Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 7 nel 2019. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
La selenite o gesso è un minerale estremamente comune, specialmente in Italia dove esiste uno strato continuo di epoca messiniana lungo tutta la catena appenninica costituito in gran parte da gesso, detta formazione gessoso-solfifera o in Emilia-Romagna semplicemente Vena del Gesso, perché qui lo zolfo è poco. Questo strato rappresenta i depositi lasciati durante l’evaporazione del Mediterraneo in un’epoca in cui lo stretto di Gibilterra era chiuso e mancavano gli apporti oceanici. Nel Mediterraneo la salinità è leggermente maggiore che negli oceani e corrisponde a 38 grammi per litro, cioè 3,8%. Di questi sali, il gesso rappresenta il 3,6%, cioè 1,26 grammi/litro, mentre i cloruri rappresentano la maggior parte, circa 31 grammi/litro.
Nonostante le basse percentuali, il gesso una volta deposto è abbastanza difficile da risciogliere, mentre il sale da cucina si riscioglie rapidamente non appena ricomincia l’apporto idrico. Così la vena del gesso è costituita principalmente da gesso e solo localmente si hanno depositi di salgemma.
Nell’Appennino bolognese nelle cave di gesso usato per la costruzione si trovano frequentemente cristalli lenticolari di oltre un metro di lunghezza. Questi cristalli sono dovuti alla ricristallizzazione del gesso in fessure e sono particolarmente limpidi e di un colore giallo chiarissimo. Cristalli di gesso di buona qualità si trovano in numerosi depositi associati alla vena del gesso, per ricristallizzazione dei gessi evaporitici. Esemplari limpidissimi provengono da Niccioleta, Grosseto, Toscana (Figura 102).

Tagliare gemme di selenite è più che altro una sfida perché il gesso ha durezza 2 e perfetta sfaldatura. Le pietre che ne risultano sono incolori e poco brillanti. Ma il grezzo limpido è facile da reperire ed economico e quindi non di rado i tagliatori si cimentano in questo virtuosismo (Figura 103).

Altri depositi importanti di gessi evaporitici presenti in Italia sono quelli permiani del Trentino (formazione a bellerophon) e quelli triassici, che si trovano nell’Appennino emiliano, in Toscana e nelle Marche (anidriti di Burano).
Cristalli di gesso di grande qualità invece si possono formare dall’alterazione della pirite. Cristalli di alcune decine di centimetri sono noti dalle miniere di pirite della Toscana, quali Gavorrano e Niccioleta. Questi cristalli possono essere perfettamente limpidi e incolori e si prestano al taglio di pietre sfaccettate.
Nell’Appennino bolognese si possono trovare le celebri rose di gesso all’interno di depositi argillosi. Queste rose si formano per decomposizione di noduli di pirite e possono essere spettacolari e generalmente limpide, con un diametro di alcune decine di centimetri. L’estrazione di queste rose è un’operazione complessa perché sono molto delicate. La rimozione dell’argilla va fatta lentamente con una spatola e i campioni non si possono pulire con acqua altrimenti perdono la brillantezza e bisogna quindi usare alcool.

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A cura del qualificato gruppo di specialisti della rubrica Gemme d’Italia, pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 7 – Estate 2019.



















