Il nuovo numero del Journal of Gemmology (Volume 39, Numero 6, 2025), pubblicato da Gem-A in collaborazione con SSEF, presenta una selezione di contributi scientifici dedicati all’approfondimento del mondo delle gemme. Quattro articoli principali mettono in luce altrettante aree di ricerca: dalla scoperta di una nuova varietà di opale comune in Madagascar, alle complesse relazioni tra fluorescenza UV e composizione chimica nello spinello rosso del Myanmar; dall’identificazione di esemplari eccezionali di väyrynenite attribuiti a una nuova fonte nigeriana, fino all’analisi ad alta risoluzione delle inclusioni presenti nel cosiddetto “quarzo petrolio”.
Nel contributo “A New Discovery of Common Opal from Antetezambato, North-western Madagascar”, Sara Monico, Ilaria Adamo, Federico Pezzotta, Petra Mácová, Radek Ševčík, G. Diego Gatta, Loredana Prosperi e Nicoletta Marinoni documentano la scoperta di una varietà giallo-verde di opale comune rinvenuta nella regione di Antetezambato, nel nord-ovest del Madagascar, durante esplorazioni alla ricerca di granato demantoide. Il materiale, classificato come opale-CT microcristallino con prevalenza di tridimite sulla cristobalite, deve il suo colore alla presenza di ferro. Le analisi chimiche rivelano una composizione più omogenea e un contenuto di silicio più elevato rispetto all’opale di Anosy. Grazie alle sue qualità estetiche e alla buona durabilità, questo opale si presta a impieghi ornamentali e in gioielleria.
In “New Insights into the Factors Influencing the UV Fluorescence and Colour of Red Spinel from Myanmar”, Wenxi Zhang, Tao Chen, Xiuhong Liao, Xing Xu, Lili Lou, Xuejun Yan e Jun Yan conducono uno studio approfondito sui meccanismi che determinano la fluorescenza UV e il colore dei campioni di spinello rosso provenienti dal Myanmar. La ricerca evidenzia una relazione complessa tra le concentrazioni di cromo e ferro e l’intensità della fluorescenza: un contenuto eccessivo di Cr (oltre 25.000 ppmw) genera spinelli dal colore rosso scuro e con fluorescenza debole o assente. Al contrario, livelli ottimali di Cr³⁺ favoriscono una brillante fluorescenza rossa alla luce UV.

Il lavoro “Väyrynenite of Exceptional Quality and Size, Reportedly from Nigeria”, firmato da Michael S. Krzemnicki, Laurent E. Cartier e Markus Wälle, descrive l’immissione sul mercato di campioni di väyrynenite di eccezionale qualità e dimensioni, attribuiti a una nuova fonte situata nella Nigeria centrale. Fino a oggi, questa rara specie minerale era conosciuta principalmente in esemplari piccoli e inclusi provenienti dal Pakistan settentrionale. I nuovi campioni nigeriani si distinguono per colori saturi che spaziano dall’arancio rosato all’arancio intenso e per un’elevata trasparenza, con poche fessure. Sebbene le proprietà gemmologiche e gli spettri UV-Vis-NIR e Raman risultino coerenti con i dati noti per la väyrynenite, le analisi chimiche indicano differenze significative tra il materiale nigeriano e quello pakistano, in particolare per i contenuti di Fe e Zn (più alti nei primi) e di Sc, Y e REE (maggiori nei secondi), permettendo così una chiara distinzione geochimica tra le due origini.
Infine, nello studio “Characterisation of Inclusions in ‘Petroleum Quartz’ with High-Resolution X-ray Computed Micro-Tomography, and Infrared and Raman Spectroscopy”, Yujie Gao, Moqing Lin, Guanghai Shi e Tiantian Huang analizzano le inclusioni multifase presenti nel cosiddetto “quarzo petrolio” mediante micro-tomografia a raggi X ad alta risoluzione (micro-CT), spettroscopia FTIR e Raman. Le inclusioni contengono un liquido giallo, un gas incolore e un solido scuro. Il liquido è stato identificato come un composto idrocarburico tramite FTIR, mentre il solido è stato classificato come asfaltite bituminosa tramite spettroscopia Raman. Le immagini micro-CT hanno permesso di visualizzare con un dettaglio senza precedenti la distribuzione interna delle fasi: oltre il 91% del volume è occupato dal liquido, meno dell’8% dal gas e circa l’1% dal solido.
Accanto agli articoli principali, il numero propone anche diversi brevi ma interessanti contributi su osservazioni recenti dal mondo delle gemme. Un primo approfondimento è dedicato alla regione di Mahenge, in Tanzania, nota a livello internazionale per la qualità dei suoi spinelli, rubini e granati, in cui si sono verificate nuove scoperte di tsavorite. Un secondo contributo si concentra su spettacolari campioni di quarzo con oro cristallizzato provenienti dalla miniera McLaughlin, in California. Le analisi rivelano texture di tipo arborescente e reticolato, associate alla presenza di stibnite e cinabro. Infine, un’interessante riflessione riguarda le perle naturali forate con nuclei collassati. Questo fenomeno, potenzialmente legato a cause ambientali o biologiche, pone sfide significative all’identificazione gemmologica.



















