’istituto offre formazione nei campi della gemmologia e del taglio di gemme, oltre a fornire servizi di identificazione gemmologica.

Verifica di alcune splendide tormaline Paraíba di grandi dimensioni provenienti dal nuovo sito scoperto vicino ad Abuloo, in Etiopia. Il pezzo grezzo più grande pesa 43 carati, mentre il più piccolo supera i 10 carati ed è di trasparenza eccezionale
Figura 1 – Verifica di alcune splendide tormaline Paraíba di grandi dimensioni provenienti dal nuovo sito scoperto vicino ad Abuloo, in Etiopia. Il pezzo grezzo più grande pesa 43 carati, mentre il più piccolo supera i 10 carati ed è di trasparenza eccezionale. (Foto: Efrem Bogale)

Ho chiesto di portare le pietre ad Addis Abeba così da poterle esaminare, ma hanno trovato un acquirente prima di raggiungere il nostro laboratorio e non abbiamo avuto la possibilità di vedere quel lotto.

La notizia che s’era concluso un affare non è rimasta segreta a lungo. Ben presto divenne noto tra gli operatori del settore di Addis che un lotto di tormaline Paraíba era stato venduto per più di 200 milioni di birr etiopi, cioè più di 1 milione di dollari.

La notizia della scoperta di tormaline molto preziose vicino al villaggio di Abuloo, non lontano da Shakiso nella regione dell’Oromia, si è diffusa rapidamente nel mercato delle gemme etiope e altrettanto rapidamente oltre i confini del Paese. Questa regione era già nota per il caffè, l’oro e l’estrazione di smeraldi, ma questa nuova scoperta ha improvvisamente fatto sì che si allargasse il livello di attenzione.

Figura 2 - Mappa che mostra la posizione dei principali giacimenti di gemme conosciuti in Etiopia: l’Etiopia è già famosa per le miniere di opale scoperte negli anni ’90; poi sono seguite le scoperte di smeraldi (vicino al villaggio di Web e successivamente a Kenticha, vicino a Shakiso) e anche di zaffiri nell’area settentrionale del Tigray, vicino a Chila. La scoperta di tormaline Paraíba vicino ad Abuloo dimostra che l’Etiopia non ha ancora finito di sorprendere il settore delle gemme
Figura 2 – Mappa che mostra la posizione dei principali giacimenti di gemme conosciuti in Etiopia: l’Etiopia è già famosa per le miniere di opale scoperte negli anni ’90; poi sono seguite le scoperte di smeraldi (vicino al villaggio di Web e successivamente a Kenticha, vicino a Shakiso) e anche di zaffiri nell’area settentrionale del Tigray, vicino a Chila. La scoperta di tormaline Paraíba vicino ad Abuloo dimostra che l’Etiopia non ha ancora finito di sorprendere il settore delle gemme. (Mappa di Léonard Cornuz)

All’inizio di giugno, numerosi acquirenti internazionali provenienti da Thailandia, Germania, Svizzera, Brasile, Sri Lanka, India e altri Paesi hanno iniziato a presentarsi ad Addis Abeba e ad Hawassa. I commercianti locali, in particolare quelli attivi nelle aree di estrazione degli smeraldi vicino a Shakiso, hanno quasi smesso di commerciare altre pietre per concentrarsi su queste nuove meraviglie. Era, ed è tuttora, l’argomento principale di conversazione in città.

Da parte mia, ho iniziato a raccogliere dati dai miei contatti locali, commercianti di gemme e minatori artigianali, condividendo la notizia e chiedendo pareri ad alcuni amici: il geologo svizzero Léonard Cornuz, un mio compagno di studi al GIA che aveva visitato miniere di zaffiri con me qualche mese prima, e il suo mentore e amico Vincent Pardieu, un gemmologo che ho avuto il piacere di incontrare a Tucson nel 2025 e con cui sono rimasta in contatto fino ad oggi. Vincent mi ha chiesto se fosse stato possibile visitare il sito, ma la situazione era molto caotica.

Ad Addis circolavano voci di insicurezza, anche per la presenza che m’era stata segnalata di un gruppo ribelle attivo nella regione e che si sarebbe spostato nell’area allo scopo, a quanto mi si riportava, di controllare il sito minerario. E ciò era visibile anche da video pubblicati su TikTok, la piattaforma social più comune in Etiopia. Ho quindi consigliato a Vincent di aspettare finché la situazione si fosse fatta più sicura.

