Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 21 nel 2025. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
«Non possiamo continuare a esportare povertà seduti su una montagna di ricchezze», ha dichiarato il gemmologo Yamikani Jimusole (GG GIA), commentando il potenziale ancora inespresso del patrimonio gemmifero del Malawi.
In uno dei Paesi più poveri al mondo, dove l’economia dipende in larga parte dall’agricoltura — con esportazioni di tabacco, tè, mais e zucchero — il sottosuolo potrebbe rappresentare una svolta. Secondo la Banca Mondiale, il Malawi potrebbe generare fino a 30 miliardi di dollari da esportazioni minerarie entro il 2040, con una media di 3 miliardi all’anno già entro il 2034. Accanto a risorse strategiche come uranio, grafite e terre rare, il paese vanta una sorprendente varietà di gemme preziose: rubini, zaffiri, smeraldi, acquemarine, granati, ametiste, tormaline, calcedoni, spinelli e giade.

Eppure, il settore rimane per lo più nelle mani di minatori artigianali, operanti in un contesto completamente informale. A differenza di Paesi confinanti come Zambia, Tanzania e Mozambico, dove l’estrazione è in parte industrializzata e aperta a investitori stranieri, in Malawi l’assenza di un ecosistema strutturato ha frenato lo sviluppo.
Il tentativo di regolamentare il comparto con il Mines and Minerals Act del 2013 non ha dato i frutti sperati: né centri di formazione, né cooperative, né laboratori sono stati effettivamente creati. Nel 2023, è stato istituito l’Export Development Fund (EDF), che ha acquistato 150.000 carati direttamente dai minatori artigianali, ma l’iniziativa ha coperto solo alcune varietà di gemme e ha evidenziato la mancanza di competenze tecniche e infrastrutture adeguate.

Nel 2024, una sospensione temporanea di 21 giorni delle esportazioni — decisa dal governo per riformare i meccanismi di valutazione — ha avuto un effetto collaterale immediato: l’aumento del contrabbando.
Oggi la strategia sembra virare verso un controllo diretto dello Stato. Nel febbraio 2025 è nata la compagnia pubblica MAMICO (Malawi Mining Company), incaricata di gestire le risorse minerarie. Tuttavia, al momento le gemme non figurano tra le priorità operative dell’azienda.
Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 21, Autunno 2025.



















