Ma il cielo è sempre più blu: gli zaffiri del Madagascar

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 4 nel 2018. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

Da quando sono stati scoperti nel 1994, il Madagascar è pian piano diventato il più grande fornitore al mondo di zaffiri blu di alta qualità. Sembra che non passino molti anni senza che si mettano a segno altri importanti colpi.

Questo articolo fornisce una breve introduzione ai bellissimi zaffiri del Madagascar per poi passare ad un’esauriente rassegna delle loro inclusioni.

Gli zaffiri grezzi in questa foto provengono dalle famose miniere indiane del Kashmir, mentre la pietra tagliata di 14 cts viene dal Madagascar. Quale preferite? Una qualità di zaffiro scadente del Kashmir o la magnifica bellezza blu del Madagascar? (Foto: Wimon Manorotkul)

Introduzione

L’isola del Madagascar è anomala da diversi punti di vista. Nonostante giaccia a soli 400 km dalla costa africana, non fu abitata prima di 2000 anni fa, e non da africani, ma da naviganti avventurosi provenienti dall’Arcipelago malese-indonesiano, circa 6400 km a est. Oggi la popolazione della regione è come un tumultuoso pasticcio speziato con ingredienti malesi, africani, arabi francesi, cinesi e indiani.

Il Madagascar è stato sempre riconosciuto come uno dei luoghi più ricchi di diversità a livello biologico di tutto il pianeta. Un po’ di cose per approfondire la prospettiva:

  • L’isola, grande quanto la California, pur rappresentando solo lo 0,4% della massa emersa, possiede circa il 4% delle piante e delle specie animali terrestri.
  • L’80% delle specie in Madagascar sono endemiche, il che significa che non si possono trovare in altre parti del pianeta.
  • Nonostante il Madagascar occupi solo l’1,9% circa del suolo africano, vi si trovano più orchidee che nell’intero continente. Ospita circa il 25% di tutte le piante africane.
  • Quasi il 100% delle specie dei lemuri si trova solo in Madagascar.
Cartina del Madagascar indicante le località più importanti per rubini e zaffiri.

Il Madagascar deve la sua diversità biologica alla geologia. Più di 165 milioni di anni fa, l’isola era un altopiano senza sbocco sul mare al centro del supercontinente, Gondwana. A quel tempo rettili giganti girovagavano per la Terra, mentre piante e uccelli facevano la loro prima apparizione. In seguito il Gondwana si è sgretolato lasciando il Madagascar nell’Oceano Indiano come un naufrago alla deriva. La maggior parte delle specie antiche è rimasta abbandonata al proprio destino per essere poi impollinata da piante, animali ed esseri umani che sono arrivati sull’isola volando, trascinati dalla corrente e dal vento, nuotando e navigando. Ne è venuto fuori uno zoo che non ha eguali sul pianeta.

E cosa dire della spettacolare diversità gemmologica del Madagascar? Un’occhiata veloce alla mappa del Gondwana ci fornisce la risposta. Prima della separazione di questa massa continentale i vicini più prossimi del Madagascar erano l’Africa orientale, l’India meridionale e lo Sri Lanka. Queste regioni rappresentano alcuni dei depositi di gemme più ricchi al mondo. Il Madagascar giace nel pieno centro del Nirvana delle pietre preziose.

Mappa del Gondwana che mostra la posizione del Madagascar in relazione all’Africa orientale, allo Sri Lanka ed all’India meridionale.

Il primo importante ritrovamento di zaffiri blu in Madagascar avvenne nel 1991 ad Andranondambo. Si trattava di belle pietre blu che inizialmente venivano confuse (ma lo sono ancora) con le famose gemme blu del Kashmir.

Nel 1995 vennero estratti degli zaffiri blu scuro di origine basaltica ad Ambondromifehy nel lontano nord. Ma la scoperta che veramente incendiò il mondo delle pietre avvenne nel 1998, quando furono estratti zaffiri vicino al piccolo paese di Ilakaka. Da un giorno all’altro la popolazione crebbe dalle poche centinaia ai diecimila abitanti. Fu questa la prima grande corsa alle gemme in Madagascar, una corsa che prosegue ancora oggi.

Sulle orme di Ilakaka fu rinvenuto del corindone a Vatomandry nel 2000, a Moramanga e Andrebabe nel 2004, a Didy nel 2012 e a Bemainty nel 2015. Sembra che, ovunque si pianti la vanga nel terreno, si abbiano buone possibilità di estrarre un rubino o uno zaffiro.

