Blockchain, il futuro della tracciabilità. Dopo i diamanti le pietre di colore

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 5 nel 2018. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

Nel 2015 una start up britannica ha mostrato al mondo degli addetti ai lavori che è possibile adempiere al compito di tracciare le gemme, uno degli obiettivi su cui l’industria della gioielleria ha da almeno un decennio altissime aspettative. Il sistema è basato sull’applicazione di una tecnologia, la Blockchain, che è in pratica un registro digitale decentralizzato delle transazioni, in grado di estendersi e ramificarsi attraverso i vari contraenti in modo crittografato e dunque sicuro, poiché non esiste più una centralizzazione dei dati. Dal punto di vista tecnologico, per intendersi, siamo nello stesso ambiente dei Bitcoin, le criptovalute che stanno agitando il mondo finanziario poiché di fatto configurano una vera rivoluzione del concetto di valuta. Le stesse incertezze, la stessa curiosità scuotono gli operatori dei diamanti? Probabilmente no, poiché l’utilizzo della tracciabilità su beni fisici risulta più controllabile e meno astratto di quello delle monete virtuali. Il diamante non ha infatti bisogno di un’Autorità che batti moneta. L’intuizione di Leanne Kemp, CEO di Everledger, è stata quella di utilizzare una propria impronta digitale di 40 metadati nell’iscrizione laser che da tempo è possibile apporre sulle cinture dei diamanti. Una volta ottenuto un ID fisico inalterabile sarà poi possibile registrare le transazioni. In questo modo si possono trascrivere in modo univoco le credenziali etiche a partire dalle certificazioni Kimberley, quelle gemmologiche attraverso i report degli istituti addetti, le transazioni di vendite e rivendite, le polizze assicurative.

Leanne Kemp, CEO di Everledger. (Foto: account Twitter)

Una volta perfezionato il proprio sistema Everledger è stato in grado di mettere a punto il Diamond Time-Lapse Protocol (DTLP) che offre un’unica piattaforma che allarga la platea a tutti i partecipanti dell’industria dei diamanti, minatori, tagliatori, grossisti, dettaglianti e consumatori finali. Una gemma apre dunque una serie di finestre prima impensabili attraverso le quali sarà possibile accedere addirittura ai profili dei tagliatori. Se gli effetti sul marketing saranno senza dubbio esplosivi, restano ancora da valutare le modalità per raggiungere attraverso la tracciabilità una vera e propria certificazione etica che garantisca sostenibilità e liceità dei passaggi dalla fonte, da sempre i passaggi più controversi e complessi da realizzare. Ma che la cosa sia un anticipo del futuro del commercio delle pietre lo dimostrano due fatti. I più grandi gruppi produttori di diamanti si sono lanciati nel campo della blockchain. E Gübelin, che non a caso ha da un paio d’anni brevettato un ID per gli smeraldi attraverso le nanoparticelle, applicazione gemella dell’iscrizione laser sui diamanti, ha affidato a Everledger il compito di sviluppare una tecnologia Blockchain per le pietre di colore. I giochi sono ufficialmente aperti. La gemmologia è chiamata a valutare a breve i sistemi di tracciabilità oltre che quelli per l’identificazione.

Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 5, Autunno 2018

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Contenuto realizzato dal team editoriale di IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose.

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