Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 12 nel 2021. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Il 2021 sarà l’anno della svolta. Le vecchie iscrizioni laser di superficie sulle cinture di pietre preziose, che si sono rivelate poco sicure, rimovibili, cancellabili e facili da contraffare, andranno lentamente in pensione. Stanno entrando in scena nuovi marcatori laser impressi all’interno del reticolo cristallino, attraverso la struttura atomica del diamante. Dopo Opsydia, di cui abbiamo parlato nell’11° numero di IGR, è il turno del gigante russo ALROSA, che annuncia l’introduzione di una propria tecnologia proprietaria, non invasiva, invisibile a occhio nudo e che non altera le caratteristiche di purezza dei diamanti.
Il progetto è stato realizzato dall’azienda in collaborazione con scienziati dell’Accademia Russa delle Scienze, insieme al NIGP (Impresa di ricerca geo-scientifica) e all’Istituto Yakutniproalmaz. Oleg Kovalchuk, PhD (Tech. Sc.), che supervisiona il progetto all’Istituto Yakutniproalmaz, spiega di cosa si tratta: “Si applica un nanomark utilizzando un impulso laser di una certa lunghezza d’onda, intensità e durata. Questo provoca la formazione di nanoregioni su tutto il cristallo, che possono essere visualizzate solo con uno scanner creato appositamente per leggere questi segni”.

Tutto sommato, non siamo molto lontani da quanto fatto da Opsydia. L’innovazione, tuttavia, potrebbe consistere nella distribuzione su larga scala dello scanner messo a disposizione dei partner, che saranno così in grado di “leggere” il codice e “successivamente” accedere alle altre informazioni. Al momento però non sono stati resi pubblici altri dettagli su questo dispositivo e su come verrà introdotto nella catena di approvvigionamento dei diamanti. Si sa che Alrosa sta procedendo a brevettare il sistema nei principali centri di commercio di diamanti del mondo: Stati Uniti, Cina, Hong Kong, Macao, Taiwan, Regno Unito, Israele, Belgio e India. Insomma, Alrosa punta dritto al mercato e ha intenzioni più ambiziose di Opsydia, che è uno spin out dell’università di Cambridge, una società di servizi che al momento sta cercando di trovare partner da associare al programma di marcatura. Il gruppo russo dichiara senza mezzi termini il suo primato nell’introduzione commerciale e punta all’integrazione verticale attraverso il valore aggiunto delle sue pietre tagliate. “Essendo la più grande società di estrazione di diamanti verticalmente integrata al mondo, ALROSA si trova in una posizione unica: grazie all’accesso all’intero ciclo di produzione, abbiamo tutte le informazioni necessarie sui nostri diamanti tagliati e sui diamanti grezzi da cui sono stati ricavati. La tecnologia nanomark laser che abbiamo creato permette di estendere queste garanzie ai diamanti venduti dai nostri partner. Acquistando un gioiello con un diamante protetto da un nanomark, l’acquirente può essere certo che questo è stato effettivamente realizzato da ALROSA: il codice tridimensionale incorporato nel diamante è collegato al suo identificatore unico e al suo passaporto digitale sul database dell’azienda, che comprende anche i dettagli dei benefici socio-economici associati alla sua produzione”.
L’obiettivo di ALROSA è quello di fornire un “passaporto” che identifichi il suo prodotto e ne garantisca il contenuto in termini di qualità, caratteristiche di taglio e origine, tracciandolo dalla miniera al mercato. Non passa inosservato, poi, il riferimento non casuale a dettagli sui benefici socio-economici. Apparentemente si sta cercando di creare un sistema, che al momento non esiste, per assicurare l’esatta e univoca corrispondenza tra pietre specifiche e condizioni di conformità etica. Un siffatto marcatore rende inutile il delicato (e costoso) ruolo svolto dalla “terza parte” nel processo di tracciabilità etica, cioè un’entità credibile, esterna e neutrale rispetto agli interessi dell’azienda. Molti osservatori concentrano la loro attenzione proprio su questo fattore: il marcatore fisico esaurisce il proprio compito una volta che assicura in modo inequivocabile la corrispondenza dell’oggetto con l’insieme delle informazioni aggiuntive. In cosa consisteranno esattamente queste informazioni aggiuntive? Come saranno trasmesse? Per il momento il lavoro sarà fatto da un database aziendale, eticamente utile per la fair disclosure. Ovviamente, prima o poi, l’attenzione dovrà spostarsi sull’altro binario del percorso di responsabilità, ovvero sulla blockchain che agirà da libro mastro digitale indipendente, immutabile e non autoreferenziale.
Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 12, Estate 2021



















