L’Italia delle pietre riparte. Gemmologi, accademici, analisti di laboratorio, operatori del commercio e del mondo del taglio delle gemme si sono incontrati finalmente in presenza. E tra le luci della ripartenza e le ombre del lungo stop il punto di partenza potrebbe essere questo: dove eravamo rimasti?
IGR ha seguito come media partner e sponsor i lavori della III Conferenza Nazionale “Diamanti e gemme di colore – Genesi, provenienze e implicazioni sul mercato”, ospitata dal Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” il 22 ed il 23 luglio 2021.

Il nostro paese non è sede storica di appuntamenti gemmologici di rilevanza internazionale. Eppure molto s’era fatto con gli incontri promossi dal CIGES, un raggruppamento di dipartimenti mineralogici di varie Università italiane. Ma il CIGES s’è interrotto con l’edizione del 2013. In seguito si erano avuti due incontri promossi da rappresentanti di Università Italiane ed Istituti di ricerca e di gemmologia a Catania nel 2016 (prima edizione) e nel 2019 (seconda edizione). Insomma, dopo la crisi COVID c’era bisogno di riprendere in presenza il filo del discorso. Il pubblico c’era, bisognava riprenderselo.

Dove eravamo rimasti? Eravamo su una faglia, quella in cui si incontrano (o – meglio – si dovrebbero incontrare) il mondo della mineralogia in ambito accademico e quello dell’industria delle pietre e dei gioielli. E certamente c’è ancora molto da fare. Ricerca scientifica accreditata e applicazioni al servizio del business del gioiello sono pianeti ancora distanti. Eppure oggi più che mai è necessario cooperare.
Il comparto mineralogico deve fare i conti con un’emorragia di iscritti alle facoltà di scienze della terra. I laboratori di analisi gemmologica devono adeguare i propri protocolli a standard molto più avanzati di un tempo. Il mercato pretende di più in termini di caratterizzazioni di gemme innovative, di determinazione di origine geografica e di tracciamento etico. Tutti hanno qualcosa, tutti hanno bisogno di qualcosa.

Bari ha offerto riflessioni che, al di là delle singole trattazioni specifiche, sottendono in trasparenza la necessità di una rete stabile di interscambi. Questo è già un risultato: ai congressi ci si arriva dopo la tessitura di dialoghi e progetti, ma anche con una buona dose di fantasia e coraggio nel delimitare i percorsi di lavoro comune. E soprattutto pianificando passi regolari e coerenti.
Fatta salva la buona volontà, non si può nascondere il fatto che a volte si ha come l’impressione che i temi provengano da input esogeni, casuali, non tutti condivisi, non sempre incardinati nelle realtà vive delle imprese. E tante imprese rispetto agli studi mineralogici non hanno che un approccio sbrigativo: facciano loro, basta che scrivano questo.

E ora le buone notizie, le ottime arriveranno quando IGR pubblicherà il Numero 13 (Autunno 2021) con i resoconti integrali e quando saranno da noi pubblicati i lavori completi di alcuni relatori.
Chi è andato a Bari ha potuto godersi la rassegna dettagliata della tipologia dei depositi di rubini di Gaston Giuliani, un lavoro sistematico che tra le tante applicazioni è uno stimolo alla fondazione di una procedura per determinare le origini geografiche. I partecipanti hanno assistito ad inquadramenti molto utili dei sistemi cristallografici di spinelli (Giovanni B. Andreozzi), tormaline (Ferdinando Bosi), topazi (Nicola Precisvalle) con particolare riguardo alle provenienze. Sono state offerte caratterizzazioni del demantoide di Sa Spinarbedda, di ambre quali romanite e simetite (Alessia Coccato).

Molto interessanti le trattazioni sulle procedure di laboratorio. Sono stati portati all’attenzione dell’audience casi pratici: distinzione di diamanti da gemme naturali e artificiali incolori (Loredana Prosperi), separazione di diamanti naturali da sintetici (Loredana Prosperi; Marco Torelli) e da lotti misti di melee attraverso lo screening di massa (Alberto Scarani).

Gli approfondimenti dedicati all’uso di strumentazione hanno interessato la diffrazione a raggi-X (Diego Gatta), il georadar GPR (Giuseppe Elettivo), la topografia rX (Giovanna Agrosì e Gioacchino Tempesta), la spettroscopia infrarossa (FTIR) applicata ai diamanti (Giancarlo della Ventura), il SEM-EDS Phenom XL applicato ai corindoni (Giulio Chiodi).

Un po’ differente dagli altri interventi, ma coinvolgente e trascinante, è il tuffo nelle profondità del mantello che Fabrizio Nestola ha condiviso grazie al lavoro del gruppo da lui coordinato sui diamanti, messaggeri delle profondità.
Anche le riflessioni di Michele Macrì occupano uno spazio tutto loro. La ricerca della definizione di “Gemma” è un’impresa che si configura come work in progress nelle cui pieghe si riflette la meravigliosa indeterminatezza della materia gemmologica, ambiguamente oscillante tra dati certi e soggettività.
La rassegna si è conclusa con la premiazione del Video Contest “La Gemmologia in 3 minuti” organizzato dall’Accademia Pugliese delle Scienze. La commissione, composta dai Professori Eugenio Scandale, Francesco Sdao, Giovanna Agrosì e Gioacchino Tempesta, ha selezionato i tre migliori video e premiato il vincitore con 500 euro e con attestati di merito.
Il video vincitore del concorso è “La gemmologia in centottanta secondi”, realizzato da Maria Cristina Caggiani, Alessia Coccato e, Maura Fugazzotto. Il video presentato illustra brevemente alcuni dei punti cardine degli studi gemmologici, partendo dalle caratteristiche della gemma e dalla figura del gemmologo per svilupparsi poi in tre capitoli principali, riguardanti rispettivamente il diamante, le gemme di colore e le perle.
Il secondo classificato è il video “Viaggio nel mondo delle gemme”, realizzato da Nicola Precisvalle, Annalisa Martucci e Costanza Bonadiman: un breve ma suggestivo viaggio nell’affascinante mondo delle gemme e della gemmologia.
Al terzo posto si classifica il video “La Gemmologia”, realizzato da Barbara Oliverio, focalizzato sui rapporti tra gemmologia e scienza, storia, moda, simbolismo e marketing.
A beneficio dei propri lettori che non hanno assistito ai lavori, il numero 13 (Autunno 2021) di IGR con la rendicontazione esauriente di tutti gli interventi non può essere perso. A presto.



















