L’ultimo numero di Gems & Gemology (Volume 61, Numero 3, Autunno 2025) propone uno sguardo d’insieme su alcuni dei temi della gemmologia contemporanea. L’edizione si struttura intorno a tre articoli di punta dedicati ai diamanti con banda di assorbimento a 480 nm, alla morfologia dei diamanti macle e alla microstruttura superficiale della nefrite bianca russa, affiancati da sezioni che raccontano casi di laboratorio, inclusioni spettacolari e nuove scoperte nel campo delle gemme.
Nel contributo “A Guide to Diamonds with the 480 nm Absorption Band”, la Dr.ssa Mei Yan Lai esamina un lotto ristretto ma gemmologicamente cruciale di diamanti che presentano una banda di assorbimento intorno a 480 nm nello spettro visibile. Queste pietre rappresentano meno del 5% dei diamanti gialli analizzati dal GIA nell’ultimo decennio, includono sia diamanti arancioni puri sia esemplari “camaleonte”, capaci di cambiare temporaneamente colore in risposta al calore o al buio, rendendo indispensabile una caratterizzazione ottica accurata.
Lo studio individua criteri diagnostici chiave: fluorescenza da moderata a forte sotto UV a onda lunga (in tonalità gialla, arancione o mista giallo‑blu) e la presenza di cluster di inclusioni scure micrometriche, spesso orientate lungo direzioni cristallografiche definite. Il punto centrale è che la banda a 480 nm è documentata soltanto in diamanti naturali e non risulta riproducibile con i trattamenti commerciali attualmente noti, trasformandosi così in un indicatore affidabile di naturalità rispetto a materiali sintetici o trattati.

L’articolo “External Morphology and Internal Zonal Structure of Macle Diamond”, firmato da Ahmadjan Abduriyim e Masao Kitamura, sposta l’attenzione sulla crescita cristallina dei diamanti macle, cioè cristalli geminati per contatto. Attraverso l’uso della microscopia elettronica a scansione con catodoluminescenza (SEM‑CL), gli autori ricostruiscono la zonatura interna tridimensionale di questi cristalli, leggendo nelle alternanze di crescita la storia delle condizioni fisico‑chimiche del mantello terrestre in cui si sono formati. Le variazioni di morfologia risultano direttamente correlate alle fluttuazioni della sovrasaturazione di carbonio nel mezzo di crescita, offrendo nuove chiavi interpretative per collegare l’abito esterno del diamante ai processi profondi che ne hanno guidato la cristallizzazione.
Nel terzo articolo di rilievo, “Characterization of ‘Orange Peel’ Surface Microstructure of White Nephrite from Russia: A Unique Pseudomorph Pattern”, Meiyu Shih, Guanghai Shi e Biqian Xing affrontano una problematica centrale nella gemmologia moderna: la determinazione di provenienza. Il lavoro documenta un caratteristico effetto “a buccia d’arancia” osservabile sulla superficie lucidata della nefrite bianca russa, un aspetto fino a poco tempo fa associato quasi esclusivamente alla giada giadeite, e ne esplora le cause alla scala microstrutturale. Attraverso indagini microscopiche e spettroscopiche, gli autori mostrano che questa tessitura deriva da una pseudomorfosi in cui la tremolite sostituisce cristalli rombici di carbonato, preservandone l’architettura in un reticolo di “pseudo‑rombi” attraversati da vene: poiché questa microstruttura non è stata rilevata nelle nefriti bianche di altre origini (come Cina o Corea del Sud), l’effetto “buccia d’arancia” diventa un criterio diagnostico robusto per certificare l’origine russa del materiale, con importanti ricadute sulla tracciabilità e sul valore di mercato.
Le sezioni Lab Notes, Micro‑World e Gem News International arricchiscono il quadro con casi emblematici che intrecciano scienza e pratica di laboratorio. Tra queste spiccano un diamante grezzo bicolore rosa/incolore di 37,41 carati proveniente dal Botswana, un raro cristallo bicolore di dumortierite oltre i 63 carati e perle sapientemente assemblate per imitare la crescita naturale; tutti esempi che affinano gli strumenti diagnostici dei gemmologi. La sezione Gem News International segnala il ritrovamento di funghi fossili della specie Palaeoclavaria burmitis in ambra birmana, confermando il ruolo di queste gemme organiche come archivi paleontologici d’eccezione e mostrando come l’integrazione tra osservazione gemmologica classica e tecniche analitiche avanzate sia ormai imprescindibile per comprendere genesi, provenienza e natura delle gemme contemporanee.
Il numero completo di Gems & Gemology è disponibile sul sito ufficiale del GIA.



















