Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 23 nel 2026. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Vincent Pardieu (VP Consulting) è un gemmologo impegnato sul campo con 159 spedizioni dedicate allo studio di giacimenti gemmiferi che virtualmente coprono l’intero pianeta. Documenta da 25 anni le realtà minerarie a livello mondiale e s’è specializzato nella determinazione dell’origine di rubini, zaffiri, smeraldi, spinelli e molte altre gemme. Ha lavorato come “buyer” in Myanmar, è stato direttore del laboratorio AIGS, gemmologo presso Gübelin e Senior Manager Field Gemology al GIA, dove ha contribuito alla creazione di una delle più importanti collezioni di riferimento al mondo.
Pardieu è coautore di un rapporto, che IGR pubblica su queste stesse pagine, nel quale vengono fornite le prime indicazioni scientifiche sulla scoperte di tormaline in Etiopia. Ha inoltre contribuito al primo report sul campo minerario di Abuloo condotto da Haimanot Sisay, gemmologa etiope, con il supporto del geologo Léonard Cornuz, pubblicato online da IGR.
IGR: SSEF ha recentemente annunciato la scoperta di tormaline blu in Etiopia e la notizia si è diffusa nel giro di pochi giorni. Questa corsa ad arrivare per primi rischia di incentivare sensazionalismo e comunicazioni imprudenti?
Vincent Pardieu: La comunicazione da parte dei laboratori — anche quelli commerciali — dovrebbe essere prudente e gli scienziati non dovrebbero pubblicare voci non confermate o indulgere nel sensazionalismo.
Alcuni anni fa, Ken Scarratt, allora mio responsabile al GIA, mi disse che la cosa importante non è essere i primi a pubblicare qualcosa, ma essere i primi a pubblicare qualcosa di corretto e utile. Poi, come nelle pubblicazioni scientifiche, agli autori si chiede di presentare i propri risultati o di attribuire correttamente il merito a chi, su un determinato tema, ha pubblicato per primo. Arrivare per primi offre comunque un chiaro vantaggio in termini di visibilità e riconoscimento.
Un concorrente di SSEF mi ha detto (con un pizzico di gelosia) che «SSEF eccelle a livello mondiale nel cercare di ottenere la massima esposizione con il minimo di prove», poiché spesso comunica semplicemente sulla base di informazioni riferite da clienti.
IGR: Qual è la sua opinione su questo caso specifico?
Vincent Pardieu: Ritengo che questo sia probabilmente una conseguenza della loro precedente posizione di “outsider” rispetto a laboratori storicamente più noti come Gübelin e GIA. Non possedendo inizialmente un nome altrettanto riconosciuto, hanno lavorato molto per pubblicare rapidamente e ottenere maggiore visibilità.
Questo approccio “publish first”, per quanto possa risultare irritante visto da altri ricercatori, è perfettamente accettabile. A condizione però che le informazioni pubblicate siano basate su fatti verificati. Tuttavia, ho notato che raramente verificano le fonti con la stessa accuratezza che adotterei io. Inoltre talvolta presentano ipotesi che vengono successivamente smentite.
Sospetto che questo valga anche per le tormaline blu etiopi: gli studi preliminari nostri e di DSEF su campioni provenienti dal nuovo giacimento sembrano contraddire l’ipotesi di SSEF secondo cui queste tormaline sarebbero molto difficili da distinguere da quelle brasiliane. In questi casi la questione può diventare problematica.
Va notato che sotto molti aspetti SSEF è uno dei migliori laboratori per le gemme di colore, ma a mio avviso potrebbe fare molto meglio adottando un approccio più maturo e prudente nella comunicazione e nella selezione dei campioni di “riferimento”.
IGR: Arrivare per primi, quindi, non significa arrivare nel modo migliore. Quali caratteristiche dovrebbe avere una spedizione sul campo per supportare uno studio scientifico adeguato?
Vincent Pardieu: Arrivare presto su un nuovo sito minerario è sempre l’ideale, perché si ha la possibilità di documentare con precisione la localizzazione del giacimento e raccogliere dati affidabili: campioni, fotografie, video, interviste e note di campo.
Queste informazioni possono poi essere utilizzate per redigere un report di campo rigoroso. È ciò che ha fatto Haimanot Sisay, con il mio supporto e quello del geologo Léonard Cornuz. Non è stata la prima ad arrivare al giacimento, ma è stata la prima a dedicare tempo e impegno alla raccolta di dati significativi e alla loro pubblicazione.
IGR: Chi nel settore può permetterselo, in termini di tempo e costi?
Vincent Pardieu: Il requisito principale è poter contare su di una persona qualificata, onesta e affidabile, disposta a raccogliere dati di qualità. A mio avviso, è qualcosa che quasi chiunque nel settore può permettersi: le spedizioni possono essere organizzate in collaborazione per condividere i costi.
