La 27° Feira Internacional de Pedras Preciosas (FIPP) di Teofilo Otoni

Droni, Google Glass, macchine che si guidano da sole, portatili di ultima generazione; perdonatemi ma questo articolo lo scrivo su carta e penna perché mi trovo su un pullman nel bel mezzo della foresta brasiliana (Figura 1).

Fig. 1 – Seduto sul pullman della Novo Horizonte che fa la tratta Teofilo Otoni – San Paolo.

Sono in viaggio da circa 18 ore e mi sto dirigendo verso San Paolo di ritorno da Teofilo Otoni dopo aver visto le pietre della Feira Internacional de Pedras Preciosas (FIPP). Io, un blocchetto di carta, una penna e tanta passione. Non credo mi serva altro per raccontarvi questa esperienza. Sono stato invitato da Leonardo Silva Souto, presidente dell’associazione che da anni organizza la FIPP di Teofilo Otoni (Figura 2), capitale mondiale delle pietre preziose, nonché vivace paesino mineiro distante 9 ore di pullman da Belo Horizonte (capitale dello stato di Minas Gerais) e 20 ore di pullman da San Paolo.

Fig. 2 – Veduta di Teofilo Otoni dal Bairro Funcionario.

Sono stato invitato per tenere una serie di conferenze sull’importanza di aprire un laboratorio gemmologico a Teofilo e per istituire un corso di gemmologia. Ma questo non credo che vi interessi molto. Forse un reportage sulla FIPP, la fiera delle pietre preziose portate direttamente dalla fonte (è lo slogan), potrebbe essere di maggior interesse. È difficile riuscire a spiegare bene cosa sia la fiera di pietre di Teofilo Otoni. Proverò usando come paragone la Fiera di Vicenza che molti conosceranno. Prendete la Fiera di Vicenza, fatela diventare più piccola, togliete tutti gli oggetti montati, spegnete tutti gli scintillanti faretti dicroici ed eliminate tutti gli espositori rotanti, fate sparire ogni tipo di giacca, ogni tipo di cravatta e ogni hostess col suo bel pacco di volantini in mano. Cosa rimarrebbe? Rimarrebbero solo gemme e persone in mutande (Figura 3).

Fig. 3 – Foto di gruppo sulla Piazza principale di Teofilo Otoni con alcuni commercianti e garimpeiros.

Ora con un piccolo sforzo immaginate che la metà di quelle gemme siano ancora allo stato grezzo. Benvenuti alla Feira Internacional di Pedras Preciosas di Teofilo Otoni, dove una volta l’anno, simpatici “garimpeiri” (minatori) e commercianti locali mettono in vendita tutti i grezzi che sono stati estratti e tutte le gemme che sono state tagliate.

Si cammina tra spartani tavoli di metallo e qualche stand meglio organizzato, immersi in mezzo a una quantità enorme di gemme, grezzi da taglio e minerali da collezione, esposti in bacinelle piene d’acqua, vassoi di polistirolo, bicchieri di plastica e rotoli finiti di carta igienica. Che bello! Per un attimo faccio un tuffo nel passato e ritorno il bambino che girava per negozietti di minerali per cercare le pietre preziose che leggevo nelle storie di Zio Paperone. Poter prendere in mano una rubellite invece che vederla girare dentro una vetrina bombardata da mille luci. Parlo a titolo del tutto personale e senza lo scopo di voler generalizzare, esprimo solo una sensazione magari del momento, ma vedere un cristallo di acquamarina verde (non ancora scaldato) di oltre due chili, limpidissimo (Figura 4) e sentire il racconto del garimpeiro che l’aveva estratto – mi ha spiegato che era il cristallo più bello che fosse riuscito ad estrarre nella sua vita e raccontato le emozioni del giorno del ritrovamento – beh, tutto ciò non è nemmeno lontanamente comparabile col sentire un indiano incravattato in una fiera che mi mostra il suo lotto di uniformi acquamarine calibrate, le cui uniche parole per descrivere le gemme sono”good price for you my friend”.