Dopo il comunicato stampa dello SSEF del 18 giugno 2026 sulla scoperta della tormalina Paraíba in Etiopia, in molti hanno cominciato a chiedermi se la notizia fosse vera. A quel punto, essendo riuscita a vedere diversi lotti di pietre interessanti, ho deciso di realizzare un video e pubblicarlo il 25 giugno 2026 per confermare che in Etiopia qualcosa stava davvero accadendo.

 

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Poco tempo dopo, il 27 giugno, Vincent Pardieu ha pubblicato il risultato di uno studio preliminare che aveva svolto con i suoi colleghi del LFG (Laboratoire Français de Gemmologie) a Parigi e del laboratorio C. Dunaigre a Bangkok su alcune pietre acquistate da un suo amico di Bangkok che si era recato in Etiopia. Il loro studio preliminare ha mostrato che alcune pietre ricche di rame, prodotte vicino ad Abuloo, sono idonee a essere chiamate tormaline Paraíba (secondo la terminologia della scheda informativa n. 6 del LMHC sulla Paraíba), ma altre, pur avendo un aspetto simile a quelle ricche di rame, non erano idonee in quanto colorate dal ferro. I risultati di Pardieu et al. sono stati confermati un giorno dopo dai gemmologi tedeschi del DSEF a Idar-Oberstein che hanno studiato alcune delle pietre acquistate da alcuni compratori tedeschi.

La difficoltà principale era che, per rilevare la differenza, occorreva utilizzare la spettroscopia UV-Vis-NIR, una strumentazione non ancora disponibile in Etiopia. Naturalmente, saranno necessari ulteriori studi e analisi di laboratorio per comprendere la natura e la diversità delle tormaline provenienti dalla nuova scoperta.

Si ringrazia il signor Ararsa (CEO - Qolansa Mining and Trading Plc) per aver permesso di riprendere e fotografare le loro gemme e di valutarle. (Foto: Haimanot Sisay)
Figura 3a – Si ringrazia il signor Ararsa (CEO – Qolansa Mining and Trading Plc) per aver permesso di riprendere e fotografare le loro gemme e di valutarle. (Foto: Haimanot Sisay)
Si ringrazia il signor Ararsa (CEO - Qolansa Mining and Trading Plc) per aver permesso di riprendere e fotografare le loro gemme e di valutarle.
Figura 3b – Si ringrazia il signor Ararsa (CEO – Qolansa Mining and Trading Plc) per aver permesso di riprendere e fotografare le loro gemme e di valutarle. (Foto: Haimanot Sisay)

Durante gli incontri ad Addis con persone provenienti dal sito minerario, ho sentito che le attività di estrazione si erano fermate dopo l’arrivo dei ribelli. Più tardi, tuttavia, le autorità locali e l’Aba Gada (autorità tradizionali locali) sembrano essere riuscite a convincerli ad allontanarsi dall’area e a permettere alla popolazione locale di proseguire l’attività estrattiva.

Quando ho ricevuto notizia che la sicurezza era migliorata dopo la loro partenza e che la gente aveva ripreso l’estrazione mineraria, ho detto a Vincent e a Léonard che, sebbene fosse ancora pericoloso, stavo considerando di recarmi sul posto di persona per raccogliere dati in tempo reale.

Ovviamente, a causa dei problemi di sicurezza, non ho detto immediatamente alla mia famiglia che mi sarei recata li; ho detto loro che sarei andata ad Hawassa per acquistare alcuni campioni di pietre. Anche se Léonard e Vincent non hanno potuto aggregarsi, hanno comunque dato consigli a me e al mio team su come effettuare il rilievo e raccogliere dati utili. Non ero sola: i miei buoni amici Tewodros, Ashenafi, Samuel, Haji e Yeabsira hanno reso il viaggio più facile.

