Il resoconto di IGR dal Tucson Gem Show 2026. Le sensazioni raccolte sul campo da Francesco Natale, Alberto Scarani e Bruno Martinez

Tucson 2026 si configura come un’edizione complessa e “atipica”, raccontata qui attraverso tre sguardi complementari che ne restituiscono un quadro sfaccettato tra luci e ombre. Se da un lato le tensioni geopolitiche, i dazi e le difficoltà nell’ottenimento dei visti hanno segnato una flessione nell’affluenza e una frammentazione dell’offerta — criticità tecniche evidenziate puntualmente da Bruno Martinez — dall’altro il mercato dimostra una sorprendente resilienza. Francesco Natale conferma infatti la solidità del settore, trainato da un collezionismo vivace e da un crescente interesse per le gemme di colore, con quotazioni che reggono nonostante il contesto globale. A fare da collante è l’atmosfera unica descritta da Alberto Scarani: una sorta di “bolla” protettiva in cui la passione condivisa per la gemmologia diventa un antidoto collettivo alle ansie del mondo contemporaneo. Un resoconto a tre voci che spazia dalle strategie commerciali alla scienza, fino alla psicologia di un evento che resta imprescindibile.

Tucson, Arizona
Tucson, Arizona. (Foto: License Freepik Premium)

Le impressioni di Francesco Natale – GG (GIA) – IDL Lab, Dubai

Un programma espositivo incredibilmente esteso

Sono appena rientrato da Tucson dopo quasi due settimane. Il mio viaggio di sempre con visita delle manifestazioni, come faccio da quasi 25 anni… Solite “vecchie” fiere, anche se nel tempo si sono aggiunte nuove iniziative principalmente nel settore dei minerali.

Ho girato per il “Pueblo”, che in realtà, da qualche anno, si chiama Ramada Hotel. Ma per i veterani rimane il “Pueblo”, nella sua “vecchia” denominazione, poi il Motel 6, il Red Lion, la 22nd, la Kino, il Jogs, l’Holidome.

Sono tutte fiere dedicate soprattutto a minerali e oggetti di artigianato… e c’è davvero di tutto!

Di esposizioni specializzate in minerali si devono citare poi il Mineral City Show, il Fine Mineral Gallery, il Westward Look. Ce ne sono così tante che è complicato menzionarle tutte.

Quest’anno se ne è aggiunta anche un’altra, la Mineral Garden: molto esclusiva, pochi espositori, di livello molto alto.

Poi ci sono alcune “esposizioni” molto speciali, private, nel senso che sono gestite da singoli espositori che mostrano le proprie collezioni in case private. Anche qui il livello è fenomenale!

L’ultima manifestazione ad aprire le porte è il Main Show, ma non sono mai riuscito a visitarlo perché significherebbe rimanere a Tucson almeno un’altra settimana…non che mi dispiacerebbe.

Tormalina policroma con quarzo e cleavelandite proveniente dal Brasile.
Tormalina policroma con quarzo e cleavelandite proveniente dal Brasile. (Foto: Francesco Natale)

Il collezionismo di minerali tira alla grande. E i prezzi?

L’impressione che ho avuto quest’anno è stata che l’affluenza di visitatori sia stata inferiore rispetto all’anno scorso. A quanto pare il visto d’ingresso negli States è stato concesso con molte difficoltà ai cittadini di alcune nazioni che solitamente affollano la kermesse in Arizona.

Il livello di affari concluso comunque è rimasto molto interessante, anche se con un numero inferiore di compratori e nonostante i dazi.

Dove ho visto un particolare fervore e molto interesse di pubblico è nel ramo dei minerali da collezione, che appare sempre più solido. Il collezionismo tira alla grande.

Gli stand, o se volete le stanze (in effetti sono le stanze stesse dei motel) dei vari venditori sono stati presi d’assalto appena sin dall’apertura al pubblico. Bisogna arrivare ben prima dell’inizio dello show per poter avere una buona scelta.

I prezzi? Devo ammettere che sono rimasto sorpreso. Non mi sono sembrati più alti dell’anno scorso, anzi… E di solito ci sono aumenti praticamente tutti gli anni.

Cristalli ottaedrici di fluorite rosa su un “letto” di quarzo cloritizzato, proveniente dalla Mongolia Interna, Cina.
Cristalli ottaedrici di fluorite rosa su un “letto” di quarzo cloritizzato, proveniente dalla Mongolia Interna, Cina. (Foto: Francesco Natale)

Il restauro e le “falsificazioni” dei minerali. L’estrazione ha i suoi limiti

Il livello di qualità dei pezzi in vendita dei minerali è sempre più alto. Ormai si cerca la “perfezione”. Non ci deve essere alcun difetto, graffio, punte sbeccate. I cristalli devono essere il più possibile “terminati”.

