Diamanti, dazi e triangolazioni: l’India di fronte a un’altalena tariffaria USA

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 22 nel 2026. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

La girandola delle misure commerciali statunitensi fa venire il mal di testa a intere filiere globali. Le gemme non fanno eccezione. Gli Stati Uniti restano storicamente il principale mercato di sbocco per i diamanti tagliati e lucidati in India: prima del 2025 tra il 50% e il 60% dell’export — concentrato soprattutto nel distretto di Surat — era destinato agli USA, per un valore annuo stimato tra 11 e 12 miliardi di dollari. I diamanti interamente prodotti beneficiavano dell’accesso duty-free dal 2003, mentre gioielli finiti e pietre di colore erano soggetti a dazi contenuti, generalmente tra lo 0% e il 7%.

L’equilibrio si è spezzato con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e con l’introduzione, nel 2025, della politica tariffaria “reciproca”. Da quel momento le percentuali hanno iniziato a oscillare con rapidità disorientante: 10% ad aprile 2025, oltre il 50% ad agosto, con annunci, sospensioni e riattivazioni che hanno reso impossibile pianificare contratti e listini. Diamanti naturali, lab-grown, pietre di colore e gioielli sono entrati in una spirale di aumenti improvvisi, trasformando un mercato stabile in un terreno di incertezza permanente.

L’impatto sull’industria indiana è stato pesantissimo. Nei primi trimestri dell’anno fiscale 2026 le esportazioni di diamanti sono crollate del 64%, mentre quelle di pietre di colore hanno registrato un calo del 53%. Complessivamente, l’export verso gli USA si è ridotto tra il 50% e il 75%, mettendo a rischio un settore che impiega tra 1 e 2 milioni di lavoratori. Più che l’entità del dazio in sé, a pesare è stata la sua imprevedibilità: ordini sospesi, spedizioni rinviate, contratti rinegoziati nel giro di poche settimane. In risposta, molte aziende hanno iniziato a valutare strategie di aggiramento attraverso la triangolazione commerciale.

Il meccanismo prevedeva l’invio di diamanti grezzi o semi-lavorati in un paese terzo, completarvi una lavorazione qualificante e poi esportarli negli Stati Uniti con diversa origine. Centrale è il concetto di “substantial transformation”, secondo le norme doganali USA: solo una trasformazione che cambi nome, carattere o uso del prodotto modifica l’origine. Per i diamanti, taglio, faccettatura e lucidatura costituiscono trasformazione sostanziale; semplici rifiniture o incastonatura non bastano. In caso di violazioni o frodi di transshipment, le autorità statunitensi possono applicare penali fino al 40%.

In questo contesto il Messico era apparso come una soluzione praticabile. Grazie all’USMCA, i prodotti “made in Mexico” possono entrare negli USA a dazio zero se rispettano le regole di origine. L’idea era trasferire grezzi o semi-tagliati dall’India, completarli localmente e riesportarli negli Stati Uniti senza sovraccosti tariffari.

La finestra si è però chiusa rapidamente: nel dicembre 2025 il Senato messicano ha introdotto dazi fino al 50% su numerose importazioni dall’India, in vigore dal 1° gennaio 2026, per evitare che il Paese diventasse un ponte verso il mercato statunitense. La triangolazione è così diventata economicamente sconveniente, soprattutto per le PMI.

Diversa la situazione di Anversa e dell’Unione Europea, dove i diamanti continuano a beneficiare di dazi pari a zero. Il Belgio resta un hub di smistamento e lavorazione, ma solo se la lavorazione soddisfa i requisiti di “substantial transformation”; in caso contrario, il diamante mantiene origine indiana e resta soggetto ai dazi USA.

Con la via messicana di fatto bloccata e controlli statunitensi sempre più stringenti, l’industria indiana ha accelerato la diversificazione verso UE, Dubai e altri hub.

Nuovo colpo di scena ai primi di febbraio 2026: nell’ambito di un accordo interinale tra Washington e Nuova Delhi, le tariffe su diamanti e pietre di colore vengono ridotte a circa il 18%. Un alleggerimento significativo rispetto ai picchi del 2025, ma non ancora un ritorno alla normalità pre-crisi. E soprattutto non una garanzia di stabilità: la piena attuazione dipenderà dalla conclusione di un accordo commerciale definitivo tra Stati Uniti e India, inserito in un più ampio riassetto degli equilibri commerciali tra America, Europa e Asia. In un contesto così volatile, l’unica certezza per il settore resta l’incertezza.


Gem news pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 22, Primavera 2026.

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IGR Team
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Contenuto realizzato dal team editoriale di IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose.

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