L’ennesima tragedia mineraria si è abbattuta sul Myanmar, in uno smottamento che ieri, 2 Luglio 2020, ha causato, secondo fonti della stampa birmana, almeno 200 vittime. Sarebbe però limitante dare la colpa di quanto è accaduto alla sventura, al fato, al destino o all’ennesima infausta calamità naturale, poiché ognuno dei piccoli e grandi smottamenti che periodicamente si abbattono sui minatori di giada ha una serie di cause che partono da lontano.
Già nel 2017 la nostra Rivista riportò i tentativi di modificare le leggi che regolavano il settore dell’estrazione di rubini e giada nel paese asiatico. La nuova legislazione ha continuato a preferire le grandi aziende estrattive, collegate agli interessi di quella che di fatto è un’economia funzionale a ristretti gruppi vicini agli interessi dell’establishment, rispetto alle aziende artigiane di piccole dimensioni e ai piccoli minatori. Ciò spinge gli estrattori freelance verso una condizione subalterna costringendoli a sbarcare il lunario al di fuori del sistema legale delle licenze ed ad intervenire su terreni già instabili alla ricerca di grezzo di giada residuo nei terreni smossi dall’estrazione operata dai grandi gruppi. È proprio ciò che è accaduto nella miniera di giada del distretto di Wai Khar, nel nord del paese. Le forti piogge della notte sembrerebbero infatti aver causato lo smottamento che ha travolto i minatori rimasti a lavorare nonostante il forte rischio. Nell’area, che vent’anni fa ospitava una montagna mentre è ora diventata una gigantesca cava a cielo aperto, opera da una decina d’anni la Myanmar Tagaung Co., per cui il suolo già compromesso diventa spesso una trappola per chi vi opera in maniera formalmente illegale.
Frane di questo tipo causano ogni anno dozzine di morti in Myanmar, ma questa è la più grande tragedia mineraria del paese dal 2015, quando un incidente simile in un villaggio vicino ha causato circa 135 vittime ed oltre cento dispersi. La sicurezza dei minatori non appartenenti a grandi aziende estrattive resta un tema critico con numerosi abusi segnalati circa condizioni di lavoro dei minatori impegnati nell’estrazione di giada. Più recentemente il richiamo alla responsabilità da parte dell’opinione pubblica mondiale nonché di agenzie internazionali collegate alle Nazioni Unite si è focalizzata negli ultimi tempi soprattutto sulle politiche persecutorie ai danni della minoranza Rohingya.




















