Il Luanda Accord apre l’era dello storytelling africano dei diamanti

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 22 nel 2026. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

Il 18 giugno 2025, a Luanda, è stato firmato il Luanda Accord, un accordo che riunisce i principali Paesi produttori africani di diamanti — Angola, Botswana, Namibia, Sudafrica, Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo — insieme a De Beers Group e a organizzazioni chiave del settore come Antwerp World Diamond Centre (AWDC), African Diamond Producers Association (ADPA), Gem and Jewellery Export Promotion Council (GJEPC) e Dubai Multi Commodities Centre (DMCC).

Il fulcro dell’intesa è un impegno finanziario comune: governi e De Beers si sono impegnati a destinare l’1% dei ricavi annuali dalle vendite di diamanti grezzi a un fondo internazionale gestito dal Natural Diamond Council (NDC). Nato dopo la fine del monopolio di fatto di De Beers sul commercio e sulla comunicazione del diamante, il NDC rappresenta oggi il principale strumento di category marketing per il diamante naturale, attraverso campagne globali, report come Diamond Industry Facts e un vocabolario condiviso fondato sulla precisa definizione di termini quali “real, rare, responsible”.

L’obiettivo del Luanda Accord è rafforzare il posizionamento del diamante naturale come categoria unica — rarità geologica, autenticità e impatto socio-economico — anche in risposta alla crescente concorrenza dei diamanti sintetici. L’accordo nasce infatti in una fase di forte discontinuità del mercato: tra il 2024 e il 2025 i prezzi del grezzo sono scesi del 25–35%, la domanda consumer si è indebolita e i lab-grown diamonds hanno sottratto circa il 10% della quota retail globale.

L’elemento realmente nuovo, tuttavia, è politico e simbolico: per la prima volta sono i produttori africani a prendere l’iniziativa, rivendicando un ruolo attivo nel controllo della narrativa sul diamante, storicamente dominata da multinazionali occidentali e grandi hub di trading come Anversa e Tel Aviv. In questo senso, il Luanda Accord rappresenta un’affermazione identitaria forte, che mira a riportare l’Africa dal ruolo di semplice sfondo produttivo a quello di protagonista del “racconto” dei diamanti.

luanda angola
(Foto: License Freepik Premium)

Angola e Botswana sono in prima linea. In Angola i diamanti generano circa 1,8 miliardi di dollari l’anno, seconda voce dell’export dopo il petrolio, e sostengono circa 150.000 posti di lavoro nelle regioni del Lunda Norte e del Lunda Sul. Dopo il Kimberley Process, il Paese ha avviato riforme significative, tra cui la Borsa dei Diamanti di Luanda (2022) e nuove partnership tra Endiama e De Beers, con l’obiettivo di aumentare la produzione kimberlitica.

Il Botswana, primo produttore mondiale per valore con circa il 35% del mercato globale, dipende dai diamanti per il 40% delle entrate fiscali. Allo stesso tempo, attraversa una fase di transizione nel rapporto con De Beers, puntando a un maggiore controllo nazionale della filiera. Non a caso, la ministra Bogolo Joy Kenewendo ha parlato di un passaggio da messaggi frammentati a una narrazione unitaria, con l’Africa come “vera storyteller” del diamante naturale.

Non mancano però le criticità. La prima tranche del fondo (circa 120 milioni di dollari nel 2025) è stata raccolta, ma mancano conferme su versamenti regolari dal 2026 e su meccanismi di audit pubblico. La rivista di settore Rough & Polished (testata specializzata con analisi critiche, pubblicata dall’editore russo Viktor Aramilev) critica inoltre il modello NDC, denunciando l’assenza di ricerche di mercato strutturate, di KPI misurabili e di una chiara valutazione del ritorno sugli investimenti.

Il Luanda Accord resta quindi una scommessa ambiziosa: un progetto da oltre 500 milioni di dollari che potrà avere successo solo se saprà tradurre l’affermazione politica in un’esecuzione concreta, basata su misurazioni chiare, adattamento culturale dei messaggi e risultati verificabili nel medio termine.


Gem news pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 22, Primavera 2026.

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Contenuto realizzato dal team editoriale di IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose.

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