Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 5 nel 2018. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
La fluorite (CaF2) è un fluoruro di calcio che cristallizza nel sistema monometrico (cubico). Il suo nome deriva dal latino “fluere”, scorrere, fluire, in relazione alla fusibilità del minerale, che viene utilizzato come fondente per facilitare appunto la fusione di certi minerali nei processi di trasformazione. Un’altra lettura dell’etimologia di questo nome deriva sempre dal latino “fluor”, colorarsi. La fluorite, infatti si può trovare in tutti i colori dello spettro, spesso con colori vivaci quali viola, blu, verde, giallo e rosa, ma anche priva di tinta ed è in questo caso che presenta il suo colore proprio: incolore. È quindi un minerale allocromatico in quanto i colori acquisiti sono spesso originati da agenti cromofori.
Le forme cristalline riscontrabili più comunemente sono quelle del cubo, dell’ottaedro, e risultati di combinazioni tra queste; anche icositetraedri ed esacisottaedri in combinazione. Raramente presenta un abito dodecaedrico e può avere un aspetto massivo e fibroso. Spesso si trova in geminati di compenetrazione. È possibile ottenere un ottaedro di sfaldatura, qualsiasi sia la forma del cristallo, in quanto un’altra peculiarità della fluorite è proprio la sfaldatura facile e perfetta in quattro direzioni, appunto secondo le facce dell’ottaedro.
È un minerale decisamente comune ed è sfruttato industrialmente per l’estrazione del fluoro. Tuttavia, grazie al suo alto impatto estetico e alla sua facile reperibilità è oggetto di numerose collezioni mineralogiche e gemmologiche specializzate.
Per quanto riguarda gli ambienti di formazione, la fluorite è un minerale ubiquitario delle ganghe dei filoni idrotermali, ma si rinvenire anche nei giacimenti pneumatolitici, nelle pegmatiti e nelle rocce sedimentarie; depositi di fluorite in grosse vene sono spesso associati a giacimenti metallici. Una proprietà molto evidente nei campioni di fluorite è la forte fluorescenza alla luce ultravioletta, fenomeno che ha preso il nome proprio da questo minerale. Al microscopio, le inclusioni più interessanti che si possono notare sono ottaedri di pirite, cristalli negativi tetraedrici, inclusioni liquide, bifasi e trifasi. Tra le caratteristiche tipiche si ricordano anche le zonature di colore.
La fluorite era già nota in tempi antichi, in cui veniva spesso utilizzata sia come materiale ornamentale che come gemma e addirittura i celebri vasi murrini dei romani sembra derivassero dalla fluorite proveniente dall’Oriente.
In Italia la fluorite si può trovare in numerose località (Figura 51). Forse però i campioni più famosi sono quelli di fluorite rosa ottaedrica che si possono trovare adagiati su cristalli di quarzo fumè, provenienti dal ghiacciaio del Miage, sul versante italiano del Monte Bianco. Il colore rosa o quasi rosso, è dovuto alla presenza di terre rare, in special modo ittrio, e i campioni non sono fluorescenti.






I campioni di quarzo fumè con fluorite rosa del M. Bianco si estraggono da fessure idrotermali che si trovano frequentemente in zone estremamente inaccessibili, spesso in parete. Sono quindi necessarie grande abilità e sofisticate tecniche di alpinismo per estrarre questi tesori. Lo sforzo vale sicuramente la pena, perché questi campioni sono il vanto di numerosi musei in tutto il mondo (vedere approfondimento sulla fluorite rosa più avanti).
I campioni del M. Bianco che sono stati trovati negli ultimi trent’anni hanno di gran lunga superato i celebri campioni svizzeri del Gottardo. I cristalli di fluorite che si staccano dalla matrice di quarzo sono stati tagliati in splendide gemme di un colore che va dal rosa intenso al rosso (Figura 52). Campioni simili si trovano anche nelle cave di Beura e Villadossola, in Val d’Ossola, Piemonte.

Famosa tra i collezionisti è anche la miniera di Zogno, in Val Brembana, in provincia di Bergamo, che ha fornito bellissimi campioni di colore viola (Figura 53a). Queste pietre si prestano al taglio di gemme sia viola che incolori, perché generalmente il viola rappresenta solo la parte esterna dei cristalli, mentre il nocciolo è incolore.

Ancora importanti vene di fluorite si trovano nelle miniere di Vignola, e di Cinquevalli in provincia di Trento, nella miniera di Corvara (fluorite verde, azzurra o incolore) in Val Passiria e nella Valle Sarentina, in provincia di Bolzano, nei monti Fronte e Vetriolo in Valsugana, nella Val Trompia, Brescia, in Val di Ganna (Varese), nelle miniere di Silius, Is Murvonis, Su Zurfuru e Santa Lucia in Sardegna e da numerose altre miniere sarde. Da tutte queste località sono stati estratti campioni estetici e di grandi dimensioni di fluorite viola, verde, gialla e bianca. Sebbene si possano tagliare gemme da tutte queste località, si tratta in gran parte di materiale raramente limpido incapace di dare origine a gemme di pregio.
Fluorite poi si trova anche in cristallini incolori nel marmo di Carrara, in cristalli centimetrici scaglionati sull’ematite dell’Isola d’Elba e in cristalli ottaedrici azzurrini e policromi nel granito di Baveno e di Cuasso al Monte. Anche in questi casi, il taglio di gemme è possibile, ma principalmente d’interesse sistematico (Figura 53b).

