Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 12 nel 2021. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Nel repertorio dei report fraudolenti c’è la manipolazione dei database da parte di impiegati disonesti, l’inscrizione di loghi falsi di istituti, la sostituzione di gemme nei blister originali, senza dimenticare che non è infrequente la falsificazione dei documenti. Quanto ha rivelato l’IGI dalla sua sede thailandese ha però qualcosa di originale. Un diamante sintetico dal peso di ben 6,18 carati era stato inviato al laboratorio, corredato di un certificato GIA che lo dichiarava naturale. Tale documento è risultato originale, solo che il diamante naturale è stato in seguito rimpiazzato da uno sintetico.

Il documento dell’istituto statunitense riportava dati che sostanzialmente corrispondevano con quelli riscontrati ed abilmente ottenuti con sorprendente accuratezza (al centesimo di millimetro per diametro ed altezza). Se la tecnologia dei tagli da un lato oggi può consentire questo avvicinamento di caratteristiche e di dati, dall’altro lato può fornire la soluzione grazie all’introduzione di marcatori laser impressi all’interno del reticolo cristallino del diamante. Dopo la britannica Opsydia anche i russi del grande estrattore ALROSA, come segnalato già da IGR su questo stesso numero, sono entrati in questo promettente settore.
Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 12, Estate 2021



