Ma quante volte i lavori estrattivi consentono di portare alla luce dei minerali intatti? Chi lavora in questo campo sa che i danneggiamenti sono all’ordine del giorno.

Questo chiama in causa i vari laboratori di “sistemazione e restauro” dei vari specimen in vendita. Il loro intervento è sempre più’ richiesto, è assolutamente lecito e nella maggioranza dei casi debitamente dichiarato dal venditore.

Ma non sempre, bisogna dire. In alcuni casi l’intervento viene nascosto dal venditore oppure si dichiarano come “riparati” dei pezzi evidentemente falsificati, con cristalli incollati a bella posta dove non lo si dovrebbe fare. Si, insomma, bisogna stare anche un po’ attenti.

Altra segnalazione che ritengo sia doverosa: negli anni l’incremento dei ritrovamenti di materiali in località disparate sparse per il mondo si sta affievolendo. Si produce molto meno e a volte le miniere, divenute meno promettenti, chiudono.

Quindi sarebbe una buona idea investire in pezzi che sicuramente non saranno più facilmente reperibili negli anni a venire. Penso alle produzioni della Namibia, del Tennessee, dell’Illinois, del Sudafrica, ed ai minerali alpini, siciliani e altri.

Cristalli di acquamarina e tormalina nera su quarzo ed albite, proveniente dalla Shigar Valley, Pakistan.
Cristalli di acquamarina e tormalina nera su quarzo ed albite, proveniente dalla Shigar Valley, Pakistan.(Foto: Francesco Natale)

Gemme e pietre preziose. La loro richiesta è sempre più alta

A seguito, anche, del declino della popolarità del diamante, l’attenzione si sta spostando — e io dico: giustamente — verso le pietre di colore.

Il 2 febbraio si sono aperte il GJX e l’AGTA, fiere che riguardano soprattutto il mondo specifico delle gemme. Di gioielli se ne trovano pochi, qualcosa si vede soprattutto nella sezione “estate jewelry”.

Come sempre molti espositori insistono sulla triade classica: rubini, zaffiri e smeraldi. Ma sono in bella vista ed in gran spolvero anche le altre specie gemmologiche come i granati, le tormaline, i berilli, gli spinelli. Non che siano nuovi nel mercato delle gemme e della produzione dei gioielli, ma sta di fatto che sicuramente ottengono un’attenzione sempre più alta.

Sappiamo bene degli spinelli o delle tormaline “Paraíba”. Negli anni le quotazioni di queste due pietre hanno raggiunto livelli sorprendenti ed inimmaginabili. Ma oggi svettano tra le gemme top anche i granati spessartina (Mandarine garnet), le tsavoriti, le rodoliti (soprattutto se del Mozambico), i topazi “Imperiali” (varietà rosso-arancio).

Smeraldi su matrice con calcite e smeraldo tagliato da oltre 10 carati, provenienti da Muzo (Colombia).
Smeraldi su matrice con calcite e smeraldo tagliato da oltre 10 carati, provenienti da Muzo (Colombia). (Foto: Francesco Natale)

Ho visto anche un certo numero di “nuovi” smeraldi/berilli verdi nigeriani

Devo segnalare i “Vanadium beryls”, venuti fuori negli ultimi 2–3 anni e che ora circolano in forme faccettate. In questo caso la questione principale sta nella denominazione della gemma. Ne ho visti alcuni dichiarati “smeraldi” e altri presentati come berilli verdi. Tra l’altro sono gemme di altissima trasparenza, quasi esenti da fessure, e quindi spesso accompagnate da report gemmologici che le dichiarano “Emerald No oil”.

Qui il discorso si fa complicato per via della questione colore/cromofori e loro relativa denominazione quali smeraldi o berilli verdi. Basta il colore per discriminarli e porre un confine tra smeraldi e berilli verdi? Dobbiamo basarci anche sugli elementi cromofori (Fe, Va, Cr) presenti? Ed in che rapporto tali elementi devono trovarsi tra loro? Esistono già degli studi a riguardo, ma probabilmente prima o poi ci sarà bisogno di qualche nuovo intervento, magari da parte degli enti di standardizzazione.

