Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 18 nel 2024. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Il giorno 9 novembre 2023 il Parlamento Europeo emana una Risoluzione (la 2023/2905 RSP/P9_TA 2023-0397 intitolata “Effectiveness of the EU Sanctions on Russia – Efficacia delle Sanzioni UE alla Russia”) in cui, al paragrafo 17, papale papale – traduco – «Si invitano la Commissione e gli Stati Membri ad espandere le sanzioni coll’includere una totale messa al bando della commercializzazione e del taglio dei diamanti d’origine russa o riesportati dalla Russia nell’Unione Europea; richiede agli Stati Membri di sanzionare la Compagnia Statale Russa Alrosa e di ampiamente introdurre un sistema di tracciamento dell’origine dei diamanti basato su nuove tecnologie»(1).
Embè, direte voi, che v’è di mistificatorio in tutto ciò?
Sanzioni europee contro i diamanti russi. Il Grillo legge il testo e ne ricava che non sono servite a nulla
Ecco, per meglio comprenderlo, vi consiglierei d’attentamente ponderare i Preamboli di detta Risoluzione contrassegnati dalle lettere da D ad M. Quivi, si dà largamente conto — cifre alla mano — che tutte le sanzioni finora rifilate alla Russia, in ispecie quelle riferite a gas e petrolio, non son servite a un bel tubo o quasi. Complici non solo “i furbetti del quartierino” Turchia, Cina, India, e resto della combriccola BRICS (acronimo del gruppone Brasile, India, Cina, Sud Africa) ed annessi e connessi loro, ma anche alcuni Paesi Membri (UE), oltre che operatori degli stessi.
Cin cin, cheers, prosit, à la santé, nazdarovie! Beata sincerità: se non è presa per i fondelli, questa! E intanto noi paghiamo (il prezzo di tutte le derivanti conseguenze), come diceva Totò. E così, dopo aver “reiterato”, “sottolineato”, “richiamato”, “invitato”, “espresso la propria profonda angoscia”, “esortato”, “condannato”, “istruito”(2) su d’un sacco di cose la cui eticità solo un povero di spirito potrebbe adombrar di dubbio, ma la cui prassi vale come il due di picche, che ti fanno le teste d’uovo del nostro Parlamento Europeo?
Si catapultano ora allupati sui diamanti (russi), sparando a raffica i loro ukase senza nemmeno porsi l’interrogativo se le loro ingiunzioni siano o meno traducibili in pratica da parte di chi se la deve sbattere da mane a sera ogni dì che il buon Dio manda in Terra, per far andare avanti la baracca, se la baracca ha a che fare coi diamanti in genere (tagliatori, grossisti, importatori, produttori di gioielleria, gioiellieri, orafi et alia).
Ed è a questo punto che si ravvisano gl’inghippi e le risultanti nubi di tempesta che si profilano all’orizzonte, a carico degli operatori del settore. E cioè voi, cari amici, parliamoci chiaro. Perché sulla gobba di chi credete che alla fine ricadrà tutto il carico delle rotture di zebedei (responsabilità e riconoscimento)?

Non si sa chi deve tracciarli e come. Ma cari amici, una cosa si sa già: pagherete voi
I relativi costi, in sovrappiù alle inevitabili maggiorazioni di prezzo delle bianche pietruzze chi li pagherà? Costi che per le aziende di dimensioni ridotte e medie che non dispongano delle risorse necessarie per mettere in moto il controllo sulla supply chain (filiera di fornitura) mediante audits (monitoraggio), non saranno indifferenti, valuta Martin Rapaport(4).
Cornuti, mazziati, e pure presi per i fondelli, giacché un’indicazione precisa che abbia a che vedere con l’implementazione, non vien data. E, quella che lor signori lasciano intravvedere, alla fine, dopo tanto tergiversare — il tracciamento tramite Blockchain System — sinora s’è rivelata inapplicabile pel diamante, salvo in due emblematici casi che non fan testo, nel caso nostro. E qui s’annida la turlupinatura, che più sotto v’esporremo.
Proclamano, essi loro, in prima battuta: «Ampiamente introdurre (da parte di chi?) un sistema di tracciamento (uno qualsiasi dei tanti? Perché, quanti ce ne sono tra cui scegliere, di grazia?) dell’origine dei diamanti basato su nuove tecnologie» (e quali sono queste nuove tecnologie e come mai non le indicate? Della loro efficacia non ne siete certi e non vi volete compromettere?).