Figura 4 - Mappa della regione intorno a Shakiso che mostra l’itinerario della nostra spedizione (in arancione) durante il viaggio da Addis. Come si può vedere, il sito della scoperta si trova a circa due chilometri a est del villaggio di Abuloo, che a sua volta si trova a circa cinquanta chilometri a nord-est di Shakiso, località famosa per le miniere di smeraldi a Kenticha, situate a circa cinquanta chilometri a sud-est di Shakiso. Nota: tutti i punti neri sono siti di estrazione (probabilmente miniere d’oro)
Figura 4 – Mappa della regione intorno a Shakiso che mostra l’itinerario della nostra spedizione (in arancione) durante il viaggio da Addis. Come si può vedere, il sito della scoperta si trova a circa due chilometri a est del villaggio di Abuloo, che a sua volta si trova a circa cinquanta chilometri a nord-est di Shakiso, località famosa per le miniere di smeraldi a Kenticha, situate a circa cinquanta chilometri a sud-est di Shakiso. Nota: tutti i punti neri sono siti di estrazione (probabilmente miniere d’oro). (Mappa di Léonard Cornuz)

La spedizione sul campo

La nostra spedizione è partita in auto da Addis Abeba il 25 giugno 2026. Dopo circa quattro ore di viaggio abbiamo raggiunto Hawassa e, con altre tre ore e mezza di guida, siamo arrivati a Shakiso, dove abbiamo trascorso la notte (vedi mappa in Figura 4). La mattina seguente, il 26 giugno, ci siamo rimessi in marcia verso Abuloo. Lungo il tragitto siamo passati per Adola, un tempo chiamata Kibremengist: un nome conferito dall’Imperatore Hailé Selassié che significa “grazia al re” o “grazia al governatore”

Quando siamo arrivati al villaggio di Abuloo, abbiamo parcheggiato il camion e siamo saliti sulle delle moto presso la stazione. Gli autisti erano giovani uomini che fornivano servizi di trasporto con le loro motociclette. Sono noti per le loro abilità di guida affidabili, almeno così mi è stato detto. Il tragitto è durato circa dieci minuti, non senza un bel po’ di spavento.

Parcheggio delle moto vicino al sito minerario. Come in molti luoghi delle aree minerarie africane, le motociclette sono il mezzo più efficiente per andare dalla città al sito di estrazione
Figura 5 – Parcheggio delle moto vicino al sito minerario. Come in molti luoghi delle aree minerarie africane, le motociclette sono il mezzo più efficiente per andare dalla città al sito di estrazione. (Foto: Haimanot Sisay)

Dal punto di sosta delle moto abbiamo camminato in discesa per circa venti minuti. Avvicinandoci al sito minerario, abbiamo cominciato a sentire il rumore di una grande folla che scavava, insieme al suono della gente che lavava il terreno nel ruscello vicino. L’estrazione si svolgeva lungo un ruscello tra due colline in un’area coperta di alberi. Ho avuto la pelle d’oca e ho provato una forte emozione. Volevo correre avanti e vedere la miniera con i miei occhi, oltre gli alberi.

Quando finalmente siamo arrivati, il numero di persone presenti, l’eccitazione, l’urgenza, l’incertezza e l’impegno di tutti hanno creato una scena che non dimenticherò mai. In piedi sul sito minerario, ho assistito a una scena travolgente: più di 3.000 persone stipate nell’area, che scavavano, lavavano, trasportavano, compravano e vendevano.

Quasi ogni buca aperta era sorvegliata da uomini armati. Sebbene la maggior parte delle persone presenti nel sito minerario fosse pacifica, uno degli addetti alla sicurezza ha reagito male vedendo un mio amico filmare con la macchina fotografica. Senza esitare gli ha puntato un AK-47 al volto: un episodio che difficilmente dimenticherà.

Tuttavia, quando il mio accompagnatore ha chiesto scusa e ci siamo spostati verso persone più ospitali, tutto è andato bene. È stato comunque un buon promemoria del fatto che, come Léonard e Vincent mi avevano spesso detto, durante una corsa alle gemme le tensioni possono essere alte.

Per questa ragione abbiamo deciso di non mostrare in questo rapporto sul campo primi piani di volti riconoscibili, eccetto il mio.