Le acquemarine, le rubelliti, se di bel colore e trasparenza, ormai sono davvero molto ma molto costose

L’incremento delle quotazioni di acquemarine e rubelliti è ormai un dato consolidato. L’impennata dei costi sta tutto alla base della catena di fornitura. Il materiale grezzo di rubellite, sempre più difficile da reperire, lo si può pagare comunemente anche 500–600 $ al grammo. E quindi il prezzo finale, dopo la sfaccettatura, arriva facilmente al di sopra dei 1000 $ al carato.

Aggiungiamo pure che le grandi case di gioielleria stanno puntando sempre di più sui materiali di colore. E ciò ovviamente condiziona il mercato, alimenta la domanda di gemme molto belle e ne innalza i prezzi.

I prezzi in picchiata dei diamanti sintetici. Adesso sarà il momento delle pietre di colore sintetiche?

Torno un attimo al diamante. Ho visitato vari venditori di diamanti sintetici. È incredibile quanto poco siano arrivati a costare! Si parla di poche centinaia di $ al carato per pietre dai 5 carati in su, anche fino ai 10 carati.

Devo registrare che ho trovato vari venditori che producono e vendono i corrispettivi sintetici di zaffiri, smeraldi e rubini a prezzi che si aggirano intorno a qualche decina di $ al carato.

Sappiamo tutti quanti danni, commercialmente, hanno fatto i diamanti sintetici al mercato dei naturali. A dire il vero, non i sintetici in quanto tali, ma il comportamento di alcuni commercianti che ci si sono buttati sopra in maniera altamente speculativa. Speriamo solo che lo stesso non succeda con le gemme di colore.

Tucson è anche confronto gemmologico ai più alti livelli

Tucson è anche una occasione di incontro e scambio di idee con colleghi professionisti gemmologi. Le conferenze — ICA, AGA, GIA, ma anche le cene ed i ricevimenti — danno occasione di confronto con colleghi gemmologi di livello internazionale.

L’attenzione è sempre di più puntata sull’identificazione della provenienza geografica delle principali gemme di colore: rubini, zaffiri, smeraldi, alessandriti, spinelli, tormaline Paraíba.

Questo compito non diventa più semplice col passare del tempo. Al contrario. Infatti, nuovi depositi vengono scoperti e spesso alcune loro caratteristiche corrispondono e si sovrappongono a quelle di altri già esistenti. Penso in particolare agli smeraldi colombiani, afghani, dallo Zambia, dalla Cina. Le tecniche di analisi avanzate (spettrometria e ricerca di elementi in traccia) sono diventate parte integrante del lavoro giornaliero del laboratorio gemmologico.

Insomma, non si finisce mai di imparare. La mia Tucson 2026 è finita e già conto i giorni per la prossima edizione!

Le impressioni di Alberto Scarani

Breve riflessione sull’esperienza di Tucson 2026. Tucson e la sindrome di Solaris, ovvero la magia delle gemme come antidoto alle ansie, alle frustrazioni ed alle paure del mondo contemporaneo

La mia impressione generale della fiera è stata molto positiva. Fatto salvo per alcune assenze, anche importanti, dettate probabilmente da problematiche legate ad immigrazione e tariffe, ho raccolto commenti più che positivi da varie realtà, partendo dalle fiere più blasonate fino agli show più marginali.

Ma soprattutto ho percepito — quasi ogni volta che mi sono confrontato con la gente — una singolare, direi collettiva atmosfera di rilassatezza mentale, a cui forse ha contribuito anche il miglior clima metereologico degli ultimi 15 anni.

In tempi così critici dal punto di vista geopolitico, in questa continua escalation parossistica che ci avvolge tutti, che ci spinge — anche i più moderati — a prender posizioni estreme per le ragioni più varie, mi ero preparato a sperimentare un’atmosfera di scontro costante, di contrapposizione non solo ideologica.

Con mia assoluta sorpresa ho potuto constatare che praticamente TUTTI i soggetti con cui ho interagito sembravano aver messo in “pausa” le loro posizioni più estreme, le loro rivendicazioni e il loro malcontento, in un’atmosfera collettiva che ho immediatamente battezzato “sindrome Solaris”, dal capolavoro di Tarkóvskij.

È come se tutti, in modo assolutamente corale e quasi coordinato, avessero deciso di sfruttare questa occasione per immergersi in una surreale “bolla” completamente impermeabile all’incredibile massa di frustrazioni, paure, preoccupazioni, rabbia che tutti ci avvolge in questo particolare momento della storia dell’umanità.

