I brand di gioielleria tendono a fondersi e così LVMH acquista Tiffany

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 11 nel 2021. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

L’industria del lusso è in pieno movimento e si sta rimodellando. Da un lato stanno emergendo nuovi consumatori, i cosiddetti HENRY (High-Earners-Not-Rich-Yet) che si aggiungono ai Millennials ed alla generazione Z, mentre dall’altro India e Cina si impongono come nuovi mercati di sbocco. La sfida rende necessari enormi investimenti sulle tecnologie digitali, come l’Intelligenza Artificiale (AI) e i Big Data, che stanno aiutando a riprogettare le tecniche di coinvolgimento dei clienti attraverso l’analisi, appunto, dei dati.

Un fatto è chiaro. Per render possibili investimenti concentrati nell’ottica dell’economia di scala è in corso un profondo processo di aggregazione di marchi. Nel 2011 ha fatto scalpore l’acquisizione da 3,7 miliardi di euro del prestigioso marchio italiano di gioielli Bulgari da parte del colosso francese LVMH Moët Hennessy-Louis Vuitton. Eppure, a quanto pare, quello era solo l’inizio.

Con un annuncio sul suo sito web datato 7 gennaio 2021, LVMH ha confermato il completamento con successo dell’acquisizione da 15,8 miliardi di dollari di un altro marchio iconico, Tiffany & Co., simbolo della gioielleria americana. Questa acquisizione è avvenuta dopo una battaglia giudiziaria a cui ha posto fine una rinegoziazione dell’offerta che LVMH aveva ufficializzato ma non aveva potuto concretizzare a seguito della pandemia e della conseguente crisi economica della prima metà del 2020. L’operazione dimostra che la gioielleria, il comparto più piccolo della galassia LVMH, ha un ruolo crescente nel settore dei beni di lusso che è attualmente dominato dai cosmetici.

È un dato di fatto che l’offerta di gioielleria è ancora diffusa in mille rivoli e la frammentazione dei brand è percepita come un problema dal settore del lusso, visto che la domanda di prodotti di marca a quanto pare aumenterà a breve fino a rappresentare il 30% delle vendite totali di gioielli.

Del resto il fatto che in Cina il comparto leader tra tutti i beni di lusso sia la gioielleria è indicativo. Otto delle nove società di beni di lusso con sede in Cina e Hong Kong sono brand di gioielleria. L’acquisizione di Tiffany sta nei titoli di testa. Meno si sa delle performance di Chow Tai Fook Jewellery Group Limited, con sede a Hong Kong, che ha fatto registrare nel 2017 vendite totali pari a 7,575 miliardi di dollari USA, quasi il doppio rispetto a Tiffany (4,170 miliardi di dollari).

Collana realizzata negli anni ’20, disegnata da Meta K. Overbeck (1879-1956) per Tiffany & Co. New York. (Foto: Tim Evanson/Wikimedia Commons, License CC BY-SA 2.0)

Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 11, Inverno 2020-21

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