Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 20 nel 2025. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Cresce l’interesse per determinare l’origine geografica dei diamanti per motivi etici e di sostenibilità, ma i metodi scientifici attuali presentano notevoli limiti. Se alcune pietre preziose di colore come rubini, zaffiri e smeraldi presentano caratteristiche chimiche e fisiche uniche che consentono di individuare l’origine con maggiore precisione, i diamanti non hanno marcatori distintivi. Gli elementi in traccia e le caratteristiche isotopiche dei diamanti, infatti, non sono sufficientemente univoci per stabilire l’origine in maniera definitiva. Tuttavia, determinare l’origine resta un fattore cruciale nell’era del bando ai diamanti russi e delle falle del Kimberley Process.
Uno studio pubblicato nel 2022 su Gems and Gemology conferma che l’unico metodo affidabile per stabilire l’origine dei diamanti resta la custodia accurata di documenti dettagliati dalla fase di estrazione.
Questa è la strada intrapresa dal Gemological Institute of America (GIA) che dal giugno 2022 offre un servizio di Diamond Origin basato su documentazione che attestano la provenienza. Tuttavia, per accedervi, è necessario soddisfare requisiti rigorosi e la procedura non è semplice né facilmente eseguibile. I lotti devono rimanere sigillati con accluso il Certificato del Kimberley Process (se esportati dal paese d’origine) nonché una fattura della compagnia mineraria con dettagli chiave, come il numero della fattura, il lotto, il peso, la quantità e l’origine. Il servizio non viene erogato qualora un lotto venisse aperto in assenza di un rappresentante GIA.

Ma ciò che non possono fare i marcatori fisici univoci può essere realizzato dalla tecnologia blockchain. La piattaforma Tracr di De Beers utilizza da tempo catene digitali immodificabili per fornire un registro a prova di manomissione del percorso di un diamante, garantendo trasparenza e autenticità. Storicamente, De Beers si era sinora limitata a fornire solo l’origine indifferenziata del materiale proveniente dalle sue operazioni in Botswana, Canada, Namibia o Sudafrica.
Ma se le tecnologie avanzate lo consentono, perché non specificare il paese esatto di provenienza, sfruttando dati aggregati in sicurezza? Ed ecco allora che, a partire dal 2025, De Beers adotterà tecnologie avanzate di intelligenza artificiale e scansione per confermare e rivelare il paese specifico di origine per i diamanti grezzi sopra 1 carato. Questo fatto rappresenta un passaggio significativo, lo spostamento dalla semplice provenienza garantita in termini generali a una tracciabilità precisa e specifica per paese.
Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 20, Inverno 2024/25.



















