Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 3 nel 2018. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
L’alabastro è una roccia evaporitica microcristallina, solitamente bandata di colori chiari e spesso trasparenti in strati sottili, che si presta a lavorazioni artistiche e artigianali di piccola taglia. Con il nome di alabastro sono generalmente indicate due varietà mineralogicamente distinte, l’alabastro calcareo detto anche alabastro orientale perché i giacimenti più famosi sono in Iran, e l’alabastro gessoso detto anche alabastro del volterrano perché è caratteristico di questa località nei pressi di Pisa.
L’alabastro gessoso di Volterra è un materiale molto pregiato per le sue caratteristiche di compattezza e trasparenza. La sua abbondanza ha dato luogo a un importante artigianato artistico nella città di Volterra. Questo alabastro è facile da lavorare, offre una buona lucidatura ed è estremamente compatto, nonostante il gesso abbia una durezza molto bassa (Figura 3). Forse il maggior pregio di questo materiale è di essere traslucido offrendo la possibilità di creare stupendi giochi di luci e bellissime lampade. Anticamente si usavano lastre di alabastro per creare piccole finestre nelle chiese romaniche del centro e nord d’Italia.

(Foto: fabbricaarchitettura.it)
L’origine dell’alabastro gessoso è per ricristallizzazione di depositi evaporitici di età messiniana, che si depositarono cioè durante la crisi di salinità che portò all’essiccamento del Mediterraneo circa 6 milioni di anni fa. Le varietà sono numerose secondo i colori e i disegni. Forse la varietà più pregiata è quella bianca omogenea detta alabastro statuario che serve appunto alla creazione di oggetti artistici. Altre varietà sono caratterizzate dalla presenza di venature scure (bardiglio) o dai toni rosso o marrone. Una varietà grigia (cinerino o panchino) serve per i lavori di contorno e le basi.
In passato ci sono stati sfruttamenti in galleria, ma oggi l’alabastro viene estratto da una sola cava a cielo aperto presso S. Anastasio, nel comune di Volterra. L’alabastro si presenta in blocchi ovoidali detti arnioni incassati in una matrice argillosa. L’arnione si estrae scalzandolo dalla roccia e liberandolo dal guscio che lo riveste (Figure 4 e 5).


L’alabastro calcareo a differenza di quello gessoso si origina in ambiente carsico ed è generalmente bandato, costituito da calcite o aragonite fibrosa. Il colore più comune è il giallo miele, ma esistono varietà bianche e altre variamente colorate. L’alabastro calcareo è più duro di quello gessoso, ma si usa e si lavora in maniera molto simile.

Sebbene i giacimenti italiani di alabastro calcareo non siano di grandi proporzioni, numerose sono le località dove è possibile estrarre questo materiale. Forse i materiali più noti sono l’alabastro a tartaruga proveniente da Jano di Montaione, in provincia di Firenze, il ghiaccione bianco del Circeo, nel Lazio e la stalattite del carso triestino.

Visita la sezione dedicata alle Gemme d’Italia!
A cura del qualificato gruppo di specialisti della rubrica Gemme d’Italia, pubblicata su Rivista Italiana di Gemmologia nr. 3 – Gennaio 2018.



















