Journal of Gemmology Vol. 40, 2/2026: giada dal Kazakistan, analisi degli zaffiri ed identificazione dei trattamenti

Il volume 40, numero 2 (2026) di The Journal of Gemmology si distingue per un insieme di contributi che riflettono le sfide più attuali della ricerca gemmologica, tra innovazione analitica e revisione critica di paradigmi consolidati. Dalla complessa identificazione dei trattamenti negli zaffiri blu arricchiti in elementi ad alta forza di campo, fino alle nuove prospettive sull’origine geografica delle gemme e alle scoperte mineralogiche emergenti, questo numero offre uno sguardo approfondito su metodologie avanzate e casi studio di grande rilevanza scientifica e applicativa.

L’articolo di apertura di Michael S. Krzemnicki, Laurent E. Cartier, Wei Zhou, Pierre Lefèvre, Markus Wälle, Hao A. O. Wang e Judith Braun, “HFSE-enriched Metamorphic Blue Sapphires: FTIR and Trace-element Study, and Implications for Heat-Treatment Detection”, affronta una sfida cruciale per i laboratori gemmologici: la distinzione tra zaffiri riscaldati e non riscaldati. Lo studio esamina zaffiri metamorfici provenienti da Sri Lanka e Madagascar naturalmente arricchiti in elementi ad alta forza di campo (HFSE), come zirconio, niobio e stagno. La ricerca dimostra che indicatori tradizionalmente affidabili del riscaldamento, come il picco FTIR a 3309 cm⁻¹ e la fluorescenza “gessosa” bianco-bluastra ai raggi UV a onde corte, possono manifestarsi anche in pietre non riscaldate arricchite di HFSE. Gli autori sottolineano la necessità di un approccio combinato che integri l’esame microscopico, l’analisi avanzata degli elementi in traccia e la micro-spettroscopia Raman delle inclusioni.

Copertina del numero 2/2026 del Journal of Gemmology, Vol. 40.
Copertina del numero 2/2026 del Journal of Gemmology, Vol. 40. (Foto: The Journal of Gemmology)

In ambito statistico, Matthew F. Hardman, James E. Shigley, Ziyin Sun e Aaron C. Palke, con “Statistically Quantifying the Trace-Element Composition of Coloured Gemstones: How Does the Number of LA-ICP-MS Analytical Spots Affect Evaluation of Their Composition?”, valutano l’efficacia della tecnica LA-ICP-MS nel determinare l’origine geografica. Analizzando un singolo zaffiro del Madagascar con ben 3.000 punti di analisi, i ricercatori hanno verificato se i tre punti solitamente utilizzati dai laboratori siano rappresentativi. I risultati suggeriscono che tre punti offrono un buon equilibrio tra accuratezza e minimo danno alla pietra, evidenziando inoltre che il valore mediano della composizione può essere più affidabile della media per caratterizzare campioni chimicamente eterogenei.

Il numero esplora, grazie a Tiantian Huang, Yujie Gao, Lihong Liu, Andrew Christopher Lucas, Lisheng Wang e Yilei Feng, nuovi giacimenti con l’articolo “Characteristics of Jadeite Jade and Omphacite Jade from Kazakhstan”. Lo studio analizza campioni di giada provenienti dal deposito di Itmurundy, distinguendo varietà verde brillante, verde scuro e nera. È emerso che le pietre verde brillante sono prevalentemente costituite da giadeite, mentre quelle verde scuro sono composte principalmente da omfacite. La colorazione è legata al cromo, con il ferro che ne scurisce il tono, mentre la giada nera deve il suo colore a particelle di grafite.

Stefanos Karampelas, Ugo Hennebois, Aurélien Delaunay, Annabelle Herreweghe e Marie-Laure Cassius-Duranton, in “Evidence for an ‘Uncommon’ Geographic Origin (Pakistan) of Emeralds in Two Rings of Historic Significance”, applicano tecniche non distruttive a smeraldi incastonati in due anelli antichi: uno di epoca ellenistica/romana e uno tardo-medievale. Le analisi spettroscopiche e chimiche hanno indicato come origine la Valle dello Swat, in Pakistan. Questa scoperta suggerisce che gli smeraldi pakistani potrebbero essere stati molto più comuni nella gioielleria antica di quanto precedentemente ipotizzato, evidenziando il valore della collaborazione tra gemmologia e archeologia.

La sezione Gem Notes riporta diverse scoperte di rilievo, tra cui:

  • Andradite iridescente dal Niger: una nuova fonte di granati con una spiccata iridescenza striata multicolore.
  • Nuovi riempitivi per rubini: sono stati identificati nuovi vetri al silicato privi di piombo (contenenti Ba-Zr-Y ed Erbio) utilizzati per il trattamento termico dei rubini, sviluppati per rispondere a preoccupazioni ambientali e di salute.
  • Rubino trattato HPHT: per la prima volta viene documentato ufficialmente un rubino sottoposto a trattamento ad alta pressione e alta temperatura (HPHT), identificato attraverso caratteristiche spettroscopiche e microscopiche specifiche.
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IGR Team
IGR Teamhttps://www.rivistaitalianadigemmologia.com
Contenuto realizzato dal team editoriale di IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose.

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