Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 5 nel 2018. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Attenti a non rompere il nuovo giocattolo. La certificazione etica invece di intervenire coerentemente sul mercato delle gemme rappresentando tutti, potrebbe alimentare un meccanismo di esclusione. Il CIBJO sembra avvertire questo pericolo, e nella sua veste di più potente soggetto rappresentativo della gioielleria mondiale, ammonisce a non procedere verso soluzioni troppo semplicistiche. Alla vigilia del Simposio sugli smeraldi in programma ad Ottobre a Bogotà, durante il quale verranno presentate novità nella messa a punto delle procedure etiche, alcuni concetti si fanno più chiari. Infatti, in un report rilasciato a settembre, curato dal Charles Abouchar, Presidente della Commissione per le pietre di colore, vengono delineati alcuni criteri che hanno ispirato i lavori che dovrebbero rilasciare un codice condiviso di pratiche diligenti. Lo scopo è quello di garantire l’integrità della catena di fornitura delle altre gemme, sul modello dei diamanti. Le pietre di colore – come viene giustamente evidenziato – non godono di quei fattori che hanno semplificato il compito degli specialisti quando si è intervenuti in settori controllati da grandi player come i metalli preziosi. Simile il caso dei diamanti, dove sei grandi produttori controllano il 90% della materia prima.
Meno sono i soggetti decisionali più veloce ed incisiva sarà la costruzione degli snodi che regolano la catena dei controlli dell’integrità. Oltre l’80% delle pietre di colore invece è immesso nel mercato di piccoli artigiani. Questo dato da anni paralizza il lavoro di costruzione di una filiera che porti al consumatore gemme sicuramente rispettose dei criteri etici. Abouchar sembra aver bene in mente che le scorciatoie verticali che il mercato propone sempre più spesso (enormi agglomerati estrattivi/grande distribuzione/consumatori) sono una minaccia per gli interessi delle piccole aziende estrattive. Nel documento non a caso viene evidenziato il grido d’allarme che lanciò Dick Hughes nei precedenti lavori del CIBJO a Bangkok: “non danneggiare chi volete regolare”. Il report è molto esplicito: “il potenziale di un sistema di reperimento responsabile eccessivamente macchinoso, presentando conseguenze non volute in partenza… potrebbe danneggiare i minatori artigianali… milioni di persone le cui vite sono al momento sostenute dall’estrazione di gemme”.
Se Bogotà chiama, Tucson risponde. Nell’edizione del 2019 Gübelin preannuncia sviluppi decisivi per le sue nanoparticelle, il sistema elaborato e brevettato per marcare alcune pietre di colore e garantirne la tracciabilità. La procedura, che di fatto fa il paio all’iscrizione laser dei diamanti, sarà probabilmente messa a disposizione dell’intero comparto.

Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 5, Autunno 2018



















