Report dei diamanti sintetici: stop di HRD, il GIA semplifica i criteri e l’IGI si conferma leader di un mercato in caduta

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 21 nel 2025. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

L’annuncio di HRD Antwerp di interrompere la certificazione dei diamanti sintetici è stato accolto con favore da quella parte degli operatori più coinvolti nei rami tradizionali della gioielleria con gemme naturali. Per molti di loro, questa scelta rappresenta un’opportunità per ammortizzare gli effetti negativi della concorrenza naturale/sintetico e diminuire la percezione di confusione che danneggia il consumatore finale.

La sensazione, quasi di sollievo, si è rafforzata nel giugno 2025, quando anche il GIA ha annunciato una svolta simile: entro fine anno abbandonerà la tradizionale scala delle 4C per i diamanti sintetici, sostituendola con una classificazione semplificata in due fasce, “premium” e “standard”.

L’istituto statunitense in verità ha sempre mostrato d’essere tra quelli che hanno usato una certa cautela verso questo segmento. Prudenza condivisa: basti ricordare, ad esempio, che Lightbox, il marchio di diamanti sintetici lanciato da De Beers nel 2017, fu intenzionalmente introdotto sul mercato senza certificazioni.

diamanti sintetici
(Foto: License Freepik Premium)

Tuttavia, quando la fase di picco proiettò i prezzi dei sintetici fino a 30.000 USD per singola pietra, il mercato spinse affinché anche queste gemme ottenessero report ufficiali del GIA.

Per la prima volta, le pietre prodotte dall’uomo e non dalla natura entravano nell’Olimpo delle gemme considerate meritevoli di certificazione. Ma il nuovo sistema semplificato del GIA riflette oggi una realtà diversa: il calo inarrestabile dei prezzi ha ridimensionato la percezione di valore da parte del pubblico.

Quella del GIA è solo l’ultima di una serie di revisioni per i “lab-growns”. Già nel 2006 l’istituto adottò descrizioni generiche come “near colorless” o “VVS” per evitare paragoni diretti con i diamanti naturali. Nel 2019 rimosse la parola “synthetic” dai report, e nel 2020 adottò le 4C anche per i lab-grown, nel trend di pieno boom della domanda e dei prezzi.

Il business dei report per i sintetici ha fatto registrare diverse fasi di riposizionamento ma nessun grande laboratorio si è mai chiamato fuori per principio. In questa cornice, piuttosto che una scelta basata su criteri “deontologici”, l’uscita di HRD sembra una ritirata strategica per riposizionarsi in direzione del proprio core business.

Nel frattempo, l’International Gemological Institute (IGI) ha confermato a luglio 2025 che continuerà a certificare diamanti sintetici. Una scelta che non è magari condivisa da chi non è entrato in questo mercato, ma alla quale va riconosciuta la coerenza ed il riscontro di numeri importanti: nel 2024 ha generato per IGI circa 107 milioni di euro in fatturato, con oltre 48 milioni di profitti e una quota di mercato del 65%. Per gli analisti la domanda è semplice: il prezzo del lab-grown trascinerà al ribasso il fatturato dei corrispondenti report?


Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 21, Autunno 2025.

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Contenuto realizzato dal team editoriale di IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose.

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