Già da questo tirare il can per l’aia s’intuisce la dimensione della grana. Bastano poi alcuni altri indizi, per prefigurarsi in che sabbie mobili ci si vada a cacciare: tutte le diatribe che si son accese, a cavallo delle festività di fine anno (‘23), tra World Federation of Diamond Bourses, Governo Belga, India’s Gem & Jewellery Export Promotion Council e compagnia cantante, sulle modalità d’implementazione e che hanno al centro gli operatori, appunto(3) (8bis). Senza parlare di quanto preconizzò Martin Rapaport nel suo famoso listino il 23 settembre 2023, a proposito(4).
Perché, vedete, se a Bruxelles si son tuffati a volo d’angelo sui diamanti russi, l’han fatto addirittura anticipando la dichiarazione congiunta del G7 (USA, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito più l’associata U.E., tutti solidali nelle intenzioni sanzionatorie, ma non sul come attuarle e come, entro i propri confini)(13)(15) datata 6 dicembre 2023 ed al traino della messa al bando targata USA del marzo 2022(4bis). Pare proprio che vi sia una corsa affannosa a chi arriva primo facendo la faccia più feroce(4quinque). Per farsene un fiore all’occhiello? Per mero esercizio propagandistico, o che?

Porte chiuse dell’UE anche ai diamanti russi di oltre un carato anche se tagliati altrove
Ricapitolando. L’Unione Europea mette al bando in fretta e furia, a far data dal 1° gennaio 2024, l’importazione diretta dalla Russia — nei Paesi Membri, Belgio incluso — non solo di diamanti grezzi e tagliati (non di qualità industriale) ma, dal 1° marzo 2024, pure di quelli dal carato in su estratti in Russia ma tagliati in altri Paesi(4bis).
E per quanto riguarda i diamanti da 0,50 ct ed oltre montati in gioielleria finita, ed i diamanti sintetici? Sì, no, si vedrà, vi faremo sapere, dicono. Anche perché ci sarà sempre l’importatore furbetto che farà passar per sintetici dei cattivoni naturali russi, e quindi meglio sarebbe, sì…(4ter)(8bis) E per quel che concerne il sistema di tracciamento? Un “robusto meccanismo di certificata e verificata tracciabilità, a partire dal primo settembre 2024”, si strombazza ai quattro venti(4ter). Sulla cui fattibilità ed efficacia ci si guarda bene dal proferir verbo, però(4quater).

Come mai? Forse perché è qui che si profila la presa per i fondelli. Le misure sanzionatorie che riguardano le importazioni di pietre (tutte le pietre), sono inapplicabili. Lo dimostra il greenwashing che ha contraddistinto alcune modalità dell’agonizzante KPCS Kimberley Process Certification Scheme(5) e che lo sta imbarcando pel cimitero, dopo 20 anni di suicida inanità(6). Lo dimostra il fallito embargo USA del 2008 sulle gemme birmane, importate colà come provenienti da Thailandia, Sri Lanka o India, quando anche al Grillo-Cottolengo di Grilly City si sapeva che il 95% delle migliori qualità di rubino e di giada proveniva allora solo dal Myanmar (Birmania)(7)? Si sussurra, nelle segrete stanze dei diamantari d’alto bordo, che verrà demandato al Belgio l’onore e l’onere di divenire la clearing house (camera di compensazione) di tutto il grezzo di diamante, a livello mondiale(7bis) (7ter).
Forse per compensare la stangata da quattro miliardi di euro — a tanto ammonta il giro d’affari, ad Anversa, legato all’importazione di diamanti russi — che ora finirà sotto la ghigliottina delle sanzioni(8)?
Salti di gioia a Surat, pregustando l’efficienza del nostro processo di esclusione dei diamanti russi basato sulla blockchain (sic!)(8bis) (8ter)
Festeggiano a Surat, in India dove viene tagliato il 90% della produzione mondiale di diamanti per un giro d’affari di 30 miliardi di dollari fra importazioni ed esportazioni (in tutto il mondo; USA, Cina, Giappone, Anversa — sì, proprio lei — e Dubai, in primis) dando lavoro a 1,5 milioni di persone(9). E proprio lì, il 17 dicembre scorso s’è inaugurata una Borsa Diamanti mostruosa (oltre a quella di Mumbai): 4700 uffici in 9 edifici interconnessi da 15 piani l’uno, per un totale di 613.160 mq, più del Pentagono a Washington(10). Ma vi pare che questi si lascino scippare la pignatta con la zuppa bella calda calda? Ovvia, bischeri!