Fig. 4 – Cristallo di berillo di 2,104 kg di qualità gemma. Limpidissimo, a occhio nudo si vedevano solo sottili inclusioni tubiformi.

La fiera di Teofilo Otoni è il ritorno all’essere un bambino felice amante dei sassi, è una fiera di gemme, non di tutto il mondo che gli ruota attorno. Ed è anche una fiera dove le novità gemmologiche dal Brasile arrivano per prime. Cosa ho visto quest’anno?

Ho visto un nuovo tipo di ametrino trapiche proveniente (forse) dal Parà (Figura 5), molto scuro allo stato grezzo, ma in grado di mostrare controluce i colori giallo e viola dell’ametrino e un fantasma interno di colore verde scuro (probabile clorite). I cristalli non sono attraenti, ma una volta segati perpendicolarmente alla direzione di allungamento, ecco che si manifestano splendide gemme con all’interno un esagono trapiche verde scuro da cui partono raggi di colore viola e giallo (Figura 6). Mi piacerebbe dirvi il nome con cui veniva commercializzato, ma il proprietario non aveva ancora deciso il nome per questo nuovo quarzo.

Fig. 5-6 – A sinistra: cristallo di quarzo ametrino caratterizzato all’interno da un pattern a “trapiche” e da inclusioni esagonali di colore verde scuro. A destra: Una sezione dello stesso materiale di figura 5 in cui pattern e inclusioni sono ben visibili.

Mi sono poi imbattuto in un garimpeiro di Aracuai (località mineraria dello stato di Minas Gerais) che aveva trovato nella sua fazenda dei grezzi di un minerale di colore blu-grigiastro che andavano dal trasparente al traslucido all’opaco (Figura 7); da uno di questi aveva tagliato una gemma di 1,63 ct (Figura 8). Preso dalla curiosità sono andato a testare questa pietra nel laboratorio gemmologico appositamente allestito in occasione della FIPP e abbiamo scoperto che il minerale in questione era herderite. A memoria personale il primo ritrovamento nella storia di herderite qualità gemma di questo colore. Sempre da Aracuai un altro venditore esponeva gemme di quarzo ialino trasparente con spettacolari inclusioni lamellari verdi di fuchsite (Figura 9). Un altro commerciante aveva portato dei quarzi trovati nella Galileia (Minas Gerais) che all’interno avevano cristalli blu di apatite. Mai visti prima. E poi c’era in fiera la grande novità dell’anno: i clamorosi cristalli di ametista trovati in una nuova miniera aperta nel nord della Bahia, nella cittadina di Sento Sé, vicino agli argini del fiume Sao Francisco, nella Serra da Quixaba. Fino a pochi mesi fa l’economia di questa città si basava sulla pesca e la coltivazione di cipolla, ma la scoperta di questa miniera di ametista, a circa 50 km dalla città, ha cambiato le abitudini dei locali. In pochissimo tempo sono diventati tutti garimpeiri (si stima in circa 8 mila il numero di persone che sono attualmente coinvolte nell’estrazione di questa ametista).

Fig. 7 – Cristalli grezzi di herderite blu-grigiastra da Aracuai (Minas Gerais).
Fig. 8 – La prima gemma mai tagliata di herderite blu. Forma ovale, taglio composito, peso 1.63 ct. Priva di inclusioni visibili a occhio nudo.
Fig. 9 – Quarzo ialino con inclusioni lamellari verdi di fuchsite. Peso della gemma 12 ct.

Il materiale esposto in fiera (per lo più in cristalli grezzi) da diversi commercianti era molto ma molto bello: cristalli grossi come il pugno di una mano, anche privi di inclusioni visibili a occhio nudo, di un intenso colore viola. A sensazione la più bella ametista da taglio mai estratta in Brasile (parlo di materiale destinato al mercato della gioielleria, da un punto di vista collezionistico mineralogico le geodi di Rio Grande do Sul non hanno ancora paragoni).

