Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 10 nel 2020. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Questa nostra Rivista è giovane e non ha nessuna presunzione di coprire tutto lo spettro di una galassia così vasta come quella del mondo delle gemme. Per come la vediamo noi è già un buon risultato catturarne qualche riflesso, ma senza mai proporsi come organo di rappresentanza di interessi o gruppi specifici. Questa Rivista dunque, non avendo posizioni da difendere, non ha neanche il compito oneroso, per non dire imbarazzante, di dover necessariamente, a seconda della convenienza, prendere posizioni granitiche, manichee ed ingombranti sui temi che decide di approfondire.
Se il gruppo che scrive queste pagine ha un’ambizione, questa piuttosto è di segno opposto e contrario. Qui le bandiere che obbligano ad un’appartenenza sono messe da parte: si cerca di offrire elementi utili per raffrontare le idee ed i punti di vista più diversi su ricerca ed innovazione. Ad esempio vogliamo consentire al nostro pubblico di accedere alla conoscenza ed alla comparazione delle procedure seguite dai laboratori più importanti su alcuni compiti che impegnano l’indagine di identificazione delle pietre preziose e della conseguente rendicontazione nei report.
In questo numero cominciamo a vedere cosa succede negli smeraldi. Come viene effettuato il riempimento delle loro fratture? Come s’è evoluta la tecnica del miglioramento della purezza? Quali sono le sostanze impiegate? E, soprattutto, in che modo i principali e più autorevoli laboratori rilevano e descrivono queste sostanze nei loro report?
Questo lavoro è solo apparentemente semplice. In gemmologia sussiste una certa resistenza alla condivisione delle conoscenze e delle esperienze. Perché nasconderlo? Non serve a nessuno sorprendersi o – peggio – mostrarsi innocenti ed indignati. Dopotutto il lavoro del laboratorio è un business e certa riservatezza nel business è comprensibilmente necessaria.
Quello che invece ci ha sorpreso è la risposta immediata e, direi, a volte addirittura entusiasta di tanti colleghi responsabili di primari laboratori internazionali che ci hanno trasmesso il loro “punto di vista” ufficiale. A loro va il mio personale – ed il nostro generale – più sentito ringraziamento.
Ci hanno aiutato a conseguire, crediamo, un buon risultato. I lettori potranno così gustarsi una vera primizia di stagione poiché questo raffronto delle tecniche e delle policy sul tema del trattamento degli smeraldi non lo si trova tanto spesso quanto le singole trattazioni, magari sparse nel web, indubbiamente utili ed approfondite, diffuse di volta in volta dai singoli laboratori. Non si è sfociato in un’elencazione pedissequa di ricette diverse, tra loro contraddittorie e quindi indigeste. Al contrario, quello che viene fuori è un menu di degustazioni sofisticate e di procedure ponderate tra loro armoniche dato che sono accomunate tutte da un grande impegno di serietà e di correttezza in quello che deve essere il pilastro su cui fondare una comunità gemmologica: la “fair disclosure”, lo svelamento leale delle caratteristiche dei prodotti/gemma.
Siamo soddisfatti e convinti che i nostri lettori potranno trarre un gran beneficio nel trovare per la prima volta in sequenza sulle stesse pagine i punti di vista ufficiali dei più importanti studiosi dei vari laboratori gemmologici sulla spinosa questione del riempimento degli smeraldi. Sensibilità diverse, sistemi di giudizio divergenti? Certo, come potrebbe essere diversamente? Ma almeno i ragazzi, gli studenti, gli operatori del ramo, i piccoli laboratori gemmologici, insomma tutta la comunità potrà fare un bel tuffo nel vivo delle tecniche e nelle pratiche di laboratorio.
Ci si potrà tutti giovare di qualche certezza in più nonché di maggiore coerenza scientifica e constatare che i punti di convergenza su procedure e grading sono molti più degli scostamenti. E se alla fine i lettori avranno le idee più chiare sul tema dei trattamenti degli smeraldi vorrà dire che saremo riusciti nel nostro modesto intento di stabilire un linguaggio comune sulla base di elementi condivisi e di mettere a punto uno strumento che aggiorni continuamente le conoscenze rilanciando le innovazioni utili alla comunità gemmologica da qualunque laboratorio provengano.
Di Alberto Scarani, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 10, Autunno 2020




