Ciò detto, giusto per farsi un’idea degli inciampi a cui va incontro l’implementazione delle risolute Risoluzioni, che ne potrebbero minare la pratica messa in opera, passiamo alla gabola, come più sopra promessovi. E la gabola ha nome e cognome: Sistema di Tracciamento Blockchain per Diamanti. Che sinora ha trovato applicazione pratica solamente presso le prime due delle tre grandi compagnie che detengono il 70% del mercato estrattivo diamantifero mondiale: la britannica già anglo-sudafricana Anglo American (proprietaria della quota di maggioranza della De Beers), la russa Alrosa (un terzo della produzione mondiale) e l’anglo-australiana Rio Tinto.
Come mai solo loro, le prime due? Semplice: sono le uniche in grado di controllare la filiera d’approvvigionamento dalla miniera al tagliato finito ed ai primari canali di distribuzione. Tutti gli altri: ciccia, per una ragione o per l’altra. E su cosa si basa un Sistema Blockchain (Sistema a Blocchi Concatenati), per poter funzionare? Un’occhiata alla rappresentazione grafica della Blockchain con i blocchi della catena principale, ed alcune definizioni riportate su Wikipedia alla voce “Blockchain”(11), immantinente vi riveleranno l’arcano, oltre che la ragion d’essere della presa per i fondelli dell’eurolandica e gisettica (G7) Risoluzione.
Non si scappa dalla Blockchain. Secondo voi, i russi si iscriveranno da soli nel registro dei cattivi?
«Blockchain: struttura dati che consiste in elenchi crescenti di record, denominati “blocchi”, collegati tra loro in modo sicuro utilizzando la crittografia. Ogni blocco contiene un hash crittografico del blocco precedente, un timestamp e dati di transazione. Poiché ogni blocco contiene informazioni sul blocco precedente, questi formano effettivamente una catena con ogni blocco aggiuntivo che si collega a quelli precedenti. Di conseguenza, le transazioni Blockchain sono irreversibili in quanto, una volta registrate, i dati in un determinato blocco non possono essere modificati retroattivamente senza alterare tutti i blocchi successivi».

Compreso tutto? Bene. Ora qualche domandina facile facile:
Alrosa, la più grande compagnia produttrice di diamanti al mondo, che rappresenta il 95% di tutta la produzione russa che è un terzo dell’intera produzione mondiale e che risulta di proprietà dello Stato russo, immetterà o no i dati riguardanti la propria produzione nei blocchi della catena che servirà a bloccare il flusso dei propri diamanti generante i 4,5 miliardi di dollari all’anno di indotto? Secondo voi?
L’India, che è in ottime relazioni commerciali con Mosca, che si guarda bene (e lo credo!) dall’applicare sanzioni nei suoi confronti, che taglia il 90% della produzione mondiale di diamanti etc. etc. (vedi sopra), quali dati immetterà mai nei blocchi della catena, se dovrà rivelare la provenienza di quei cristallozzi ottaedrici e rombododecaedrici destinati alle sue taglierie?
E se coartata a farlo, di riffe o di raffe come se la caverà? La Sacra Trimurti prodigiosamente resusciterà la stra-defunta miniera di Golconda inducendone una produzione atta a colmare il buco? Si rifornirà da Paesi produttori che già fanno parte della catena della De Beers, saldamente legati ad essa, oppure ricorrerà a Paesi produttori terzi ed altri ancora, che magari miracolosamente moltiplicheranno — come i pani ed i pesci della parabola — la resa dei propri giacimenti?

O, che dico, a quei Paesi africani che neanche il Kimberley Process è riuscito a metter in riga, in vent’anni(12)? O, in alternativa, a dar una mano entrerà in scena il Dragone, stretto alleato dell’Orso, e quegli provvederà ad aggiustar le cose, a modo suo? La vorremmo proprio vedere — noi Grilli — l’Ursula, ad impartir ordini al Xi per dar di cozzo al Vladimiro!
E se, per tagliare il nodo gordiano, si decidesse di dispensare l’India dal dichiarare la provenienza dei diamantozzi, consentendole di far da capofila ai blocchi della catena? Come lo chiamereste quest’escamotage? E nel caso «la registrazione — che dovrebbe venir effettuata quanto più possibile in prossimità del momento dell’esportazione dal Paese d’origine o alla miniera non dovesse risultar possibile, il Diamond Office di Anversa (Belgio) emetterà i certificati (da immettere nel registro della Blockchain)» (così han messo nero su bianco)(13), come interpretereste il tutto? Una presa per i fondelli?
