Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 22 nel 2026. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Da tempo in questa rubrica si parla di ridefinizione del mercato dei diamanti. Non stiamo attraversando una semplice fase ciclica negativa. I segnali indicano un cambiamento strutturale che coinvolge il prodotto, il suo posizionamento e il modo in cui viene percepito dal consumatore finale.
Questo comporta una revisione dei significati che il diamante ha storicamente espresso nel mercato. Il futuro dell’industria premierà chi saprà abbandonare una logica puramente quantitativa per proteggere il valore simbolico del prodotto, trasformando fiducia e credibilità nei veri asset strategici del settore.
Negli ultimi anni, infatti, l’industria ha spinto con decisione sull’aumento dei volumi, in particolare nelle qualità medio-basse e nelle misure più piccole. Questa strategia ha ampliato l’accessibilità, ma ha anche esposto il diamante a quella che negli Stati Uniti viene definita “commoditization”, ovvero una progressiva banalizzazione del prodotto.
Un processo ulteriormente accelerato dalla diffusione dell’e-commerce, dalla totale confrontabilità dei prezzi e dall’abbondanza di stock standardizzato. Dinamiche che hanno ridotto la distanza emotiva tra il diamante e altri beni di lusso replicabili.
In un mercato saturo di prodotti difficilmente distinguibili, il prezzo tende inevitabilmente a diventare il principale fattore competitivo. In questa dinamica il diamante smette di essere oggetto di desiderio per trasformarsi in bene comparabile, perdendo parte della sua funzione simbolica.

Questa situazione è stata sintetizzata con efficacia da Martin Rapaport che, a Vicenzaoro, ha riassunto la propria visione con un concetto tanto semplice quanto radicale: “less is more”. Secondo Rapaport, l’eccesso di offerta ha progressivamente indebolito il significato storico del diamante. Quando tutto è disponibile, la rarità perde valore e il desiderio si appiattisce.
La questione, a questo punto, è chiara: continuare a inseguire i volumi o accettare una selezione dell’offerta? La risposta non riguarda soltanto il retail, ma l’intera filiera, dalla produzione alla distribuzione.
Articolo di Sergio Sorrentino, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 22, Primavera 2026.



