È ciò che faccio dal 2005 quando i laboratori con cui collaboro concordano sulle spedizioni. Alla fine dipende dalle scelte del management e da come vengono allocate le risorse. I motivi principali per cui alcuni laboratori non lo fanno è che non ne vedono un beneficio diretto e che molti gemmologi da laboratorio sono più conservatori e meno inclini all’avventura. Devo dire che ne ho incontrati molti che preferiscono il camice agli stivali infangati.
IGR: La sua ricerca preliminare indica che il giacimento di Abuloo produce «una popolazione chimicamente eterogenea di tormaline cuprifere». Cosa ci si dovrebbe aspettare, in generale, da un nuovo giacimento di tormalina?
Vincent Pardieu: La tormalina è uno dei minerali più complessi, sia dal punto di vista strutturale che composizionale. Nel libro “The Fundamentals of Mining for Gemstones and Mineral Specimens”, Jim Clanin la definisce «il cestino dei rifiuti dei minerali», perché può incorporare quasi qualsiasi elemento come impurità nella sua struttura.
Si forma nelle fasi finali della cristallizzazione pegmatitica, incorporando molti degli elementi ancora disponibili nel sistema. Inoltre, durante la formazione, alcuni elementi possono esaurirsi, per cui le prime tormaline cristallizzate possono differire significativamente da quelle successive. In questo contesto, ciò che dovrebbe sorprendere non è l’eterogeneità, ma l’omogeneità.
IGR: Quali sono le prospettive realistiche?
Vincent Pardieu: La mia esperienza è che l’attività mineraria gemmifera comporta sempre una componente significativa di rischio, poiché è molto difficile prevedere la qualità delle gemme prodotte. Tra tutti i tipi di estrazione, quella pegmatitica è spesso descritta come la più imprevedibile: da una sacca all’altra, le condizioni possono cambiare completamente.
IGR: Considerando che il confine tra elbaite indicolite ed elbaite Paraíba è chimicamente sottile ma economicamente decisivo, l’annuncio di SSEF potrebbe aver spinto il mercato a investimenti prematuri?
Vincent Pardieu: Sì. Il comunicato stampa che postulava una forte somiglianza con le Paraíba brasiliane ha spinto diversi acquirenti a recarsi in Etiopia e investire in pietre poi identificate come indicolite.
Ne conosco uno: fortunatamente, la pietra più grande acquistata dovrebbe essere classificata come Paraíba dalla maggior parte dei laboratori, ma non sarà così per la maggior parte delle altre gemme del lotto.

IGR: Qui a IGR ci piace fare la parte dell’avvocato del diavolo: non sarà che, tra i commercianti, resista ancora la speranza un po’ furba che l’impronta spettrale di queste pietre etiopi finisca per somigliare abbastanza a quella delle brasiliane da garantire un bonus di mercato?
Vincent Pardieu: È molto probabile, ma questa è una domanda da porre ai commercianti.
IGR: Lei ha citato John Emmett: «C’è una sola cosa peggiore dell’assenza di dati, ed è la presenza di dati errati». In che misura questo spiega la debolezza degli studi sull’origine?
Vincent Pardieu: Il problema principale è che il mercato si accontenta di opinioni fornite da laboratori che possono essere più o meno qualificati a rilasciarle. Questo crea una cultura della mediocrità all’interno dei laboratori nel momento in cui non è richiesto dimostrare che sono state fatte ricerche approfondite, ma semplicemente fornire un’opinione basata sull’esperienza. Questo spiega perché numerosi report siano in conflitto.
IGR: Se lo chiedono molti: saremo mai in grado di determinare l’origine delle gemme?
Vincent Pardieu: Con il progresso tecnologico, credo che, se saranno effettuati gli sforzi giusti in direzione della la ricerca, sarà possibile identificare l’origine della maggior parte delle gemme, a condizione che:
- il laboratorio investa in una collezione di riferimento completa e affidabile, mantenuta aggiornata;
- il laboratorio dedichi risorse alla raccolta dati su tale affidabile raccolta di referenze.
Ad oggi, però, al di fuori di GIA e Guild (guidato da Andy Lucas), non ho conoscenza di programmi di questo tipo.
IGR: L’Etiopia viene già descritta come un nuovo “El Dorado”, ma pochi considerano gli effetti sulle comunità locali. In che modo una determinazione responsabile dell’origine potrebbe generare benefici concreti?
Vincent Pardieu: La mia impressione è che alcune persone sul posto abbiano già tratto beneficio da quella nuova scoperta, poiché sono riuscite a vendere le pietre che avevano trovato — spesso con un investimento minimo — per una fortuna.