In piccolo mi è sembrato di riconoscere una similitudine con uno dei meccanismi di autoprotezione più efficienti dell’essere umano: quando il dolore, lo stress arriva a livelli che il fisico o la mente non può sopportare, il cervello stacca la spina. Un dolore troppo forte? Il paziente sviene. Uno stress psicofisico troppo rilevante? La mente cancella, rimuove. È stata un’esperienza quasi metafisica, abbiamo un po’ tutti deciso in modo unilaterale e quasi coordinato di lasciarci alle spalle tutto quello che succede fuori per dare spazio alla nostra passione più vera e sincera: le gemme, i minerali.

E così siamo entrati nell’atmosfera magica di Tucson chiudendoci alle spalle la porta, sperando di poterci sottrarre, almeno per un po’, alle miserie che la nostra specie sembra desiderare così fortemente pur trovandosi nella posizione di godere di un progresso e benessere senza precedenti nella storia dell’umanità.

Smeraldi naturali dello Zambia, minor enhancement, peso 2 carati circa.
Smeraldi naturali dello Zambia, minor enhancement, peso 2 carati circa. (Foto: Francesco Natale)

Le impressioni di Bruno Martinez

Un’edizione interlocutoria tutto sommato positiva, ma quanta incertezza…

Questa edizione si è rivelata particolarmente atipica rispetto agli anni precedenti. Il contesto macroeconomico e geopolitico, segnato dall’introduzione di nuovi dazi e da restrizioni commerciali, ha generato un clima diffuso di incertezza che ha inevitabilmente inciso sulle varie manifestazioni di Tucson nel 2026.

L’offerta, tradizionalmente ampia e diversificata per tipologia e qualità di gemme, è risultata meno ricca. Diverse aziende hanno scelto di non presentare il materiale di punta, anche a causa delle crescenti complessità doganali e delle limitazioni agli scambi internazionali. Già nei mesi precedenti erano emersi segnali di cautela; tuttavia, alcuni espositori storici hanno comunque confermato la propria presenza, anche per non rischiare la perdita della postazione acquisita negli anni.

Le transazioni, come prevedibile, si sono comunque concluse, sebbene in un quadro operativo più frammentato. Diversi buyer hanno segnalato la necessità di suddividere gli acquisti tra più fornitori, riorganizzando le proprie strategie di approvvigionamento in funzione della minore disponibilità di stock concentrato. Un effetto collaterale positivo di questa situazione è stato l’avvio di nuove relazioni commerciali, destinate con ogni probabilità a consolidarsi nel medio termine.

Per quanto riguarda le principali gemme di colore — zaffiri, smeraldi e rubini — l’offerta si è mantenuta sostanzialmente stabile, con quotazioni elevate e in linea con le aspettative. Le altre gemme di pregio, quali spinelli, tanzaniti, tormaline e alessandriti, non hanno evidenziato novità rilevanti rispetto alle scorse edizioni, in particolare per le pezzature di dimensioni maggiori.

Le tormaline Paraíba hanno mostrato una lieve maggiore accessibilità nelle qualità intermedie, mentre le fasce alte si sono confermate su livelli di prezzo molto sostenuti. Limitato, invece, il numero di transazioni relative a materiale di qualità medio-bassa, anche in ragione delle elevate quotazioni dell’oro, che continuano a influenzare in modo significativo il mercato del gioiello.

È apparso evidente come molti venditori abbiano inizialmente mantenuto un orientamento di prezzo rigido, per poi adottare una maggiore flessibilità in risposta a condizioni di mercato oggettivamente meno dinamiche rispetto al passato.

Sul fronte degli approfondimenti gemmologici — componente essenziale che giustifica pienamente una permanenza di almeno una settimana a Tucson durante il periodo delle manifestazioni — il livello si è confermato elevato. Le presentazioni hanno offerto contributi tecnici di interesse su diversi temi specialistici, in un contesto di confronto professionale disteso e collaborativo, difficilmente riscontrabile in altri ambiti.

Non si è tuttavia registrato un annuncio di portata innovativa paragonabile a quello della scorsa edizione, quando il rilascio del “Master ibrido” per i diamanti aveva rappresentato un vero punto di svolta sul piano strumentale.

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IGR Team
IGR Teamhttps://www.rivistaitalianadigemmologia.com
Contenuto realizzato dal team editoriale di IGR (Rivista Italiana di Gemmologia/Italian Gemological Review), network informativo per Gemmologi e per professionisti quotidianamente impegnati nel settore delle pietre preziose.

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