Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 20 nel 2025. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Con le pietre ci si trova, all’improvviso, in campo aperto, lontani dagli oculari, dagli elementi in traccia, dai tracciati e dai picchi degli spettri. Ed è proprio in quel momento che i gemmologi si chiedono se non abbiano forse osato troppo. Dalla giungla al mercato, quali sono i confini della gemmologia? È necessario fare marcia indietro?
No, bisogna andare avanti, raccogliere la sfida. In questo numero, IGR ha liberato la lingua tagliente del suo Grillo Sparlante per affrontare un caso che travalica il consueto perimetro della gemmologia. Le invettive caustiche del nostro polemista della rubrica Controgemmologia investono niente meno che i principi deontologici del giornalismo.
Ci riferiamo a uno scoop prefabbricato e infondato pubblicato da National Geographic. Demonizzare l’industria delle pietre per esaltare un ecologismo à la carte, facile da vendere e da applaudire, è una strategia che paga. Poco importa se la corsa agli zaffiri del Madagascar — come dimostrato scientificamente da Vincent Pardieu — non ha mai portato all’estinzione dei lemuri né ha incenerito foreste. Uno scandalo fa audience. E così, un minatore artigianale malgascio per l’informazione di massa diventa, ingenerosamente, l’icona di un’industria faziosamente dipinta come avida e irresponsabile.
Una rivista di gemmologia ha il dovere di raccontare la verità. Perché parlare di pietre preziose significa, a volte, smascherare i luoghi comuni e la manipolazione sensazionalistica dell’informazione. Che fare, allora? Fermarsi agli spettri o guardare l’intero percorso che trasforma i minerali in prodotti?

Assistiamo ad altri sconfinamenti. C’è n’è uno più poetico che avviene quando la natura si intreccia con l’arte. Il mondo interno delle gemme, immortalato dalla microfotografia, dialoga con i segni della pittura astratta. Ce lo raccontano Billie e Richard Hughes, che insieme a chi scrive questo editoriale, hanno presentato il rubino nella recente mostra promossa da L’École, School of Jewelry Arts di Van Cleef & Arpels. Nel booklet introduttivo si legge: «I fluidi intrappolati nei cristalli milioni di anni fa sperimentano le stesse tessiture energetiche di colore di Jackson Pollock, mentre la geometria complanare delle inclusioni tubolari evoca Mondrian». Vedere per credere. Su questo IGR ci tornerà presto.

Respingendo il mainstream rinunciatario e conformista e navigando oltre le colonne d’Ercole della semplice misurazione quantitativa, la gemmologia si spinge verso nuovi territori: tecniche di informazione, arte astratta, simbolismo, etnologia, branding della provenienza geografica, blockchain, geopolitica delle materie prime, conflitti regionali, interviste sul campo, sostenibilità ambientale, marketing etico e pratiche responsabili.
Tutti questi temi trovano spazio nelle pagine di questo numero di IGR, così come nei precedenti e nei futuri, seguendo un doppio binario. Da un lato, l’analisi delle pietre preziose, facendosi ricognizione di molti aspetti del contemporaneo, si immerge nel tumulto disordinato della società contemporanea; dall’altro, ci guida a ritroso, oltre i condizionamenti spesso nevrotici del mondo moderno, verso la bellezza primitiva e poetica delle gemme.
Editoriale di Paolo Minieri, pubblicato su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 20, Inverno 2024/25.



