Quindi, la ricaduta economica esiste, ma è limitata a quei pochi che hanno avuto fortuna oppure ai più pronti e svegli. Ed è qualcosa di così reale che in molti hanno smesso di lavorare nelle piantagioni di caffè, nelle miniere d’oro, nell’estrazione di smeraldi o persino in ufficio in città per spostarsi ad Abuloo e tentare la loro fortuna in quello che io chiamo il “casinò delle gemme”.
IGR: Villaggi in posti dove non c’era nulla. Può raccontarci di altri improvvisi “casinò delle gemme” di cui è stato testimone?
Vincent Pardieu: Ho avuto il privilegio di osservare molti “casinò delle gemme”, da Namya in Myanmar a Ilakaka, Andilamena, Didy, Zahamena e Bemainty in Madagascar, Kataragama nello Sri Lanka, Winza e Matepwende in Tanzania, e Montepuez in Mozambico.
Alcuni di questi “gem rush”, corse ad accaparrarsi le pietre, sono stati di breve durata, mentre altri sono ancora in corso. Tra questi ultimi, Ilakaka è un buon esempio. Quasi ogni anno degli ultimi 28, hanno avuto luogo diversi “gem rush” minori e di breve durata in un’area molto vasta.
Altre aree battute dalle corse alle gemme sono rimaste quasi deserte dopo appena pochi mesi, ma in seguito le attività, seppur limitate, sono state riprese quando sono state fatte nuove scoperte. Nella maggior parte dei casi sono state trovate pietre preziose e qualcuno s’è arricchito e ha potuto investito con sufficiente saggezza da migliorare in modo significativo la propria vita. Altri sono stati meno attenti e hanno perso tutto ciò che avevano guadagnato nel giro di pochi anni o mesi.
Non dobbiamo dimenticare che anche la California e l’Alaska devono le proprie origini a caotiche febbri dell’oro (Canavesio e Pardieu, 2019, https://hal.science/hal-02551427).
IGR: Dopo la corsa e la speculazione cosa rimane ai territori più fragili?
Vincent Pardieu: Spesso a molti giornalisti e attivisti piace concentrarsi sugli aspetti caotici o sensazionalistici di queste “corse alle gemme”. Tuttavia, in molti casi, la situazione non è così grave come a loro piace rappresentarla. L’estrazione di gemme offre lavoro, porta infrastrutture nelle aree remote e stimola lo sviluppo nel tempo, come possiamo vedere a Ilakaka.
Quello che lì è iniziato con poche baracche lungo la strada si è sviluppato fino a diventare il centro principale della regione che poi s’è trasformato per gli abitanti dei villaggi circostanti in un polo di attrazione per l’istruzione, i servizi, la sicurezza e le opportunità economiche. Quindi, per quanto riguarda Abuloo, poiché la dimensione e il potenziale di quel nuovo giacimento sono ancora un mistero, l’unica cosa che posso dire è che sarà il tempo a dirlo.
IGR: Alla Conferenza Nazionale di Gemmologia di Napoli del 2025, ha posto una domanda chiave: è realizzabile una collezione condivisa e scientificamente curata di campioni mineralogici di riferimento, o il settore resterà frammentato sotto protocolli di laboratorio proprietari basati sull’IA?
Vincent Pardieu: Ancora una volta sarà il tempo a dirlo. Ma ritengo che, prima o poi, il cambiamento arriverà dal lato del consumo, nel momento in cui un grande marchio deciderà che una propria definizione di responsabilità potrebbe consistere in “sapere cosa si acquista e cosa si vende” per poi investire in un laboratorio interno (o in un reparto di controllo qualità), utilizzando la scienza e la determinazione dell’origine come strumenti affidabili per verificare ulteriormente i propri investimenti in tracciabilità.
IGR: La pressione dei consumatori potrebbe guidare un cambiamento dal basso? Un grande marchio sensibile ai consumatori potrebbe sostituire gli attuali laboratori di determinazione dell’origine con un protocollo scientificamente solido e ottenere vantaggi in termini di responsabilità sociale?
Vincent Pardieu: Sì, se alla fine della filiera le grandi maison di gioielleria ritenessero vantaggioso disporre di competenze interne sulle gemme che utilizzano, invece di affidarsi a laboratori indipendenti, le cose potrebbero cambiare.
Il vero punto di svolta è che, a differenza dei diamanti, la scienza offre soluzioni affidabili per la determinazione dell’origine della maggior parte delle pietre di colore, se vengono compiuti gli sforzi di ricerca necessari. Dico “la maggior parte” perché esisterà sempre il caso di un giacimento sconosciuto mai studiato.
Queste soluzioni possono essere molto utili laddove la tracciabilità mostra i suoi limiti. E la scienza continuerà a progredire, quindi sono molto fiducioso che, alla fine, sarà proprio la scienza la soluzione più affidabile per determinare la reale provenienza delle gemme.
Articolo a cura della redazione, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 23, Autunno 2026.



