E poi tantissime pietre, tormaline e berilli di ogni colore, topazi imperiali, quarzi, tormaline paraiba (ma solo africane, non ho visto nemmeno una paraiba brasiliana), minerali da collezione, grezzi da taglio, c’era di tutto! Da buon gemmologo ho dovuto notare anche come in fiera fossero presenti alcune novità meno appassionanti: una nuova quarzite di colore verde trattata e usata per imitare la giada; un utilizzo di prodotti sintetici sfaccettati ad arte e venduti come gemme provenienti da nuovi ritrovamenti (da citare un lotto molto bello di linobate); una confusione su gemme di dubbia provenienza come ad esempio un nuovo rubino trapiche (Figura 10): un giacimento di rubino in Brasile sarebbe una novità clamorosa, ma a me sembravano tanto rubini del Madagascar… anche se un tizio sdentato con la maglia del Flamengo giurava che un amico suo avesse trovato questi rubini a est di Teofilo Otoni (in effetti, a pensarci bene, il Madagascar si trova a est di Teofilo Otoni!).

Fig. 10 – Rubino trapiche proveniente dal Brasile, o no? Se fosse confermato sarebbe il primo ritrovamento della storia di rubini brasiliani impiegabili in gioielleria. Ma i dubbi restano.

E in finale concedetemi una menzione speciale per un materiale già presente sul mercato da un paio d’anni che quest’anno si è mostrato in tutto il suo splendore con campioni di eccezionale qualità: il quarzo con inclusioni di dumortierite blu proveniente da Bahia (Figura 11), di sicuro il ritrovamento recente più importante di quarzo con inclusioni.

Fig. 11 – Cristallo di quarzo ialino con inclusioni aciculari di dumortierite blu, proveniente dallo stato di Bahia.

Le giornate in fiera passavano veloci e quando arrivava la sera, niente ristoranti lussuosi o aperitivi ingioiellati a base di sushi, odiatissimo cibo nipponico! Si passava prima della chiusura nello stand di Sandro e Gera a bersi un paio di bicchierini di Tesourinha (ottima cachaca mineira) e poi a casa di qualche amico per un tradizionale churrasco a base di carne (le possibilità di trovare un vegano a Teofilo sono le stesse di estrarre un diamante di 100 ct sui Colli Albani) (Figura 12).

Fig. 12 – Carlinho che è pronto a cucinare il churrasco, tradizionale cucina brasiliana a base di carne.

In poche righe non ho la pretesa né la presunzione di descrivere il Brasile e le sue gemme, ma magari se siete arrivati a leggere fino a questo punto, vi siete incuriositi e queste poche righe saranno l’antipasto di un affascinante viaggio nelle pietre che potrete intraprendere in futuro!

Sarebbe utopico che in un mondo dedicato al lusso, tutte le fiere di pietre fossero come la FIPP di Teofilo, dove chi vende è la stessa persona che ha estratto la pietra o che la ha lavorata, dove i soldi sono solo un modo per poter continuare a giocare con le pietre e non il motore che trascina tutto, dove per un momento il garimpeiro siede allo stesso tavolo del commerciante di pietre. Sarebbe utopico che lo spirito della FIPP si diffondesse in tutto il settore e che magari il benessere legato alle pietre si distribuisse in maniera un po’ più democratica e si limassero le differenze tra il salario di un garimpeiro e quello di un gioielliere. Sarebbe utopico, ma come diceva Galeano: “L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare”.

Atè mais…

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A cura di Michele Macrì, pubblicato su Rivista Italiana di Gemmologia n. 2, Settembre 2017.

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La Rivista Italiana di Gemmologia è un network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose. Rivista Italiana di Gemmologia, the Italian Gemological Review, is a communication project masterminded by Trasparenze Group aiming to start in Italy a broad information framework for Gemologists as well as professionals involved daily in the gemstone business.

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