Questo contenuto è stato pubblicato per la prima volta su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia nr. 14 nel 2022. Le informazioni qui presenti sono pertanto aggiornate alla data di prima pubblicazione.
Per decenni, l’industria dei diamanti angolana, messa in moto sotto l’assistenza dell’URSS negli anni ’70, è stata monopolizzata dal cerchio magico di un’élite interna alla precedente leadership politica. La maggior parte delle esportazioni angolane erano state canalizzate attraverso Dubai, e solo di recente la collaborazione con Anversa è cresciuta.
La nuova dirigenza nazionale aveva fatto subito una promessa: ci sarebbe stata una nuova governance delle risorse minerarie. Ora l’Angola del presidente Lourenço sta dunque varando il lancio di una Borsa dei Diamanti a Luanda, probabilmente affiliata alla WFDB (Federazione Mondiale delle Borse dei Diamanti, 30.000 membri).
A coordinare l’operazione è stato chiamato un veterano dell’industria dei diamanti, Peter Meeus, che non a caso ha attivato e diretto per anni la Borsa di Dubai. Nel novembre 2021 nel nuovo centro diamantifero di Saurimo (circa 800 km a est della capitale Luanda) Meeus, in un eccellente portoghese, ha spiegato più in dettaglio questo progetto che dovrebbe fornire un’infrastruttura di marketing di livello mondiale ad un paese destinato a diventare nel 2030 il secondo produttore al mondo di diamanti.
Per Meeus il modello tradizionale delle Borse dei diamanti, basato sulle intermediazioni febbrili di tantissimi broker che intermediavano le transazioni, è ormai superato. Le nuove parole chiave sono “offerte” e “aste”, un modello di business che dal 2014 sta diventando sempre più diffuso perché risponde efficacemente alle esigenze non solo delle tradizionali case d’asta di diamanti grezzi, ma anche a quelle di molte aziende che immettono autonomamente le loro gemme grezze sul mercato. Solo ad Anversa si tengono circa 120 gare all’anno, a Dubai nel 2021 circa 60.
Si sta lavorando per far decollare Dubai e per assicurarsi l’assistenza di case d’asta internazionali di prim’ordine, ma prima sarà però necessario che la capacità di selezione e di valutazione sia aggiornata agli standard internazionali.

Ma, alla fine, gli acquirenti sceglieranno Luanda rispetto ai sofisticati e ben lubrificati hub tradizionali dei diamanti? «Per qualcuno che vive a Surat in India – ha dichiarato Meeus a “Rough and Polished” – andare ad Anversa non è meno complesso che andare in Angola, specialmente durante il periodo COVID-19. I collegamenti con Luanda sono abbastanza buoni. Avremo a disposizione un intero piano per le offerte dove la gente potrà venire a visitare e visionare la merce in un ambiente dedicato».
Quale sarà la politica di vendita a Luanda? Sarà decisiva la capacità di produrre un’offerta chiara e di facile comprensione. «Potrebbe essere sotto un sistema di vendita centralizzato simile a quello dei grandi produttori De Beers e Alrosa. O è solo un pio desiderio, tenendo conto della struttura diversificata delle proprietà delle miniere? La risposta sta nella capacità di assortire e aggregare coerentemente i diamanti di diverse miniere in veri e propri prodotti. Per le miniere più piccole alla fine diventerà chiaro che vendendo all’ingrosso potranno spuntare una quotazione migliore per le proprie merci».
Come prima mossa tangibile, è stato assegnato il contratto per il cosiddetto deep boiling, un processo che può portare ad un valore aggiunto di circa 1,2 miliardi di dollari o più, ha notato Meeus. Affinché gli acquirenti possano accedere ai lotti in modo ordinato e classificare il materiale, è infatti necessario utilizzare l’acidificazione, un processo con il quale tutti i tipi di diamanti grezzi da estrazione vengono lavati e puliti per rimuovere qualsiasi sporcizia e impurità per essere poi presentati correttamente.
Il lancio del Luanda Diamond Exchange prevede anche la creazione di un’accademia indipendente che formerà giovane personale qualificato, manager e supervisori che dovrebbero assumere incarichi di alta responsabilità.
Gem News pubblicata su IGR – Rivista Italiana di Gemmologia n. 14, Primavera 2022



















