Indagini preliminari sulle tormaline Paraíba e sulle altre tormaline cuprifere provenienti da Abuloo, in Etiopia

Tra il 24 e il 26 giugno 2026 è stato condotto uno studio preliminare su ventuno tormaline grezze da poco arrivate a Bangkok, frutto del nuovo ritrovamento segnalato qualche settimana prima in prossimità del villaggio di Abuloo, nella regione dell’Oromia, in Etiopia. Lo studio è stato realizzato da VP Consulting WLL, in collaborazione con il C. Dunaigre Gem Lab (Bangkok) e il Laboratoire Français de Gemmologie (LFG). Questo studio preliminare è stato pubblicato per la prima volta sui social media di Vincent Pardieu (Instagram, Facebook e LinkedIn) il 27 giugno 2026.

Dieci dei ventuno esemplari erano gemme di altissima qualità e di grande valore. Il proprietario ha immediatamente sfaccettato una delle pietre per valutarne la trasparenza (vedi Figura 1).

Il lotto di tormaline dichiarato come proveniente dall’area di Abuloo in Etiopia. Una delle pietre è stata tagliata per verificarne la trasparenza. La gemma sfaccettata pesa poco più di 1 carato e presenta livelli elevati di rame e quantità di ferro piuttosto contenute
Figura 1: Il lotto di tormaline dichiarato come proveniente dall’area di Abuloo in Etiopia. Una delle pietre è stata tagliata per verificarne la trasparenza. La gemma sfaccettata pesa poco più di 1 carato e presenta livelli elevati di rame e quantità di ferro piuttosto contenute. (Foto: Vincent Pardieu)

Sono state effettuate analisi chimiche e spettroscopiche, avvalendosi della spettroscopia EDXRF e UV-Vis, per indagare l’origine delle loro straordinarie colorazioni, che spaziano dal blu al verde. La maggior parte di queste tormaline elbaitiche contiene effettivamente concentrazioni significative di rame, il quale contribuisce al loro colore. A differenza delle classiche tormaline cuprifere brasiliane, tuttavia, molte di esse presentano anche concentrazioni di ferro da moderate a elevate, che a loro volta incidono profondamente sulla tinta. Infine, sono state rilevate quantità variabili di manganese.

Questi risultati preliminari risultano interessanti per diverse ragioni. La scoperta più significativa di questo studio preliminare è la notevole variabilità chimica nelle concentrazioni di rame, ferro e manganese, che differiscono in modo sostanziale da un campione all’altro. Ciò lascia pensare che il giacimento di Abuloo produca una popolazione di tormaline chimicamente eterogenea, piuttosto che un materiale dal profilo uniforme. Inoltre, tutti i campioni analizzati contengono concentrazioni relativamente elevate di gallio, zinco, piombo e bismuto. Questi elementi in tracce potrebbero rivelarsi indicatori preziosi per distinguere le tormaline di Abuloo dal materiale cuprifero di diversa provenienza.

Tale diversità chimica e spettroscopica ha implicazioni importanti per la classificazione gemmologica. Le gemme in cui il rame funge da cromoforo dominante verrebbero verosimilmente classificate come tormaline Paraíba, in accordo con la terminologia prevista dalla Scheda Informativa n. 6 dell’LMHC. In tal senso, questi dati preliminari avvalorano l’ipotesi che in Etiopia sia stato effettivamente scoperto un nuovo giacimento di tormalina Paraíba. Gli esemplari con elevate concentrazioni di ferro, invece, devono gran parte del loro colore proprio a questo elemento anziché al rame; pertanto, non verrebbero normalmente considerati tormaline Paraíba, bensì indicoliti, paragonabili a quelle provenienti dalla Namibia o dall’Afghanistan, spesso denominate commercialmente tormaline “lagoon” (laguna). Altri campioni si collocano in una fascia compositiva intermedia, in cui la classificazione potrebbe restare soggetta a interpretazione.

I dati preliminari ottenuti su questi campioni non sembrano corroborare l’ipotesi avanzata dall’SSEF nel suo recente comunicato stampa, secondo cui il materiale di questo giacimento presenterebbe analogie con le tormaline Paraíba di estrazione brasiliana. Al contrario, la composizione chimica della maggior parte dei campioni esaminati appare più in linea con le tormaline di tipo Fe-Cu provenienti, in base a quanto riportato, dalla Nigeria (come descritto da Krzemnicki et al., 2022), nonché con alcune delle pietre analizzate in altri articoli come, ad esempio, “Pasetti, L.; Borromeo, L.; Bersani, D.; Andò, S.; Schnellrath, J.; Hennebois, U.; Karampelas, S. Identification of Some Gem Quality Blue to Green Li-Tourmalines. Minerals 2024, 14, 44”.