Non è che tutta la storia vada a finire come con le sanzioni USA al Myanmar (Birmania) d’alcuni anni fa (vedi più sopra), in cui gli unici a trar profitto dall’ambaradam, e sull’ondata emotiva sollevata dalle sanzioni — oltre a coloro che fregandosene altamente delle questioni etiche si rivolsero ai canali terzi “di copertura” — furono quei brands internazionali — Tiffany e Cartier ad esempio, giusto per non far nomi — che deliberatamente superarono le restrizioni e le inasprirono rispetto a quanto prescritto dal
Dipartimento di Stato americano, convertendo il tutto in risorsa di marketing?
Come sarebbe a dire, replicate voi? Sarebbe a dire che lorsignori (certi e sicuri delle loro fonti d’approvvigionamento alternative) semplicemente misero — così facendo — talmente in risalto la propria conclamata eticità da calamitare ancor più tutta quella folta frotta di eticamente indignati in servizio permanente effettivo dal portafoglio a fisarmonica che si posson permettere lo shopping da Tiffany e Cartier, ça va sans dire(14). Sarebbe a dire. Che vi debbo dire? Dite voi. È l’etica che è presa per i fondelli oppure son prese per i fondelli etiche?
Il Vostro sempre affezionatissimo,
Grillo Sparlante
Note
(1) European Parliament resolution of 9 November 2023 on the effectiveness of the EU sanctions on Russia (2023/2905(RSP)) – https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2023-0397_EN.html
(2) Ibidem (1).
(3) https://www.jckonline.com/editorial-article/g7-russia-diamond-ban-jewelry/
(4) https://www.rivistaitalianadigemmologia.com/2023/11/15/il-comparto-dei-diamanti-non-dovrebbe-avere-il-compito-di-far-rispettare-le-sanzioni-contro-la-russia-afferma-rapaport/ – Per vostra comodità, riportiamo: «[…] sulle sfide legate all’attuazione delle misure proposte dai Paesi del Gruppo dei Sette (G7) che mirano ad imporre ulteriori restrizioni contro i diamanti russi […] la responsabilità nell’attuare qualsiasi programma di sanzioni spetta al governo, non al commercio […] l’autorità principale in qualsiasi programma di sanzioni governative sono gli uffici doganali, non gli operatori […]».
(4bis) https://www.jckonline.com/editorial-article/g7-russia-diamond-ban-jewelry/ e https://agta.org/everything-you-need-to-know-now-about-russian-diamonds-to-stay-compliant-in-2024/
(4ter) https://www.jckonline.com/editorial-article/g7-restrict-russian-polished/
(4quater) https://www.jckonline.com/editorial-article/g7-russia-diamond-ban-jewelry/
(4quinque) https://www.jckonline.com/editorial-article/g7-sanctions-blockchain-diamonds/
(5) https://www.rivistaitalianadigemmologia.com/2023/11/15/il-comparto-dei-diamanti-non-dovrebbe-avere-il-compito-di-far-rispettare-le-sanzioni-contro-la-russia-afferma-rapaport/
(6) https://en.wikipedia.org/wiki/Kimberley_Process_Certification_Scheme
(7) https://www.ruby-sapphire.com/index.php/component/content/article/10-articles/874-burma-gem-embargo-the-gem-trade
(7bis) https://www.jckonline.com/editorial-article/g7-restrict-russian-polished/
(7ter) https://www.jckonline.com/editorial-article/podcast-jewelry-district-ep-112/
(8) Il Giornale, 30 Dicembre 2023, pag. 16
(8bis) https://www.jckonline.com/editorial-article/g7-russia-diamond-ban-jewelry/
(8ter) https://www.jckonline.com/editorial-article/podcast-jewelry-district-ep-112/
(9) Il Giornale Economia, 4 Gennaio 2024, pag. 20
(10) https://www.igi.org/surat-diamond-bourse-surpasses-the-pentagon/
(11) https://en.wikipedia.org/wiki/Blockchain
(12) https://en.wikipedia.org/wiki/Kimberley_Process_Certification_Scheme#Expulsion e https://en.wikipedia.org/wiki/Kimberley_Process_Certification_Scheme#Global_Witness
(13) https://www.jckonline.com/editorial-article/g7-sanctions-blockchain-diamonds/
(14) Jewels of Responsibility from Mines to Markets: Comparative Case Analysis in Burma, Madagascar and Colombia – A Thesis Presented by Sarah Wade Dickinson De Leon to The Faculty of The Grduate College of The University of Vermont, May 2008 – https://scholarworks.uvm.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1064&context=graddis
(15) https://www.jckonline.com/editorial-article/russian-diamond-sanctions-march/
Gemmologia controcorrente dal “Grillo Sparlante” Luigi Costantini, pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 18, Primavera 2024



















