Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 19 nel 2024. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
E così anche un altro Padre della Gemmologia Italiana se n’è andato. In punta di piedi, con garbo — com’era nel suo stile — stroncato a tradimento da un subitaneo e fatale ictus. In un secondo martedì d’aprile (il 09), nella sua Alessandria, a nove leghe da dove s’affacciò al mondo il 24 settembre 1939 (Tortona) ed a 15 da dove espresse ed esercitò — al meglio, e più significativamente — le proprie capacità scientifiche, intellettuali e professionali (Valenza Po).
E non si potrebbe compendiare altrimenti una vita spesa al servizio della conoscenza ed alla trasmissione della stessa, dopo una laurea in Chimica conseguita nel 1969 presso l’Università di Genova:
- dal 1968 al 1981: Docente (inizialmente come Incaricato ed in seguito come Ordinario) di Scienze, Chimica e Geografia presso varie Scuole Medie Superiori ad indirizzo scientifico;
- nello stesso periodo: Docente di Mineralogia, Gemmologia e Stima Preziosi presso l’Istituto Statale d’Arte Benvenuto Cellini di Valenza Po;
- dal 1968 al 1974: Assistente presso il Laboratorio Gemmologico di Stato di Valenza Po;
- dal 1974 al 1988: Co-Titolare con il Dr. Leone dello “Studio Consulenze Gemmologiche” in Valenza Po;
- dal 1988 al 2016: Titolare dello “Studio Analisi Consulenze Gemmologiche” in Valenza Po;
- dal 1984: Iscritto come Socio a Vita al GIA Alumni Association;
- Perito del Tribunale e della Camera di Commercio di Alessandria;
- Perito di fiducia d’un importante Istituto Bancario;
- Co-autore di testi di gemmologia:
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- col Dr. E. Leone: Gemme Naturali e Artificiali (1985);
- col gioielliere C. Mazloum: Gemme e Gioielli (1996) tradotto in quattro lingue;
- Collaboratore di Riviste Gemmologiche, compresa la presente “IGR — Rivista Italiana di Gemmologia”;

Un percorso professionale di tutto rispetto che, come dianzi dicevasi, rivela appieno la naturale predisposizione di Carlo a diffondere e trasfondere il suo sapere, con rigore ed elevato senso etico, vuoi negli alunni a lui affidati, vuoi nelle perizie e nei documenti d’analisi gemmologica dei materiali preziosi a lui rimessi per un giudizio tecnico ed una valutazione, così come nel comporre dei testi che si son rivelati essere l’estensione della sua vocazione alla trasmissione della conoscenza in campo gemmologico.
Ed è in questo che consiste, ritengo, il lascito più importante di Carlo alla comunità gemmologica, poiché il ricordo suo e del suo agire permarrà per anni a venire in tutti coloro che ancor oggi, nel riferirsi a lui, lo omaggiano del titolo di professore, dottore, gemmologo, esperto o perito, a seconda del ruolo da lui ricoperto all’atto del loro interagire, riconoscendone l’autorevole competenza.
È stato uomo di salde e tenaci posizioni etiche, sorrette da atteggiamenti che riflettevano — in quanto a nitidezza di convincimenti — la forma mentis scientifica di sua formazione: quella delle formule chimiche, espressioni così nette, essenziali e spoglie d’ambiguità da risultare inconfutabili.
In questa sua quasi “calvinista” visione della gemmologia, non gli mancava però il senso dell’humour, a cui si lasciava andare nel corso delle nostre periodiche chiacchierate telefoniche, protrattesi per anni. Ed è a ciò forse dovuta la considerazione (immeritata, a confronto dei suoi, di “numeri”) in cui mi teneva, riscontrando negli scritti a me imputabili (anche quelli risalenti ad anni fa, di cui prodigiosamente citava edizione, pagina e posizione, tale era la potenza della sua memoria visiva) quella componente goliardica e giullaresca che faceva da contraltare alla seriosità connaturata agli argomenti di natura gemmologica.
Me lo rivelò proprio un paio di mesi prima che se ne andasse col confessare che, al ricevimento di questa Rivista, il primo articolo su cui si gettava era proprio quello del “Grillo Sparlante” — per farsi quattro risate, disse lui — magari rileggendoselo pure.
Grazie, caro Carlo, per aver onorato me della tua amicizia e questa Rivista della tua amichevole collaborazione. So che, “in macchina”, avevi in preparazione ed in serbo altri due o tre articoli di cui il nostro pubblico rimarrà orbato, ma così certe volte va la vita, quaggiù.
M’è difficile abituarmi all’idea ch’io non sentirò più la tua voce al telefono e che nessun articolo tuo perverrà più alla Rivista, ma mi consola l’intima convinzione che, nella vita oltre la vita, saprai ora valutare appieno quale sia stato il significato della tua, di vita: quello d’una vita ben vissuta offrendo agli altri le tue conoscenze ed il tuo sapere.
Articolo di Luigi Costantini, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 19, Autunno 2024.



















