J’accuse. Denuncia dei danni causati in Italia dalla proliferazione dei “certificatori” della gemmologia fai da te

Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 12 nel 2021. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.

Copertina IGR

È vero o no che, stringi stringi, la gemmologia (gemma/logos) ha semplicemente una risposta da dare: cos’è questa gemma (o presunta tale) che ho davanti? Sì, è vero. Pur tifando molto per la sfida del Logos, e cioè per la raccolta ragionata di altre poliedriche risposte, adesso facciamo così: accantoniamo l’eccesso di curiosità. Peccato, era molto poetico il Logos, vero? Oh yes. Ma mettiamo bene i piedi a terra e concentriamoci sulla gemma che sollecita quella prima e decisiva risposta: cosa è?

Il gemmologo, per prima cosa, non dovrà fare in pratica niente più e niente meno che esporre correttamente le proprietà chimiche e fisiche intrinseche all’oggetto “gemma”. Qui è dove volevo arrivare: mentre noi facciamo i poeti con il Logos, in Italia c’è chi si dà da fare per compiacere venditori senza scrupoli ed emette documenti improvvidi che qualificano come gemme delle patacche. Noi, con arditi voli pindarici, disquisiamo di massimi sistemi, loro scrivono quello che gli pare. Noi si tenta di fare dell’osservazione e della caratterizzazione un esercizio rigoroso e loro prosperano con “report fai da te”, esercizi di prosa libera, arbitrari, infondati, ingannevoli.

Che non si fraintenda: non discuto il lavoro ed i report di chi lavora con discernimento e correttezza, vuoi che sia un grande Istituto o un laboratorio meno prestigioso. Non si senta chiamato in causa chi si allinea alla letteratura scientifica, chi aggiorna le proprie metodologie, chi ci mette la faccia. Certo si trovano discrepanze, approcci diversi, scale di riferimento e sistemi di grading divergenti. Del confine tra oggettività e inevitabile soggettività dei criteri d’analisi IGR ha fatto un tema di interesse permanente. Ma eccoci di nuovo nel Logos.

Quello che conta qui è che dove ci sono scrupoli scientifici e coscienza professionale non ci sono mai danni, solo difficoltà che una comunità connessa riesce a chiarire. No, io invece – per quello che si vede in Italia – lancio un “j’accuse” preciso e netto contro il dilettantismo, l’incompetenza, l’approssimazione, l’infondatezza a cui si accompagna spesso l’arroganza, dei report redatti da chi non ha titoli e – se li ha – di certo non ha coscienza. Chi ha senso su responsabilità e conoscenze deve smetterla di girarsi dall’altro lato e tollerare tanta negligenza. Le figure competenti e rispettabili in gemmologia, gli analisti seri e preparati dovrebbero far sentire la propria indignazione.

Come siamo arrivati nel nostro paese a questo punto? Bella domanda, ecco alcuni spunti per rispondere.

Mancano soggetti forti in grado di verificare le credenziali di quanti firmano documenti con pretese di attestazione gemmologica. Si asseconda la pretesa (fondata su cosa?) di “scrivere” un documento descrittivo mentre prima bisognerebbe imparare a “leggerlo” nei dettagli. Se non si contrasta, ma addirittura si incoraggia, la corsa a “scrivere” è come se si suggerisse ad uno studente del liceo di imparare direttamente a comporre romanzi piuttosto che studiare la sintassi, l’ABC.

Contraddizioni, spropositi, insulsaggini, corbellerie. Sui report a volte si può accedere ad una galleria di inesattezze grottesche.

Quindi non si incappa in regole e protocolli condivisi adatti a qualificare un documento come attendibile o NON attendibile. Quale strumentazione si ha a disposizione? Che titoli di studio sono stati guadagnati?

Il nostro Parlamento ha affossato una seria normativa che avrebbe regolamentato il commercio di gemme comportando un’assunzione di responsabilità da parte delle parti venditrici. Perché un disegno di legge compiuto ed avanzato è stato fatto abortire? Eppure gemmologi molto esperti e preparati, assieme a figure amministrative chiamate in causa, avevano responsabilmente raggiunto un accordo sostanziale sul dispositivo, nonostante le appartenenze diverse.

La prima bozza di un Disegno di Legge per regolamentare il commercio delle gemme in Italia in modo responsabile risale al 2004. Perché non se ne parla più?

Perché le Associazioni di categoria o i singoli imprenditori più capaci e responsabili – fallita la proposta di legge – non hanno lo stesso adottato su base volontaria un codice di comportamento sulla fair disclosure dei materiali posti in vendita? Bisogna allearsi con i consumatori, riguadagnare la loro stima, sanare i danni di lesa fiducia procurati da superficialità o da cattiva fede.

Conclusione. Un proverbio napoletano dice: “il pesce puzza a partire dalla testa”. Riportare un livello di decenza e di serietà nelle attestazioni e nei report deve essere una responsabilità professionale di chi questo lavoro lo fa con titoli, esperienza, qualifiche e correttezza nell’interesse del cittadino consumatore. Se non si reagisce subito finiremo per essere complici del vasto manipolo dei “certificatori fai da te”.


Di Paolo Minieri, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 12, Estate 2021

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Paolo Minieri
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2 Commenti

  1. Desidero anzitutto complimentarmi con voi per l’ultimo articolo j’accuse.
    Condivido pienamente il vostro pensiero e la gravità della situazione.
    Quanto rilevato e quanto si osserva quotidianamente sul fronte è solo la punta di un iceberg.
    Proporrei di proseguire e di far firmare una petizione, di fare squadra per riuscire a portare in parlamento una proposta di riforma. Almeno denunciare alle autorità e fare in modo che se ne parli nei media. Ad esempio un programma tipo Report potrebbe sollecitare l’opinione pubblica e forse il ministero a voler far chiarezza e ad esporsi per la tutela del consumatore affinché si verifichi perlomeno una selezione naturale tra gli operatori e si torni a dare credito al nostro serio ed etico lavoro.

    Marco Spinelli

  2. Perché le Associazioni di categoria o i singoli imprenditori più capaci e responsabili – fallita la proposta di legge – non hanno lo stesso adottato su base volontaria un codice di comportamento sulla fair disclosure dei materiali posti in vendita?

    Semplice :

    Perché una seria normativa che avrebbe regolamentato in maniera vincolante il commercio delle gemme comportando un’assunzione di responsabilità da parte delle parti venditrici è stata fatta abortire !

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