La fluorite rosa del Monte Bianco
La fluorite rosa risulta essere uno dei minerali più ricercati dai collezionisti per diversi motivi: in parte per la sua rarità e per la difficoltà d’estrazione, visto che si rinviene in fratture alpine non facilmente accessibili (Figura 54), ma anche per ragioni estetiche, in quanto bellissimi ottaedri di fluorite sono spesso associati a cristalli di quarzo trasparenti o leggermente opachi.
Quando poi si parla di fluorite rosa o rossa del massiccio del Monte Bianco, è facile raggiungere i massimi livelli di rarità e bellezza.





È stato ed è tuttora molto difficile trovare bei cristalli in questo massiccio dalle fessure alpine in cui sia presente la fluorite, e quando si riesce a reperire, data la sua fragilità e bassa durezza, i campioni sono spesso fratturati o comunque alterati da millenni di sbalzi termici, in cui l’azione del ghiaccio e degli agenti atmosferici ha contribuito alla loro “usura”.
L’abito cristallino classico della fluorite del Monte Bianco è l’ottaedro, molto più raramente il dodecaedro e il tetraedro.
I campioni più notevoli a livello estetico risultano essere in associazione con lamine di calcite bianca, oppure con cristalli di quarzo fumè. Quest’ultimo è sicuramente l’abbinamento più ricercato sia dai cristallieri che dai collezionisti, ma come accennato precedentemente, è molto raro che la fluorite rimanga impiantata sui campioni di quarzo ed è più probabile trovarla staccata nelle fessure alpine in cui è presente.
Succede sovente di reperire dei cristalli di quarzo affumicato con le facce “picchettate” dalla forma di piccoli ottaedri, in cui sicuramente la fluorite era compenetrata, ma si è staccata nel corso dei milioni di anni. Infatti la fluorite rosa del Monte Bianco sembrerebbe essersi formata nelle fessure alpine più vecchie, circa 20-15 milioni di anni fa, come minerale accessorio al quarzo affumicato o morione.
La sua colorazione può variare dal rosa pallido al rosso molto intenso (molto raramente si può trovare la varietà di colore verde chiaro). I migliori campioni provengono dalla parte del massiccio centrale, situata nel versante francese, nei bacini glaciali di Argentière e di Talèfre, dove nel corso degli anni sono stati raccolti campioni di notevole dimensione e particolare bellezza (cristalli fino a 18 cm di grandezza) e da dove sono state sfaccettate le migliori gemme (Figura 55).

Sul versante italiano del massiccio le fessure contenenti cristalli di fluorite rosa sono estremamente rare, e i campioni hanno un colore più tenue e dimensioni inferiori rispetto ai “cugini d’oltralpe”, difficilmente possono raggiungere i 25-30 mm di lato. Possiamo citare due siti in cui sono stati raccolti campioni di un certo interesse: uno è il Ghiacciaio del Miage, in Val d’Aosta, dove cristalli in associazione con quarzo e bissolite sono stati rinvenuti su alcuni blocchi granitici. L’altro è il bacino del Triolet (Val d’Aosta), in uno sperone dell’Aiguille de Talèfre, in cui la fluorite rosa si presentava associata a quarzo leggermente affumicato e calcite. Tra le fonti italiane di fluorite rosa ricordiamo anche Beura in provincia di Novara, dove sono stati rinvenuti cristalli in presenza di laumontite.
Risulta molto difficile reperire cristalli privi di inclusioni e che potrebbero rappresentare un ottimo grezzo per il tagliatore: sicuramente la fluorite non è tra i minerali più adatti a sfaccettatura e utilizzo in gioielleria. Infatti la sua bassa durezza (4 sulla scala di Mohs) la rende facilmente scalfibile, ed è anche molto fragile per la sua perfetta sfaldatura lungo le direzioni dell’ottaedro.
Il tagliatore dovrà fare attenzione a tutte queste peculiarità fisiche prima di procedere ad un’eventuale sfaccettatura del grezzo. Anche la fase di lucidatura è particolarmente delicata in quanto c’è il rischio di rovinare le faccette della pietra se vengono troppo surriscaldate. L’incastonatore, poi, dovrà assicurarsi che la gemma sia ben protetta, sempre per via della sua tipica facile sfaldatura; quindi potrebbe preferire una montatura “a notte” piuttosto che le semplici “griffe”. Il consiglio, per chi volesse acquistare un gioiello con fluorite, è quello di preferire un pendente o degli orecchini, che sono meno soggetti ad eventuali urti rispetto a bracciali ed anelli. Le migliori pietre sfaccettate di fluorite rosa sono comunque, in assoluto, le gemme di fluoriti più care e richieste sul mercato.

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A cura del qualificato gruppo di specialisti della rubrica Gemme d’Italia, pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 5 – Autunno 2018.



