Attività estrattiva nel sud di Ilakaka, Madagascar. (Photo: Richard W. Hughes, 2016)
Molti commercianti stranieri hanno aperto piccolo uffici di vendita nella città di Ilakaka. Durante le ore del mercato minatori e commercianti vanno di ufficio in ufficio, mostrando la propria merce. Comprare in questi mercati può essere un’opportunità per un buon affare ma anche una trappola dal momento che sono in vendita molti sintetici, imitazioni e pietre senza una corretta rivelazione del trattamento ricevuto. (Foto: Richard W. Hughes, 2016)
Una campionatura di pietre acquistate durante una spedizione sul campo dalla Lotus Gemology a Ilakaka nel 2016. Nonostante sapessimo bene che molte di queste pietre non fossero presentate correttamente per quello che erano, le abbiamo acquistate per farci un’idea generale del mercato locale. In senso orario dal lato superiore sinistro: corindone sintetico Verneuil, vetro blu, zircone e spinello, zaffiro naturale rivestito, zaffiro non trattato naturale blu e giallo. (Foto: Wimon Manorotkul)

Inclusioni

Ci sono tante caratteristiche dello zaffiro del Madagascar che, se le si considera nel loro insieme, possono aiutarci a distinguere queste pietre da quelle di altre origini. Eccone alcune tra le più importanti:

  • Zonatura di crescita angolare a punta

Una delle caratteristiche distintive dello zaffiro malgascio è l’estremamente complessa zonatura di crescita angolare. Queste zone formano delle strutture angolari a punta, se viste perpendicolarmente all’ asse C, e talvolta sono così ravvicinate da creare un effetto iridescente.

Zonature di crescita angolare a punta sono caratteristiche comuni degli zaffiri del Madagascar. A volte la zonatura è così distinta da mostrare colori iridescenti. La di può vedere in zone ad angolo o ad esagono. (Foto: Richard W. Hughes)
  • Zonature di colore blu intenso

La zonatura di colore può colpire l’attenzione per la sua sottigliezza e per il blu intenso circondato da nuvole di tessitura lattiginosa di colorazione più chiara. Possiamo anche osservare strisce di particelle fini che vanno contro la grana di queste zonature di colore.

Un esempio di una nitida zonatura di colore blu, con zone più scure circondate da nuvole di tessitura blu lattiginoso. Si vedono frequentemente strisce di particelle che si dirigono verso la grana di questa zonatura di colore. (Foto: E. Billie Hughes)
  • Tubi di crescita

I tubi di crescita possono presentarsi in corindoni di qualsiasi origine ma sono particolarmente diffusi negli esemplari del Madagascar. A volte si possono vedere singoli tubi di crescita ma spesso si trovano assieme in gruppi.

Un esempio, in una pietra non trattata, di una serie di straordinari tubi di crescita con segni di incisioni sulla superficie. (Foto: E. Billie Hughes)
  • Inclusioni a “centrino ricamato”

Si evidenziano inclusioni di tipo “centrino ricamato” che possono rendere le pietre facilmente confondibili con il materiale del Kashmir. Appaiono come forme a “merletto piccolo o a “fiocco di neve” e si incontrano a gruppi piatti di piccole particelle o piccoli cristalli.

Alcuni esempi di zaffiri del Madagascar che mostrano inclusioni sottili, a “merletto” o a “centrino ricamato”, che formano un motivo tipo tornito. Sono queste ad essere spesso confuse con le inclusioni del tipo a “fiocco di neve” dello zaffiro Kashmir. (Foto: Richard W. Hughes)
  • Cristalli solidi

Tra le inclusioni solide più comuni si riscontano cristalli di zircone: si possono trovare sotto forma di piccoli cristalli arrotondati o in alcuni casi anche sotto forma di blocchi. Talvolta ne vediamo appena uno o due ma spesso se ne trovano diversi, persino centinaia in un solo zaffiro.

Un piccolo gruppo di cristalli di zirconi arrotondati e trasparenti fornisce la prova che lo zaffiro del Madagascar che li ospita non ha subito riscaldamento. Se lo avesse subito infatti questi diventerebbero annuvolati e biancastri mentre le piccole fratture di tensione intorno tenderebbero a risanarsi. I cristalli di zircone possono comparire come singoli o a piccoli gruppi come qui mostrato. (Foto: E. Billie Hughes)

I cristalli di zircone sono trasparenti e birifrangenti, cosicchè l’osservazione degli esemplari a polarizzazione incrociata può aiutare a identificarli, dal momento che gli zirconi mostreranno interferenze di colore e qualche volta delle venature.

