Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 4 nel 2018. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Piccole agate bandate dai colori pallidi con una predominanza di bianco e nero e occasionalmente il centro rosa, si possono trovare presso il paese di Tiso in Val di Funes. Questi noduli venivano anticamente chiamati Teiser Kugeln, noduli di Tiso, e spesso contengono ametista, datolite e altri minerali (Figura 32). Negli anni ‘70 vennero investite grandi energie per l’estrazione di questi noduli, di cui una importante raccolta è oggi esposta nel Museo Mineralogico di Tiso.

Una grande varietà di agate e calcedoni si possono trovare presso Masonade, in Val San Nicoló, Pozzo di Fassa, in provincia di Trento. Mentre geodi di calcedonio generalmente grigio mammellonare si trovano presso Abano Terme, in provincia di Padova (Figura 33).

Un ricco giacimento di calcedonio bianco o variamente colorato proviene da Monte Rufoli, nei pressi di Volterra, in provincia di Pisa (Figura 34). Qui si trova in filoni all’interno di rocce ofiolitiche costituite da un gabbro serpentinizzato. Le mineralizzazioni a silice sono associate alle porzioni profonde di depositi di magnesite. Le vene presentano a volte calcedonio mammellonare bianco o celeste, altre volte spesse brecce grossolane con frequenti druse di quarzo microcristallino. In queste brecce, il calcedonio è normalmente opaco in toni di grigio, rosso, giallo e bianco.

I calcedoni di Monterufoli (Figura 35) erano ben noti dal celebre Opificio delle Pietre Dure di Firenze in epoca medicea e numerose erano le cave che sfruttavano questo materiale. Oggi solo alcune delle antiche cave sono accessibili, in parte all’interno della Riserva Naturale di Monterufoli-Casellima, tuttavia è ancora possibile trovare materiale di qualità.

L’area senza dubbio più promettente per la ricerca di agate oggi è la Sardegna dove negli ultimi anni numerosi nuovi giacimenti sono stati individuati. Alcune agate sono vivacemente colorate e ricche di inclusioni come muschi e plumes di vari colori e non inferiori alle ben più famose agate con inclusioni dell’ovest americano (Figura 36).



La Sardegna in realtà era ben nota già al tempo dei romani per le sue agate perchè vi si lavorava una varietà detta sarda o sardonice. La sarda è essenzialmente una corniola troppo cotta che risulta di colore marrone. La sardonice invece è la stessa varietà ma a bande bianche e marrone scuro fino a nero. La sardonice era importantissima per l’incisione di cammei a due o tre colori dove si usava una banda scura come sfondo e si incideva il soggetto nella banda bianca.
L’onice nera o bandata, invece si produceva immergendo il calcedonio o l’agata in acqua e zucchero e poi bruciando lo zucchero con acido solforico. L’alternanza di questi due processi, più o meno spinti, può dare una vasta gamma di tonalità.
Il giacimento da dove proveniva il materiale per l’elaborazione della sardonice è molto probabilmente quello ben noto di Masullas, in provincia di Oristano. In quest’area si possono trovare grosse agate bandate di colore pallido grigiastro. Dai noduli più grandi si potevano ricavare i frammenti di onice a bande quasi pianoparallele usate per i cammei.
Non lontano da qui si trovano le lacrime di Santa Lucia, piccoli noduletti di agata bianca traslucida.

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A cura del qualificato gruppo di specialisti della rubrica Gemme d’Italia, pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 4, Estate 2018.



