Prima veduta del sito minerario principale vicino al villaggio di Abuloo, dove centinaia di persone locali scavano il terreno usando semplici attrezzi manuali. Si trova in una piccola valle tra le colline lungo un ruscello
Figura 6 – Prima veduta del sito minerario principale vicino al villaggio di Abuloo, dove centinaia di persone locali scavano il terreno usando semplici attrezzi manuali. Si trova in una piccola valle tra le colline lungo un ruscello. (Foto: Haimanot Sisay e Yeabsira)
Arrivo al sito minerario. Tutti erano molto concentrati sulle proprie attività
Figura 7 – Arrivo al sito minerario. Tutti erano molto concentrati sulle proprie attività. (Foto: Haimanot Sisay e Yeabsira)
Veduta del sito minerario principale che copre poco meno di due ettari
Figura 8 – Veduta del sito minerario principale che copre poco meno di due ettari. (Foto: Haimanot Sisay e Yeabsira)
Veduta del sito minerario principale che copre poco meno di due ettari
Figura 9 – Veduta del sito minerario principale che copre poco meno di due ettari. (Foto: Haimanot Sisay e Yeabsira)
Veduta del sito minerario principale che copre poco meno di due ettari.
Figura 10 – Veduta del sito minerario principale che copre poco meno di due ettari. (Foto: Haimanot Sisay e Yeabsira)
Ulteriore veduta del sito minerario principale vicino al villaggio di Abuloo, dove centinaia di persone locali scavano il terreno usando semplici attrezzi manuali.
Figura 11 – Ulteriore veduta del sito minerario principale vicino al villaggio di Abuloo, dove centinaia di persone locali scavano il terreno usando semplici attrezzi manuali. (Foto: Haimanot Sisay e Yeabsira)
Ulteriore veduta del sito minerario principale vicino al villaggio di Abuloo, dove centinaia di persone locali scavano il terreno usando semplici attrezzi manuali.
Figura 12 – Ulteriore veduta del sito minerario principale vicino al villaggio di Abuloo, dove centinaia di persone locali scavano il terreno usando semplici attrezzi manuali. (Foto: Haimanot Sisay e Yeabsira)
Veduta dell’area di lavaggio principale; si noti che la maggior parte delle persone che lavorano qui sono donne.
Figura 13 – Veduta dell’area di lavaggio principale; si noti che la maggior parte delle persone che lavorano qui sono donne. (Foto: Haimanot Sisay)

Ho sentito due diverse versioni sull’iniziale scoperta di queste tormaline Paraíba. Ad Addis circolava la voce che le pietre fossero state trovate per la prima volta da un abitante del villaggio mentre scavava un buco per una latrina. Tuttavia, quando sono arrivata alla miniera, mi è stato detto che ciò non corrispondeva al vero. Secondo le persone che ho incontrato lì, le pietre erano state individuate tempo prima durante le attività tradizionali di ricerca dell’oro.

Sul campo estrattivo, parlando con la gente, ho appreso che gli addetti erano principalmente residenti di Abuloo e delle aree vicine come Shakiso, Adola e Kenticha. Sono questi i minatori in prima linea, mentre gli acquirenti arrivano ormai da ogni angolo dell’Etiopia. La corsa ha completamente rimodellato l’economia locale, che è dominata dall’agricoltura (principalmente caffè ma anche mais), dall’estrazione dell’oro e dagli smeraldi.

Con l’inflazione che segna l’economia nazionale e le diffuse difficoltà socioeconomiche, questa scoperta rappresenta una rara opportunità che può cambiare la vita. Molte persone hanno lasciato le loro occupazioni abituali per tentare la fortuna nell’estrazione delle tormaline Paraíba. Alcuni sono stati fortunati e hanno già trovato pietre eccezionali ottenendo il capitale necessario per cambiare la propria vita e incoraggiando molti altri a venire ad estrarre.

Molti hanno reinvestito i soldi guadagnati dall’estrazione dell’oro per la Paraíba nella speranza di moltiplicare la loro ricchezza. Tuttavia, poiché c’è ancora pochissima comprensione a livello locale sulla qualità delle gemme, è troppo presto per misurare l’impatto economico completo di questa scoperta. Il commercio sul sito è rapido e volatile.

Le transazioni nelle buche scavate per l’estrazione sono rigorosamente in contanti e l’enorme quantità di banconote è impressionante. È comune vedere sacchi che strabordano di mazzette di denaro. I commercianti locali di solito hanno la prima opportunità di acquistare, mentre le pietre speciali o i lotti di qualità superiore vengono inviati ai centri regionali vicini come Shakiso, Adola e Hawassa per negoziazioni secondarie.