Cristalli irregolari si stagliano contro la zonatura angolare a punta in questo zaffiro del Madagascar. Da notarsi le forme distintive, spesso appuntite alla fine. (Foto: Richard W. Hughes)

Inoltre nel materiale del Madagascar ci sono molti cristalli trasparenti che sono allungati nella parte finale. Sono presenti anche altri tipi di cristalli che non sono ancora stati identificati.

Un cristallo trasparente arrotondato è collegato a cristalli a forma di asta in questo zaffiro del Madagascar non trattato, ripreso con illuminazione a campo scuro. (Foto: E. Billie Hughes)
Se vedessimo la stessa inclusione a luce polarizzata semplice ci renderemmo conto che, tanto i cristalli arrotondati quanto quelli a forma d’asta, sono birifrangenti e mostrano colori di interferenza. (Foto: E. Billie Hughes)

Ad ogni modo, l’osservazione a polarizzazione incrociata mostra che alcuni di questi cristalli hanno interferenze di colore, a conferma che sono cristalli solidi.

  • Impronte digitali a “ragnatela”

Alcune pietre del Madagascar mostrano una serie di tubi interconnessi che formano impronte digitali a ragnatela.

I piccoli cristalli negativi in questa impronta digitale mostrano una trama granulosa se visti perpendicolarmente al piano dell’impronta digitale. (Foto: E. Billie Hughes)

Inoltre, in alcuni esemplari, le impronte digitali si mostrano in altorilievo se osservate dal lato, mentre i piccoli cristalli negativi aderiscono al piano delle impronte digitali.

Impronta digitale a ragnatela mostra macchie arancio epigenetiche di forte impatto. (Foto: E. Billie Hughes)
  • Fluorescenza “superficiale” gessosa alle onde corte

L’effetto fluorescenza “superficiale” gessosa alle onde corte è una delle caratteristiche più inusuali che abbiamo notato nello zaffiro del Madagascar. Mentre la fluorescenza “superficiale” gessosa ad onde corte si può osservare nelle pietre riscaldate, la si può vedere occasionalmente nel materiale grezzo del Madagascar. La differenza sta nel fatto che questa fluorescenza “superficiale” tende a manifestarsi in limitate macchie precisamente definite, apparendo solo sulla superficie del materiale. Al contrario, nelle pietre riscaldate sembra che la fluorescenza gessosa tenda ad andare più in profondità dentro e lungo la pietra senza mostrare netti bordi irregolari.

La fluorescenza “superficiale” gessosa alle onde corte è una caratteristica che si incontra sola negli zaffiri del Madagascar. Queste macchie gessose sembrano esser confinate solo sulla superficie della pietra e non penetrano oltre. Spesso presentano margini estremamente nitidi e ben definiti. Ciò che rende la cosa interessante è che ciò compare in pietre non trattate piuttosto che in casi più usuali di fluorescenza complessiva zonata gessosa ad onde corte visibile negli zaffiri riscaldati. (Foto: Patharaphum Sudprasert)
  • Geminazione

La geminazione è comune in questo materiale. Spesso possiamo osservare una geminazione polisintetica dove ci sono diversi piani geminati che vanno nella stessa direzione. In alcuni esemplari possiamo persino vedere piani geminati a linee incrociate.

Si possono notare facilmente, se visti a polarizzazione incrociata, i lucenti colori di interferenza della geminazione polisintetica in questo zaffiro del Madagascar. (Foto: E. Billie Hughes)

Approfondimenti

Gübelin, E.J. and Koivula, J.I. (2005) Photoatlas of Inclusions in Gemstones, Volume 3. Basel, Switzerland, Opinio Publishers, 672 pp.

Hughes, R.W., Manorotkul, W. et al. (2017) Ruby & Sapphire: A Gemologist’s Guide. Bangkok, Lotus Publishing, 816 pp..

Hughes, R.W. and Emmett, J.L. (2005) Heat Seeker: UV fluorescence as a gemological tool. The Guide, Vol. 24, No. 5, Part 1, Sept.–Oct., pp. 1, 4–7


Articolo a cura di E. Billie Hughes* e Richard W. Hughes**, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 4, Estate 2018.

*Gemmologa e fotografa macro del laboratorio Lotus Gemology di Bangkok, Thailandia.

**Gemmologo del laboratorio Lotus Gemology ed autore di “Ruby & Sapphire”, una guida considerata la fonte gemmologica più completa mai scritta sui corindoni.

 

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E. Billie Hughes, Richard W. Hughes
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