È uno di quegli annunci sensazionali in grado di interrompere le trasmissioni. Il grande gruppo estrattivo Gemfields ha rinvenuto uno smeraldo grezzo di 5.655 carati nelle proprie concessioni minerarie Kagem nello Zambia. Il pezzo ha visto la luce nella sezione orientale del fronte estrattivo, ultimamente alquanto prolifico, grazie al lavoro di Debapriya Rakshit e di Richard Kapeta, un gemmologo ed uno specialista minerario. Allo straordinario grezzo, descritto di notevole purezza e di tinta “golden green”, è stato assegnato il nome di “Inkalamu” che in lingua Bemba significa Leone. Ciò riflette l’esplicita volontà di Gemfields di mettere a frutto la prodigiosa scoperta utilizzandola per sostenere due progetti di conservazione ambientale cui sta già contribuendo da anni, lo Zambian Carnivore Program ed il Niassa Carnivore Project in Mozambico.

Il 10% del ricavato della vendita dei cristalli ottenuti dal pezzo andrà infatti devoluto come contributo alle organizzazioni ambientali che stanno tentando di contrastare il bracconaggio e la caccia di frodo in quelle riserve. In particolare IGR Rivista Italiana di Gemmologia ha pubblicato un report di Vincent Pardieu che ricostruisce la vicenda della Riserva Niassa, non lontana dai campi estrattivi di rubini di Cabo Delgado, Montepuez in Mozambico.
Considerata la notevole importanza che Gemfields assegna alle azioni di sostegno alle comunità locali di prossimità ed alla sostenibilità ambientale, questa donazione, nel lungo termine, può fruttare strategicamente come consolidamento della propria reputazione. Un ritorno assai più remunerativo del restante 90% che si otterrà monetariamente dal sorprendente grezzo. Infatti questo grande estrattore detiene la più importante quota del mercato planetario di grezzi di rubini in Mozambico e smeraldi nello Zambia. Tutte le operazioni sono in partnership con gruppi locali governativi o comunque collegati all’establishment politico di questi paesi, i quali hanno bisogno di accentuare le ricadute positive sulle comunità delle regioni coinvolte nello sfruttamento minerario. Ciò in modo particolare in Mozambico, dove invece sono state riportate da più parti denunce su presunti abusi su minatori artigiani illegali o al limite della legalità. Denunce che sono culminate in un’azione legale intentata da Leigh Day, uno studio britannico specialista in tali violazioni. Tali vicende restano molte controverse ma, al di là delle legittime ragioni dei contendenti, riflettono in controluce l’estrema delicatezza del tema dello sfruttamento delle risorse minerarie preziose da parte di gruppi estrattivi molto strutturati e quotati nelle borse mondiali in paesi africani che si stanno faticosamente avviando allo sviluppo. La Rivista s’è interessata alle vicende in un resoconto pubblicato sul numero 4.

Il “Leone” degli smeraldi verrà messo all’asta in un evento a Singapore che si terrà nel mezzo di Novembre e che coinvolgerà 45 acquirenti selezionati da Gemfields anche in ragione delle proprie attività messe in campo nel ramo della responsabilità sociale.
A differenza dei grandi cristalli di diamanti, nel caso del “Leone” degli smeraldi non è possibile determinare il valore che il mercato assegnerà alle singole frazioni che saranno ricavate dal prodigioso cristallo che comunque appare di colorazione apprezzabilmente satura, anche se prevedibilmente molto fratturato e con evidenti interruzioni di crescita, viste le dimensioni. Queste caratteristiche non fanno escludere che l’eventuale acquirente possa alla fine lasciarlo integro e considerarlo come un raro minerale da collezione. E, tanto per non farsi mancare nulla, gli smeraldi che verranno tagliati dal grezzo di oltre un kg recheranno le informazioni delle nanoparticelle della neonata “Proof of Provenance” di Gübelin, il nuovo marchio che rende possibile la completa tracciabilità delle gemme di colore.



















