Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 5 nel 2018. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
La tendenza riscontrata in alcuni paesi africani a guadagnare il controllo delle materie prime, soprattutto preziose, non riguarda certamente la Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di un paese con forti tensioni territoriali con gruppi contrapposti che non fanno interesse a modernizzare lo sfruttamento minerario quanto piuttosto a far cassa con esso in modo sbrigativo. I dati statistici sono inaffidabili, la produzione di grezzo imprecisata, la situazione geopolitica disastrosa per i continui conflitti tra forze governative e milizie mentre la contrapposizione delle operazioni di peace keeping si fa più debole e incerta. Questo è il quadro di riferimento delle tormaline del Congo (DRC), dal 2012 sempre più presenti sui mercati di taglio. Fanno parte dei numerosi campi pegmatitici della regione africana centrale, alquanto estesa. La letteratura gemmologica ha preso in considerazione questo materiale senza che però si sia riusciti a catalogare in un progetto di più grande respiro il possibile sviluppo di questa gemma. Molte sono le criticità, tassazione elevata se non illegale da parte delle autorità locali, complessità burocratiche nei pochi centri autorizzati all’export, basso livello di conoscenza tecnica delle gemme, corruzione. L’area di reperimento è quella di Kivus, regione orientale instabile e molto lontana dalla capitale Kinshasa mentre il centro di maggior spicco sono le città di Numbi e Goma, questa situata al confine con il Rwanda. Non è un caso che buona parte delle tormaline del Congo finiscano esportate illegalmente proprio in quel paese o in Tanzania dove i compratori internazionali possono operare in regime di maggiore sicurezza e con costi minori.

Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 5, Autunno 2018



