Da un punto di vista geologico, il giacimento produce una splendida varietà di tormaline, incluse pietre tipo Paraíba neon, indicolite blu profondo, cristalli rosa, verdi e neri. Si trovano nei suoli superficiali fino a una profondità di circa sei metri. La limpidezza delle pietre varia da opaca a trasparente. La maggior parte delle pietre pesa meno di due grammi, ma ho personalmente visto esemplari notevoli che pesavano fino a 8,6 grammi. Tutte sono estratte usando strumenti semplici come pale, picconi e sacchi per il trasporto e il lavaggio. Ci sono più di venti buche attive disposte fianco a fianco. I minatori trovano la tormalina praticamente in superficie e scavano fino a profondità di circa sei metri.

Poiché il terreno è morbido, molti minatori posizionano la terra scavata direttamente sul bordo delle buche invece di rimuoverla dai lati. Ciò crea un serio rischio, poiché il terreno sciolto può facilmente crollare di nuovo nelle fosse. Le buche in sé non sono necessariamente pericolose; è piuttosto la mancanza di precauzioni di base che costa vite.

Persone che scavano con attrezzi manuali vicino ad Abuloo.
Figura 14 – Persone che scavano con attrezzi manuali vicino ad Abuloo. (Foto: Haimanot Sisay)
Borsa piena di denaro vista nel sito minerario.
Figura 15 – Borsa piena di denaro vista nel sito minerario. (Foto: Haimanot Sisay)

Dopo alcune ore trascorse al sito minerario siamo tornati in città per ragioni di sicurezza, poiché avevamo sentito che il gruppo ribelle a volte fa visita all’area di notte. Dopo aver esaminato alcune pietre a Hawassa, siamo tornati ad Addis Abeba il 29 giugno.

Controllando il catasto etiope (https://ethiopian.portal.miningcadastre.com/), è stato interessante scoprire che diverse aziende avevano recentemente (a partire da aprile 2026) fatto domanda per le licenze di estrazione di tormalina, circa un mese prima che io sentissi per la prima volta della scoperta
Figura 16 – Controllando il catasto etiope (https://ethiopian.portal.miningcadastre.com/), è stato interessante scoprire che diverse aziende avevano recentemente (a partire da aprile 2026) fatto domanda per le licenze di estrazione di tormalina, circa un mese prima che io sentissi per la prima volta della scoperta. (Mappa: Léonard Cornuz)

Sono felice di essere tornata sana e salva, e sono contenta di non essermi persa l’opportunità di assistere a quella che potrebbe essere un’avventura irripetibile: la scoperta delle tormaline di Abuloo e la corsa alle gemme in Etiopia.

Guardando al futuro, sembra che il governo etiope stia adottando misure per portare un po’ di ordine regolamentare nel caos della miniera. All’Africa Gemological Training Institute ci sentiamo pronti a collaborare con loro fornendo la guida tecnica e il supporto strutturale che potrebbero essere necessari. Il mio desiderio, come etiope e come gemmologa, è vedere questa benedizione sfruttata come una potente e duratura opportunità economica che porti reali benefici e migliori le condizioni della gente in Etiopia.

A questo punto, nessuno sa veramente come sarà questa corsa alle gemme fra un anno. Il tempo lo dirà.

Haimanot Sisay
Figura 17 – (Foto: Haimanot Sisay)

Desidero ringraziare i miei amici Tewodros, Ashenafi, Samuel, Haji e Yeabsira che mi hanno aiutata a intraprendere questa spedizione sul campo e a tornare sana e salva, il signor Ararsa che mi ha permesso di vedere e documentare le sue pietre, e i miei amici Léonard Cornuz e Vincent Pardieu per il loro supporto nella preparazione di questa spedizione e nella stesura di questo rapporto sul campo. Infine, desidero ringraziare anche le persone che ho incontrato ad Abuloo, Shakiso e Hawassa.

 

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Articolo di Haimanot Sisay, a cura di Vincent Pardieu, carte geografiche di Léonard Cornuz, pubblicato originariamente il 4 luglio 2026. Contenuto tradotto e ripubblicato per gentile concessione su IGR.

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