Lo stesso lotto di tormaline mostrato in Figura 1 (dichiarato come proveniente dall’area di Abuloo in Etiopia), fotografato con la medesima luce naturale ma su uno sfondo diverso
Figura 2: Lo stesso lotto di tormaline mostrato in Figura 1 (dichiarato come proveniente dall’area di Abuloo in Etiopia), fotografato con la medesima luce naturale ma su uno sfondo diverso. (Foto di Vincent Pardieu)

Tali osservazioni dimostrano che l’aspetto visivo, da solo, non è sufficiente ai fini della classificazione. Un’identificazione affidabile che distingua la tormalina Paraíba dall’indicolite richiede analisi chimiche quantitative, affiancate dalla spettroscopia UV-Vis-NIR (come spiegato nella scheda LMHC n. 6), al fine di determinare i contributi relativi del rame e del ferro sul colore. L’ampia variazione nelle concentrazioni di manganese osservata tra i campioni analizzati permette di ipotizzare, inoltre, che anche la loro risposta al trattamento termico potrebbe essere disomogenea. I campioni con un contenuto di manganese relativamente basso potrebbero mostrare miglioramenti lievi o nulli in seguito a un riscaldamento convenzionale, mentre quelli con concentrazioni di manganese più elevate potrebbero rivelarsi più reattivi e subire una modifica del colore più marcata. Poiché la composizione chimica varia notevolmente da un esemplare all’altro, non ci si deve aspettare che tutte le tormaline di Abuloo reagiscano allo stesso modo al trattamento termico. Saranno necessari studi sperimentali controllati su una gamma rappresentativa di campioni per stabilire l’esatta relazione tra composizione chimica e risposta al trattamento.

Dettaglio dei cinque esemplari più grandi analizzati a Bangkok il 26 giugno 2026 per questo studio preliminare. Solo tre di queste pietre sono risultate palesemente colorate dal rame e possono quindi essere definite Paraíba secondo la terminologia proposta dalla scheda informativa LMHC numero 6
Figura 3: Dettaglio dei cinque esemplari più grandi analizzati a Bangkok il 26 giugno 2026 per questo studio preliminare. Solo tre di queste pietre sono risultate palesemente colorate dal rame e possono quindi essere definite Paraíba secondo la terminologia proposta dalla scheda informativa LMHC numero 6. (Foto: Vincent Pardieu)

Conclusione

La scoperta di tormaline elbaitiche cuprifere ad Abuloo rappresenta un’importante aggiunta al numero sempre crescente di giacimenti di tormaline cuprifere noti a livello globale. I primissimi risultati analitici indicano che il giacimento di Abuloo sembra produrre una popolazione chimicamente eterogenea di tormaline contenenti rame. Di conseguenza, non tutte le pietre estratte in questo sito dovrebbero essere classificate automaticamente come tormalina Paraíba. Alcuni esemplari soddisfano pienamente questa denominazione, poiché il rame ne è il cromoforo dominante. Altri rientrano in una fascia compositiva più di transizione, in cui la classificazione potrebbe restare oggetto di dibattito, mentre le pietre ricche di ferro devono gran parte del loro colore a quest’ultimo elemento, e pertanto sono descritte più correttamente come indicoliti.

La distinzione a occhio nudo è estremamente difficile e la spettroscopia UV-Vis-NIR rimane lo strumento fondamentale per separare queste diverse varietà, seguendo le direttive della Scheda Informativa LMHC n. 6. È inoltre probabile che tale diversità chimica influenzi la risposta delle singole pietre al trattamento termico: per gli esemplari poveri di manganese ci si attende un miglioramento inferiore rispetto a quelli che ne contengono concentrazioni maggiori. Per stabilire criteri affidabili sull’origine geografica, migliorare la nostra comprensione della variabilità compositiva del giacimento e valutarne l’importanza tra le occorrenze di tormalina cuprifera a livello mondiale, si rendono necessarie ulteriori indagini mineralogiche, spettroscopiche e geochimiche, che includano sopralluoghi sul posto e un campionario statisticamente rappresentativo decisamente più ampio.

Foto di gruppo delle ventuno tormaline, dichiarate come provenienti da Abuloo in Etiopia, studiate a Bangkok il 26 giugno 2026 per questo studio preliminare
Figura 4: Foto di gruppo delle ventuno tormaline, dichiarate come provenienti da Abuloo in Etiopia, studiate a Bangkok il 26 giugno 2026 per questo studio preliminare. (Foto: Vincent Pardieu)

Articolo di Vincent Pardieu (VP Consulting WLL, consulente del LFG – Laboratoire Français de Gemmologie e autore di un libro intitolato “Rubies from Greenland”), Christian Dunaigre (C. Dunaigre Gem Lab, Bangkok), Aurélien Delaunay (LFG – Laboratoire Français de Gemmologie) e Dr. Stefanos Karampelas (LFG e Università di Salonicco, Grecia), pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 23, Autunno 2026.

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Vincent Pardieu, Christian Dunaigre, Aurélien Delaunay, Stefanos Karampelas
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